CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

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Quando lo sport riscatta la vita

Esperienze di vita, testimonianze di sport

Durante l'incontro con Papa Francesco, alcuni sportivi hanno raccontato la loro esperienza e testimonati quanto lo sport abbia cambiato la loro vita. Vi proponiamo il contenuto del loro intervento.

Francesco Messori, capitano e fondatore Nazionale Italiana Calcio Amputati

Mi chiamo anche io Francesco, Santità. Sono nato senza una gamba, ma ho sempre desiderato giocare a calcio. Purtroppo nessuno mi dava questa possibilità finchè il CSI ha cambiato le regole tesserandomi e permettendomi di giocare con normodotati. Un giorno, navigando su internet, ho scoperto che all’estero esisteva una federazione calcio amputati. Allora ho messo un annuncio su facebook e ho creato una pagina dedicata al calcio amputati Italia che ha cominciato a raccogliere adesioni. Così è nato “Un calcio a modo mio”, il primo torneo con i primi 6 atleti amputati. Il numero di adesioni è poi cresciuto così tanto che è nata la prima Nazionale italiana per calcio amputati. Ora so che ho realizzato non solo il mio sogno, ma anche quello di moltissimi altri atleti. Santità, questa squadra è speciale e ha bisogno di un capitano speciale proprio come Lei…

 

Enrico Mastella, educatore carcerario

Mi chiamo Enrico Mastella e dal 1999 sono educatore presso il carcere di Vicenza. Santità, Le porto l’affetto dei ragazzi incontrati in carcere, tutti accomunati dall’errore, ma anche dal desiderio di avere una nuova opportunità di vita insieme alle persone che amano. Lo sport è per loro un momento di svago dai problemi, ma anche di crescita nel rispetto delle regole, di incontro con l’altro. Ho qui due semplici doni per Lei: un pallone da calcio con alcuni dei loro nomi e una maglia della loro squadra. Hanno scelto quella del portiere: questi ragazzi in porta vedono Lei che la difende dagli attacchi degli avversari.

 

Jean Pierre, Haiti

Caro Papa, mi chiamo Jean Pierre e vengo da Haiti. Giocare a pallone con i miei amici è una delle cose che mi piace di più. Ogni bambino si diverte a correre dietro a un pallone, è un gioco semplice ma così divertente. Tutti dovrebbero avere la possibilità di provare questa gioia, anche in Paesi poveri come il mio dove ci sono pochi palloni e pochi campi in cui correre. Caro Papa, sono felice di essere qui oggi perché posso incontrarti e portarti l’abbraccio grande di tutti i bambini e i ragazzi di Haiti.

 

Klaudio Ndoja, cestista

Mi chiamo Klaudio Ndoja e sono albanese. Sono arrivato in Italia nel 1998 perché nel mio Paese c’era la guerra civile e anche giocare nel giardino di casa era diventato pericoloso perché cadevano i proiettili. Sono arrivato qui con la mia famiglia. Un giorno sono entrato nell’oratorio di Palazzolo Milanese e ho conosciuto Don Marco che mi ha permesso di giocare a basket anche se non avevo la carta d’identità. Fu sempre Don Marco a dirmi che avevo talento per il basket. È stato allora che sono andato a Desio, il posto più vicino. Da lì è arrivata la serie B e poi la serie A. Lo sport mi ha aiutato ad essere quello che sono. Non so se sono un campione nello sport, ma credo di essere un campione nella vita grazie all’insegnamento dei miei genitori e dello sport.

 

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