CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

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Educatori sportivi

L'educatore sportivo in CSI

 

Il percorso di formazione per Educatori Sportivi nasce dall’esperienza condivisa del CSI e della FOM in ambito educativo, con l’intento di fornire ai giovani, che quotidianamente si spendono gratui

tamente nei nostri oratori e nelle nostre società sportive a servizio dei più piccoli, competenza e professionalità in ambito non solo educativo, ma anche sportivo.

Per tutti coloro che vogliono candidarsi come EDUCATORI SPORTIVI nei centri estivi sportivi gestiti dal CSI MILANO è necessario frequentare il CORSO EDUCATORI SPORTIVI. Affrettatevi ad iscrivervi!

E' un percorso per ragazzi e giovani (età minima 16 anni) che vogliono specializzarsi nell'avviamento allo sport dei più piccoli, educatori professionali, genitori, insegnanti della scuola primaria ed allenatori Giocabimbi, ma soprattutto educatori sportivi che durante l'estate svolgono attività presso i centri estivi sportivi.

Per il CSI è diventato il percorso privilegiato per la formazione degli educatori che collaborano durante l'estate presso i CAMP sportivi.


Le lezioni, teoriche/pratiche, mettono l'accento sulla relazione educativa, nell'ottica della pedagogia cristiana, quale punto di partenza per avvicinare i bambini alle discipline sportive, in una prospettiva polisportiva.

Le competenze acquisite permettono di proporre attività a supporto delle tradizionali discipline sportive (giochi sportivi propedeutici allo sport) e promuovere/organizzare proposte polisportive per bambini della scuola primaria e secondaria di primo grado, non solo nei CAMP, ma anche nell'ambito delle giornate di animazione in oratorio, durante tornei e manifestazioni sportive.

La particolare attenzione posta all'aspetto animativo ed educativo permetterà agli educatori sportivi di acquisire maggiori strumenti per educare con lo sport e per gli allenatori costituirà un valore aggiunto, dando ulteriori competenze per l'educazione psicomotoria dei bambini dei primi anni della scuola primaria.

 

Chi sono i destinatari di questo corso? Ragazzi che hanno almeno 16 anni, sui quali i nostri oratori e le nostre società vogliono puntare, vogliono investire. Giovani che hanno le capacità di coinvolgere i più piccoli, che non fanno fatica ad “abbassarsi” per guardare negli occhi i piccoli atleti…

Parlare e relazionarsi con i più piccoli richiede delle attenzioni particolari, un linguaggio adeguato, tempi e modalità diverse rispetto a quelle che generalmente si attivano relazionandosi con gli adulti.

L’obiettivo del corso è proprio quello di permettere ai giovani di scoprire quali sono le strategie migliori per parlare ai bambini, per farsi ascoltare, per organizzare tornei e giochi sportivi adeguati e, perché no, per imparare a farsi ubbidire senza urla e castighi! Verranno dati concreti suggerimenti per promuovere la nascita di educatori sportivi autorevoli, non autoritari!

Il Csi, forte dell’esperienza “Giocabimbi”, sostiene che il gioco sportivo si possa adeguare alle reali capacità ed esigenze dei suoi fruitori. Per coinvolgere e far divertire dei bambini di 6 anni ci sono stratagemmi differenti rispetto al coinvolgimento di ragazzini più grandi. L’utilizzo della narrazione, piuttosto che della musica per creare delle ambientazioni adeguate e coinvolgenti, richiedono delle attenzioni e competenze specifiche in campo animativo.

La possibilità di sperimentarsi in campo, con la supervisione di un esperto nell’ambito della formazione sportiva multidisciplinare, permetterà ai ragazzi di imparare a gestire tempi e spazi per l’organizzazione di giochi sportivi, partendo da un’acquisizione di conoscenze in merito allo sviluppo psicomotorio dei bambini, oltre che scoprire sport nuovi ed innovativi.

L’invito rivolto a tutti i dirigenti, educatori, sacerdoti, responsabili di oratorio è quello di puntare su qualche giovane ed iscriverlo al corso per educatori sportivi, nella convinzione che questo sia il primo passo per un cammino di crescita cristiana nell’ottica di “Giocare per credere”, il vincente slogan che la presidenza Nazionale del Csi ha scelto come filo conduttore per il quadriennio in corso.

