CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

Apple Store Google Play Instagram YouTube Facebook
Chi siamo  /   Link utili  /   Fotogallery  /   Contatti e sede

Lo sport integra e fa sentire alla pari

Una ventina i rifugiati accolti da società Csi

L’immigrazione rappresenta una grande sfida, per il nostro paese come per tutta l’Europa. Spesso, però, corriamo il rischio di avere una visione distorta di questo fenomeno, in quanto il continuo tam–tam dei mezzi d’informazione, che si occupano soprattutto di gravi e continue emergenze, portano le persone comuni a trascurare una corretta percezione del fenomeno.

Davanti a gravi fatti che attentano l’ordine pubblico, a problemi di criminalità (organizzata o meno), il tema dell’immigrazione lo definiamo “il problema” per eccellenza. Ora, non vogliamo abbassare la testa di fronte all’evidenza. Molti episodi di cronaca coinvolgono il serbo, l’egiziano, il pakistano, il marocchino, il nigeriano… come tanti altri.

Sarà pure scontato dirlo in questo frangente, ma “non sono tutti così”. Ne sono la prova decine di storie più o meno a lieto fine, decine di situazioni in cui i migranti, se non rifugiati politici, hanno trovato un’ancora di salvezza. Non più in mezzo al mare questa volta, ma fra la gente, quell’altra parte di gente comune che ha deciso di fare qualcosa di concreto attraverso una politica d’integrazione, fatta di assistenza sociale, d’istruzione, di diritti e, aggiungiamo noi, anche di occasioni in cui lo sport riassuma per certi versi questi bisogni.

Non è un caso che, da qualche mese, il Csi stia collaborando con il Consorzio Comunità Brianza, che sull’omonimo territorio ospita e accoglie circa mille profughi, la maggior parte richiedenti asilo politico per le difficili condizioni dei paesi di provenienza che non consentono il ritorno in patria. Da qui l’obiettivo comune, ovvero, quello di inserire a pieno titolo alcuni giovani ospiti, appassionati di sport, all’interno delle nostre società sportive. 

Un pallone, un campo, una palestra, ma soprattutto tanta umanità, hanno permesso di far decollare il progetto denominato “Csi per i profughi”, grazie alla disponibilità di società sportive la cui “missione” è, insieme allo sport, l’accoglienza. Abbiamo parlato con i loro presidenti e subito ci hanno fatto capire di essere entusiasti per l’impatto che questi ragazzi hanno avuto sull’intera comunità.

Come affermato da Paolo Maroni, presidente del Gs San Pietro e Paolo: «Nessun problema di inserimento per Siaka, al contrario, si tratta di un’esperienza positiva per tutti. Più giovane di Siaka c’è un altro ragazzo extracomunitario, che proviene da una diversa realtà, ma entrambi vanno d’accordo con chiunque». Della stessa opinione Fabio Arosio, presidente del San Francesco d’Assisi di Muggiò: «George è stato accolto benissimo da tutti i componenti la squadra (top junior di calcio a 7). Abbiamo la fortuna di avere due giocatori che parlano benino l’inglese, quindi hanno modo di farsi comprendere meglio e di far capire a George come siamo organizzati. E’ un bravo ragazzo, segue con interesse gli allenamenti e anche il nostro gruppo sportivo, l’oratorio, è entusiasta di come procede il progetto». Identica affermazione per Maurizio Prizzon (San Carlo Seregno): «E’ un progetto fatto bene. I nostri ragazzi non hanno avuto alcuna difficoltà a rapportarsi con Yussif».

Il lavoro dei responsabili del Consorzio Comunità Brianza è quello di sperimentare un modello di accoglienza e integrazione differente da quelli consueti: no ai grandi centri di accoglienza; sì, invece, ad una distribuzione capillare sul territorio (in appartamenti che ne accolgono circa una decina) e all’accompagnamento individuale di ciascun giovane, qualunque sia la realtà in cui debba essere inserito. Compresa quella sportiva.

«Gli educatori sono molto in gamba» – riferisce Stefano Arrigoni, presidente della Sds Cinisello. «Accompagnano puntualmente i giovani profughi e hanno un atteggiamento molto fraterno. Né più, né meno, comunque, i nostri giocatori! Neppure da parte nostra è difficile avere un comportamento diverso da questo. Mas (Mashood) ha sempre il sorriso! Non sarà così bravo nel gioco, ma ascolta attentamente l’allenatore e i ragazzi della squadra. Anche se è più un adulto che un giovane, la sua presenza è assolutamente positiva.  E’ vero il detto» – conclude Stefano – «che spesso si riceve molto più di quel che si dà».

Eguale soddisfazione è colta nella voce del segretetario generale del Gs Stella Azzurra di Cinisello (nella foto a sx la squadra), Andrea Stabile: «Sono uno più bravo dell’altro! Noi ospitiamo in tutto tre ragazzi, uno proviene dal Consorzio Comunità Brianza e gli altri due dalla Croce Rossa di Bresso, già da 3 anni con noi e siamo riusciti a fargli avere il permesso di soggiorno. I rapporti con i giocatori delle squadre, corretti e amichevoli, possono solo confermare il bellissimo clima che c’è in società e nella squadra».

Anche Antonio Mariniello, presidente del Pinzano 87, è gratificato dal bel rapporto che si è venuto ad instaurare: «Eric e Amidou sono nati sotto una stella sbagliata, ma grazie alla nostra solidarietà hanno trovato accoglienza, amicizia, appartenenza ad un gruppo… Appartenenza che avvertiamo anche noi dirigenti, verso il Csi e nei confronti della società che rappresento. Da sempre dico ai miei ragazzi che la vita è come una partita di calcio: bisogna giocarla in maniera corretta, dando il massimo. Per i compagni, il mister, i tifosi, la società. Allora sì che a partita finita sei sicuro di aver vinto comunque. Magari non contro l’avversario, ma di sicuro per te stesso».

