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140 ragazzi in campo per la Winners Cup

Sono arrivati da 12 reparti oncologici italiani

Sabato 22 aprile si è svolta la prima edizione della Winners Cup, un torneo che ha coinvolto 12 squadre di calcio provenienti da diversi reparti italiani di Oncoematologia pediatrica. Sono arrivati da Aviano, Udine, Trieste, Bari, Bologna, Genova, Milano, Modena, Monza, Napoli, Padova, Palermo, Catania, Pisa, Firenze e Roma per trascorrere una giornata all’insegna del divertimento e dello sport.

Al Centro Sportivo di formazione in memoria di Giacinto Facchetti, 140 adolescenti sono scesi in campo con energia e determinazione per dimostrare che lo sport può rappresentare un'opportunità per pensare in modo positivo e per lottare, durante il percorso di cura contro il cancro.

Il torneo è stato organizzato dal CSI Milano insieme a FC Internazionale, Siamo (Società scientifiche italiane Insieme per gli Adolescenti con Malattie Onco-ematologiche) Fiagop (Federazione italiana delle associazioni genitori di oncoematologia pediatrica) e con il patrocinio del Coni e il sostegno di Pirelli.

La vittoria più bella è stata far conoscere la realtà degli adolescenti malati di tumore e raccontare le loro storie di coraggio e forza: dal tunnel della malattia si può uscire vincitori, come cantano nel loro inno ufficiale "Uniti per vincere".

Il tifo da stadio, i sorrisi dei ragazzi, l'entusiasmo dei 40 volontari di Csi per il Mondo hanno reso questa giornata indimenticabile. La giornata si è conclusa con la vittoria ai rigori dei "toscanacci" di Pisa-Firenze, ma la vera vittoria è stata far tornare a casa tutti i ragazzi con una valigia piena di emozioni per questa prima edizione della Winners Cup. 

"Un torneo che vuole fare profezia, la prima volta in Italia che 12 reparti di oncologia pediatrica scendono in campo" racconta il Presidente del CSI Milano, Massimo Achini. "Oggi non solo vince lo sport, ma vince il messaggio di una grande rivincita della vita che si può prendere e riprendere in contropiede anche davanti a gravi difficoltà. Tutto questo è possibile grazie alla grande alleanza sempre più consolidata tra Inter e CSI. Siamo convinti che questo torneo crescerà negli anni coinvolgendo sempre più ragazzi con l'obiettivo di continuare a regalare emozioni incredibili attraverso lo sport".

"Un torneo molto bello ed emozionante"  dichiara Oreste Perri, Presidente Coni Lombardia. "C'è agonismo, ci sono sorrisi, c'è desiderio di stare insieme, di confrontarsi e di non arrendersi. Sono ragazzi che escono da situazioni difficili e dimostrano di non arrendersi e che la vita deve e può continuare. La cosa più brutta in un momento difficile è la solitudine, stando insieme alle persone giuste e praticare sport insieme sia il modo più bello per superare insieme le difficoltà."

"Torneo nuovo e bellissimo" spiega Alberto Bassani di FC Internazionale. "Da due anni ogni volta che l'Inter gioca a San Siro ospitiamo dei ragazzi che sono in cura all'Istituto dei Tumori di Milano e di Monza. Quasi per gioco, insieme ai ragazzi, è nata l'idea di organizzare un torneo provando a coinvolgere anche altri istituti di oncologia pediatrica italiana. Abbiamo chiesto al CSI Milano di organizzare il torneo e hanno fatto un ottimo lavoro, grazie anche al contributo di Pirelli che ha permesso di ospitare per questo week end tutti i ragazzi partecipanti al torneo. Oggi non ha vinto una squadra, ma hanno vinto tutti".

Paola, volontaria CSI ci racconta come ha vissuto questa esperienza: "Prima di arrivare sul campo mi sentivo un pò strana, a disagio. Temevo anche di vivere l'esperienza con distacco per "difendermi" dalle emozioni che ancora non controllo con tanta padronanza. E poi? Sono arrivati i ragazzi e mi hanno fatto dimenticare tutto! Eravamo due "tutor" sulla carta, ma siamo diventate due dirigenti e compagne di squadra subito dopo. Li abbiamo accompagnati, ci hanno coinvolto, abbiamo festeggiato insieme per le vittorie e, nonostante la sconfitta nella finale, ci siamo salutati con un "arrivederci" carico di sorrisi e gratitudine sincera. Chi a Modena, chi a Milano, siamo tornati a casa tutti un pò più ricchi!"

