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Velasco: “Lo sport mi ha regalato le emozioni più grandi quando allenavo una squadra di bambini”

Due ore di dibattito con 400 allenatori del CSI

Indimenticabile. Quasi tutti hanno sintetizzato cosi l’incontro di martedì sera nel salone Pio XII di via Sant’Antonio a Milano. Due ore fittissime nelle quali non è mai volata una mosca. Sul palco Julio Velasco a spiegare e a rispondere alle domande di 400 allenatori del CSI.

Una giovane giocatrice del CSI ha accolto Velasco con queste parole: “Carissimo Velasco, mi chiamo Lucia e gioco nella squadra anni verdi di Milano. Vorrei darle il benvenuto a nome di tutti i ragazzi e le ragazze che giocano nel CSI. Noi siamo contente dei nostri allenatori, noi vogliamo bene ai nostri allenatori! Loro non ci insegnano solo come stare in campo, loro ci insegnano i valori della vita. Sappiamo che questa sera è un’occasione di crescita per loro e indirettamente anche per noi. Grazie Velasco, lei è uno dei più grandi allenatori del mondo e se ha trovato il tempo per essere qui è perché vuole bene ai giovani sportivi come noi. Grazie di cuore.”

Impossibile raccontare questa serata. Troppo intensa ed emozionante. Ogni istante meriterebbe di essere valorizzato. La frase di Velasco che riportiamo nel titolo non ha bisogno di alcun commento. Si spiega meravigliosamente da sola.

 

Il CT di 6 nazionali nel mondo (Argentina, Italia maschile e femminile, Spagna, Iran e Rep. Ceca) ci ha invitato ad utilizzare lo sport come strumento educativo. Non si tratta semplicemente di  raccontare i valori della vita ai ragazzi, ma di farglieli vivere dentro lo sport. “L’educatore ha il compito di facilitare, di semplificare, di dimostrare, di aiutare a fare e di insegnare a giocare. Questo permette alle persone di crescere attraverso lo sport" – afferma Velasco.

Il maestro dello sport ha sottolineato il significato di squadra: “Dobbiamo capire che i gruppi sono formati di persone diverse tra loro e se vogliamo educare dobbiamo capire chi è ciascuno,  mettere in evidenza i punti di forza e nascondere le debolezze per riuscire a valorizzare ogni giocatore. È importante educare la squadra a competere senza odiare l’avversario, a vincere e a perdere… e in un gruppo unito quando si perde non si è mai soli.”

 

“Ci prendiamo la responsabilità, nel nostro piccolo, di fare il possibile per rendere lo sport sempre più bello. Grazie agli amici, come Velasco, che ci aiutano in questa missione educativa.” Così Il Presidente Achini ha concluso una serata ricca di contenuti e motivazioni per continuare il nostro percorso di educare alla vita attraverso lo sport.

Un grazie immenso a Velasco per la disponibilità e per la fiducia che ha dimostrato nei confronti di chi allena nelle piccole società sportive d’oratorio e di quartiere.


ANEDDOTI
Julio Velasco ci ha raccontato qualche episodio inerente la sua vita e la carriera, dichiarando: «Lo sport mi ha regalato le emozioni più grandi quando allenavo una squadra di bambini».
Ancora in Argentina, da giovane allenatore, ha dedicato molto tempo all’allenamento e alla crescita di piccoli pallavolisti in erba. Un giorno, il dirigente del Ferrocarril di Buenos Aires lo esortò a scegliere la strada del professionismo, date le sue spiccate capacità e professionalità in campo. Lì per lì rinunciò. A lui piaceva quel mondo, fatto di spontaneità ma anche di determinazione, di volontà e sano agonismo che distingueva quei bambini. Finchè, riflettendoci, comprese che non poteva perdere quel treno...
«Quando ripenso a quel momento» – ha affermato Velasco – «ancora oggi mi chiedo cosa ne sarebbe stato della mia vita e della mia carriera se non avessi ascoltato quel consiglio. Ho avuto fortuna, è vero, ho colto il momento giusto. Ma non potrò mai dimenticare la ricchezza umana ricevuta da quei bambini».


