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La vittoria del calcio integrato

Uno sport che favorisce più che mai l'inclusione

E’ una domenica mattina come tante sul campo da calcio dell’oratorio don Bosco di Oreno di Vimercate. Due formazioni pronte a sfidarsi per la prima giornata di campionato. L’arbitro fischia l’inizio della gara e si respira, sin dal primo minuto, un clima particolare. Gesti di grande fair play, abbracci ai tifosi, pacche sulle spalle agli avversari, “cinque” battuti all’arbitro, esultanza da stadio. In campo otto giocatori per ogni squadra, non sette perché questo è il calcio integrato. Un campionato in cui normodotati e disabili giocano insieme, nella stessa squadra, con la stessa maglia, con la stessa passione e soprattutto la stessa voglia di giocare. Al triplice fischio finale dell’arbitro un giocatore si avvicina sorridente alla telecamera della webtv del Csi Milano. Si chiama Marco Fasanella, è un difensore dell’Aspes, ha 27 anni ed è campione mondiale di calcio. Gli chiediamo subito com’è andata la partita e, nonostante la sconfitta di 5 a 1 contro la squadra Ausonia A,  risponde: "È andata bene, non importa il risultato, importa solo partecipare alle manifestazioni del Csi. Vincere o perdere è sempre una cosa meravigliosa perché mi sono divertito molto".

Prima di salutare le telecamere lancia un messaggio ben preciso: "La sindrome di down non è una malattia, è solo essere felici". Le parole di Marco esprimono gioia ed entusiasmo.

Lo abbiamo intervistato qualche giorno dopo la gara, affinchè la sua testimonianza possa essere un esempio, per molte persone, di come vivere lo sport. "Vietato dire non ce la faccio". Questo è il suo motto, il suo modo di affrontare la vita. Marco ha la sindrome di down, ha iniziato a giocare a calcio a 10 anni e dal 2015 fa parte della nazionale di calcio a 5 della Federazione italiana sport paralimpici degli intellettivo relazionali. Ad aprile 2017 ha vinto il titolo mondiale battendo il Portogallo nella prima edizione del torneo internazionale. "Mi alleno il lunedì e il giovedì – racconta Marco –. L’esperienza del calcio integrato è molto bella perché ci divertiamo tutti insieme. Prima della partita facciamo il riscaldamento con skip e corsa leggera, poi giochiamo il primo e il secondo tempo. Siamo sempre gentili con gli avversari e con gli arbitri. Se perdiamo non importa perché credo nel calcio, è la mia forza". Parole semplici, ma che donano purezza allo sport e sottolineano il valore di correre dietro al pallone.

"La palla è un amico che ti abbraccia". Un’altra citazione profonda del nostro campione del mondo di calcio a 5. Un campione nella vita che, alla pari del suo idolo Cristiano Ronaldo, indossa la maglia numero 10. La sua sportività e il suo fai play emergono anche nella fede calcistica. Tifoso del Milan, apprezza e simpatizza per tutte le squadre originarie delle città in cui vivono i suoi parenti, dal Cagliari al Crotone. Marco è un generatore di entusiasmo per natura, il suo sorriso è contagioso e chiacchierare con lui regala un’energia indescrivibile. Oltre a giocare a calcio fa teatro, fa parte di un circolo e ha tanti amici. È fidanzato con Luana, che non perde una partita ed è la sua prima fan. Ama la sua grande famiglia e crede nell’onestà. Tutti valori che porta anche in campo in ogni partita. Alla fine dell’intervista ha rivelato un suo grande desiderio: diventare un allenatore di calcio e poter trasmettere agli altri il bello di questa disciplina.

La storia di Marco è una delle tante testimonianze di come lo sport sia un potente acceleratore sociale e un veicolo di integrazione.

Il calcio integrato è arrivato in Csi circa vent’anni fa, grazie alla proposta di Claudio Ambrosini della società Aspes. Il comitato milanese ha sostenuto il progetto e negli ultimi anni sempre più società si sono attivate per costruire una squadra di calcio integrato. Sono 11 le formazioni protagoniste della stagione sportiva e l’invito a vedere con i propri occhi l’entusiasmo che regalano questi ragazzi è sempre valido. Come dice Marco: "L’esperienza del calcio integrato è una cosa meravigliosa". E c’è da credergli!

Claudia Giarratano

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