"Nell’ultimo decennio è gradualmente aumentata nella comunità oncologica la consapevolezza che i pazienti adolescenti sono pazienti particolari, con bisogni clinici, psicologici e sociali di fatto unici rispetto ad altre fasce di età". Spiega il dottor Andrea Ferrari, responsabile del Progetto Giovani dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e presidente di SIAMO (Società scientifiche italiane insieme per gli adolescenti con malattie onco-ematologiche) nel suo libro “Non c’è un perché: ammalarsi di tumore in adolescenza” (FrancoAngeli editore): gli adolescenti sono per molte ragioni pazienti particolarmente complicati da curare. "Non sono bambini un po’ troppo cresciuti o adulti immaturi; e troppo spesso sono ancora i pazienti grandi dei reparti pediatrici – “quelli che non ci stanno più nei lettini” - o i “ragazzini” dei reparti di adulti, “quelli che non parlano con nessuno”, quelli del “poveretti, così giovani”. Possono ammalarsi sia di tumori di tipo pediatrico sia tumori più specificatamente tipici dell’adulto; esiste scarsa consapevolezza che il tumore possa insorgere in questa fascia di età (sia tra i giovani e le famiglie, sia tra il personale sanitario), con il risultato di avere spesso diagnosi tardive; c’è una difficoltà di accesso alle cure e ai protocolli, con il risultato che per molti tipi di tumore gli adolescenti hanno minori probabilità di guarigione rispetto ai bambini; e vi sono bisogni psico-sociali particolari, legati all’insorgenza della malattia in un momento particolarmente critico dello sviluppo. Partendo da una realtà virtuosa come quella del Progetto Giovani di Milano, è però emersa poi l’esigenza di un progetto più ampio e istituzionale, capace di coinvolgere diverse figure (quelli che gli anglosassoni chiamano gli "stakeholders", i "diretti interessati") cioè i medici – intesi come le associazioni scientifiche dell’oncologia pediatrica e dell’oncologie medica dell’adulto), i gruppi di infermieri, psicologi, assistenti sociali, i gruppi di genitori e parenti (la FIAGOP, la Federazione Italiana delle Associazioni Genitori di Oncoematologia Pediatrica), i gruppi di guariti e di pari; promuovendo azioni complesse a vari livelli, a livello mediatico, ma anche a livello di Università, medici di base, gruppi cooperativi e società scientifiche nazionali e internazionali. Nel gennaio 2014, in questo modo, è nata SIAMO, con l’idea di creare davvero una sorta di movimento culturale capace di portare avanti un nuovo modello di organizzazione medica e di cultura specifica, con la sfida di occuparsi non solo della malattia, ma della vita dei ragazzi. La Winners Cup, da questo punto di vista, nasce anche come una grande opportunità per stimolare lo sviluppo di altri progetti locali dedicati agli adolescenti malati nei vari centri oncologici italiani, che possano affiancare il Progetto Giovani dell’Istituto dei Tumori di Milano. L’idea è stata proprio quella di spingere i vari centri a creare un gruppo di ragazzi, partendo dalla squadra di calcio, condividere le storie, convincere della necessità di progetti dedicati. Un evento come la Winners Cup, mai realizzato prima, ha la forza per vincere questa sfida". 

Alla fine, tutto questo è per i ragazzi. E assume quindi un enorme valore la frase di Matteo Davide, uno dei 140 partecipanti al torneo: “Non importano i risultati, le reti prese e quelle segnate, la classifica e i premi, i piedi dolenti e le facce scottate dal sole. C'erano tutti gli amici. C'era chi ha passato avventure simili alla mia. C'era chi le ha condivise. C'era chi si impegna per la vita degli altri. E chi non c'è più, c'era ancora più di prima. Esserci stato per me è già aver vinto tutto”.

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