Svago, amicizia, incontro… sono i termini più usati dai nostri presidenti per descrivere la situazione attuale.

«Da qualche settimana è entrato a far parte della nostra comunità George, ragazzo di 19 anni, nigeriano, che ha iniziato a giocare in una squadra di categoria open» – ha affermato Paolo Ronchi, presidente del Virtus Bovisio Masciago – «Anche lui parteciperà al torneo primaverile e ai tornei estivi. Sarà l’occasione per dare a George la possibilità di potersi divertire e fare amicizia con altri coetanei, di comprendere le nostre regole e poter seguire le attività promosse e organizzate in oratorio».

Medesima “buona sorte” per Samuel, 32enne, che si allena con la Fortitudo Ceriano. «La lingua potrebbe rappresentare una difficoltà... ma non per noi» – racconta soddisfatto il presidente, Maurilio Guzzetti – «i ragazzi della squadra si fanno capire, come lui del resto, e lo hanno accolto molto bene. Il livello sportivo è minimo, ma che importa? Viene coinvolto e si fa coinvolgere volentieri  negli allenamenti, gli vengono insegnati alcuni fondamentali…  Lui è contento. Tutto è superabile!».

Tutto o quasi. Alcuni ostacoli, infatti, paiono insormontabili. Parliamo della burocrazia in generale, che in qualche caso rischia di inficiare la buona volontà di tanti. «Il progetto ci piace e siamo soddisfatti» – racconta Gianluca Meneghini, presidente del Gs Ascot Monza –. «Peccato aver riscontrato difficoltà per il rilascio del certificato medico che consente a Godfry di giocare. Se da un lato troviamo strutture disponibili, come le comunità di accoglienza, le società sportive, lo stesso Csi, che si attivano in men che non si dica per garantire “cittadinanza” a questi sfortunati giovani, dall’altra, molte altre strutture non sanno nemmeno come giostrarsi. Si parla tanto di integrazione, ma siamo ancora troppo lontani dal riconoscere alcuni diritti fondamentali».

Ahsan, invece, ce l’ha fatta. E’ tra i “convocati” dall’Altopiano Seveso nel torneo di pallavolo mista Csi. «Per fortuna, in tempi relativamente brevi, ha ottenuto il certificato medico per l’attività sportiva» – racconta il presidente, Massimiliano Tummeacciu – «dunque, a tutti gli effetti, è dei nostri!».

«Crediamo fortemente che lo sport sia uno strumento privilegiato per educare alla vita» – racconta Giacomo Crippa, presidente del Paina 2004 –. «Accogliere un ragazzo, coinvolgerlo in una squadra, dargli un pallone e farlo giocare è la normalità per noi. Non l’eccezionalità. Anche se il ragazzo è un richiedente asilo. La semplicità del gioco, dello sport, la voglia di correre dietro ad un pallone supera i dettagli come il colore della pelle, la provenienza geografica, le differenze culturali e ci mostra la sostanza: siamo tutti uomini che vogliono essere felici. Ringrazio il Csi per l’opportunità di ricordarcelo».

Un ringraziamento a cui si associa anche il presidente del Gs Kennedy di Limbiate, Giuseppe Scarpellini: «Ora più che mai sono entusiasta di questa opportunità, insieme all’intera società sportiva. Non nascondo la titubanza, all’inizio, verso la proposta. Le preoccupazioni c’erano, anche per i ricorrenti fatti di cronaca che rimbalzano da ogni dove. Invece sono stato sorprendentemente smentito! Razwan lo abbiamo incontrato in tutta la sua semplicità, timidezza, tranquillità. Ha scelto lui di poter giocare in una squadra di pallavolo e pur non avendo questa grande tecnica si impegna molto; si vede che gli piace questo sport e l’opportunità che gli si è presentata. Siamo fieri della decisione adottata!».

Accanto a queste storie ce ne sarebbero molte altre da raccontare, perché sono scelte di “comune accoglienza”, di sfide che apparivano impossibili e invece hanno trovato il sostegno dell’intera comunità oratoriana o semplicemente del territorio in cui operano. Sono quelle di Oratorio San Luigi Concorezzo Omcc03 (3 profughi), Turchino (5 profughi), Giovanni XXIII Milano (5 profughi), Asd Giocare Pocb (5 profughi), Avis Trezzano Calcio (4 profughi), Osc Giovi (8 profughi), Bresso 4 (45 profughi), Asd Soccer Pcm (15 profughi)…

Da qualche anno queste realtà sportive dedicano forze, tempo e attenzioni ad altrettanti progetti di integrazione, in partnership con associazioni locali o internazionali. Attraverso lo sport, tanta buona volontà e comprensione.

Ma tutte queste, sono comunque storie di società sportive, presidenti, dirigenti e giocatori, che hanno saputo guardare “oltre” gli sguardi di questi sfortunati ragazzi o uomini, segnati da anni di abnegazione e, troppo spesso, di dolore.

Franca Brollo

Per la foto in homepage e sulla pagina di Avvenire, ringraziamo la società S. Francesco Muggiò. E' semplicemente simbolica e intende "dar voce" a tutti
 

Eventi, Attività, News

Questo sito utilizza i cookies. Continuando la navigazione acconsenti al loro impiego. Clicca qui per maggiori dettagli.

Ok