Riceviamo e pubblichiamo. L'incontro vissuto con gli occhi (e il cuore) di un allenatore

Velasco, uno di noi!

Salone d’onore pieno, centinaia di allenatori e dirigenti delle società sportive del CSI di Milano e provincia con le loro tute multicolore, a creare un fantastico colpo d’occhio. Una serata di quelle da “io c’ero”.

Come sempre i suoi aneddoti hanno strappato applausi e sorrisi. Come sempre la sua cultura gli ha permesso di spaziare tra tanti argomenti e di non essere mai banale anche nelle cose più ovvie.

E come sempre ha lasciato delle tracce su cui riflettere, esprimendo la sua opinione, ma mostrando la capacità di rimanere sempre aperto a quelle degli altri, nonostante la sua infinita carriera piena di successi e di riconoscimenti ad ogni livello, e nonostante venga chiamato in tutti gli ambiti per insegnare, spiegare, raccontare, formare. Nello sport, nelle aziende, nelle istituzioni, nello spettacolo.

Per molti è già un mito, sebbene sia ancora lontano il giorno in cui dirà “Stop”.  Ha avuto la forza, il coraggio, le competenze per rivoluzionare l’approccio al metodo di allenamento: dal gioco alla tecnica anziché il contrario. Non tutti concordano, è ovvio, ma molti, moltissimi lo hanno seguito.

“L’allenatore non fa nulla, l’allenatore deve far fare. Dobbiamo dare indicazioni, tracciare una strada, dare una guida. Dobbiamo rendere le cose semplici, non complicarle”. “Dobbiamo educare ai valori, non a parole, ma con i fatti, praticandoli”. “Se il centro dell’attività siamo noi allenatori, non va bene. Il centro sono i ragazzi, le persone con cui abbiamo a che fare”. 

Ha detto cose semplici Julio. Comprensibili per tutti. Di buon senso. Ma proprio per questo spesso dimenticate, tralasciate per far spazio ad improbabili approfondimenti dal sapore ultra-scientifico e dall’apparenza “di chi ne sa”, ma dall’utilità reale magari nulla. “Ai corsi di formazione le domande più complicate e meno comprensibili me le fanno gli allenatori principianti. Quelli di serie A fanno richieste semplici, chiare”. Un po’ come dire: “A volte vogliamo metterci in mostra, far vedere che sappiamo, ma in realtà ci rendiamo la vita difficile, e soprattutto la rendiamo difficile ai ragazzi e alle ragazze che alleniamo”.

Ha anche chiarito che i livelli professionistici dello sport, quelli delle nazionali, delle Olimpiadi, sono diversi da quelli del nostro CSI, vivono una realtà per molti aspetti più complessa, dove sono in gioco fattori che a noi sfuggono, o almeno non ci toccano.  Ma le sue riflessioni, le sue idee che poi trasmette fino in cima alla piramide dello sport agonistico, a volte nascono osservando il nipotino che cerca di arrampicarsi sul divano, e prova e riprova finché trova il sistema giusto per salire, oppure si stufa e allora cambia gioco.

“Dal facile al difficile. Dal semplice al complesso”. E sempre avendo ben chiaro che di fronte abbiamo delle persone. “Nello sport sono le emozioni che guidano la razionalità”. “Una ragazza in panchina che non vuole entrare in campo per paura di non essere all’altezza delle compagne o della gara, sta esprimendo un’emozione. Noi allenatori dobbiamo riuscire a coglierla, e poi razionalmente gestirla. Ma prima dobbiamo essere capaci di comprenderla”.

“Allenare la Persona prima dell’Atleta” diceva il titolo della serata. Velasco ci ha dato un po’ di dritte. Ci ha chiarito un po’ di dubbi, e forse ce ne ha creati altri, perché non si finisce mai di imparare, e non si deve smettere mai di cercare di migliorarsi. Neanche quando si ha in casa una bacheca piena di trofei, di medaglie e di coppe. Neanche quando ci si chiama Julio.

Grazie Julio, uno di noi!

Maurizio Simionato

Fotogallery - Incontro con Julio Velasco - 31 gennaio 2017
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