I nostri ragazzi hanno bisogno di vivere uno sport pulito, di qualità, che metta davanti le persone ed il loro valore. Ma per fare ciò è necessario che vengano accompagnati da educatori sportivi che non solo credano nella bellezza dello sport, ma che soprattutto lo testimonino con azioni e parole. I piccoli e grandi atleti che popolano campi e palestre sotto la bandiera blu ed arancione del CSI chiedono ad ogni educatore sportivo un impegno grande, mix di competenza tecnica e specialistica, ma soprattutto amore e passione per l’uomo.

Nel 1944 Gedda, fondatore del CSI diceva: “Tirar fuori da un ragazzo un grande giocatore è un programma troppo modesto per il CSI. L’uomo non è stato creato da Dio per diventare un grande atleta, Dio non si sarebbe scomodato per così poco. Il CSI deve aiutare ogni giovane atleta a scoprire la sua vocazione nella vita come padre di famiglia, come operaio, come professionista, perché no, come sacerdote. Altrimenti il CSI fallisce il suo scopo!”

Chi opera con i più giovani deve inevitabilmente fare un cammino di crescita personale.

Un educatore sportivo in primo luogo deve “sapere”. 
I nostri ragazzi vogliono fare sport, chiedono competenza, non pressapochismo. 
All’educatore sportivo viene chiesto di fare un passo in più che lo porta a “saper essere”, ovvero a calarsi nella parte di eductaore e guardare i propri ragazzi da una prospettiva differente, che permetta a ciascun ragazzo di vedere in lui/lei una guida, un punto di riferimento per crescere sportivamente.
L’educatore sportivo è una persona, con limiti e potenzialità, con passioni, con uno stile, con una storia. La storia è quella che dà il la, che fa si che si decida di intraprendere un percorso che metterà a frutto le proprie conoscenze sportive e tecniche a servizio degli altri, da fuori campo. 
Educare sportivamente allora è una scommessa, prima di tutto con se stessi.

L’educatore sportivo deve poi ‘saper fare’, mettendo in gioco strategie, tecniche, strumenti e competenze.
Così si inizia a vedere il salto di qualità, ovvero la possibilità di trasformare un piccolo atleta in un uomo.

Le competenze educative e relazionali che stanno alla base di questo processo sono fondamentali; un educatore sportivo non deve mai dimenticarsi che in primo luogo è un educatore, sta con i suoi ragazzi, li accompagna, li sostiene e si mette in gioco per la loro crescita.

L’educazione è un po’ come l’arte dello scultore che, con pazienza, tira fuori dalla pietra un’opera d’arte. Come diceva Michelangelo, l’opera d’arte è già dentro il pezzo di marmo, bisogna solo aiutarla a venire fuori al meglio.
L’educazione è una relazione a due: l’educatore e l’educando. I loro ruoli sono e devono rimanere distinti e differenziati perché l’educatore deve diventare un riferimento per l’educando e non può essere alla pari. Solo attraverso una buona relazione è possibile avere un’influenza significativa, profonda e duratura sul destinatario dell’azione educativa.

Un buon educatore è in grado di ascoltare: la capacità di ascoltare attivamente ciò che un bambino comunica, non solo con le orecchie ma con il cuore, è premessa essenziale per entrare in relazione con lui e per costruire una relazione che sia veramente educativa.

L'adulto che svolge un ruolo educativo deve possedere, o acquisire, un'adeguata sensibilità comunicativa verso i ragazzi di cui si occupa e deve essere consapevole di come il suo modo di porsi, di esprimersi, di dialogare influenza in modo positivo o negativo la qualità delle relazioni interpersonali e dei processi educativi. 
Inoltre per essere dei bravi educatori dobbiamo imparare il linguaggio delle emozioni: “I contenuti passano, le emozioni rimangono per sempre, sedimentate nel profondo della nostra anima, e ci distinguono, e parlano di noi” (Crepet 2003).

Comunicare in modo efficace significa costruire rapporti solidi, autentici, basati sul rispetto reciproco e sulla capacità di riconoscimento del valore della persona. Significa pensare prima di parlare, esprimere in maniera consapevole ed organizzata i propri sentimenti e pensieri ipotizzando in anticipo l'impatto emotivo e la reazione dell'altro rispetto ad ogni nostro messaggio. Comunicare in modo impulsivo significa dare sfogo allo stato emotivo di quel momento e liberarsi di esso attraverso la semplice esternazione dei sentimenti: l'obiettivo in questo caso è egoistico e non certo educativo. Il ruolo educativo invece impone di pensare prima all'altro, di fare attenzione a non ferirlo, di provare a comprenderlo, di facilitare la sua apertura e capacità espressiva. (Gordon)

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