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Viaggio Csi-Fom a Sarajevo per Csi per il Mondo

Il desiderio di aprire una nuova “missione” di CSI x il mondo ci porta a Sarajevo. In realtà ci finiamo quasi per caso. I soliti improbabili incroci di amicizie tra suore e preti missionari che abbracciano il pianeta rendendolo spesso un paese. Come si dice: tutto il mondo è paese.

La mia preadolescenza spensierata è stata spesso disturbata dal bollettino di guerra dalla ex Jugoslavia, che il tg ci comunicava debitamente ogni giorno. Notizie terribili e tragiche. Scenari apocalittici. Il dramma di una guerra civile sanguinosa, acuito dal fatto che si stava svolgendo a poche ore dal mio calmo e ignaro paese.

Poi, il silenzio. L'attenzione mediatica si sposta su altro, con l’effetto indesiderato che gli ascoltatori si convincono, a velocità di zapping, che i problemi siano ormai finalmente risolti e tutto sia tornato a posto. Se la tv non parla di una cosa, è segno che non accade nulla di interessante e che la vita normale è ripresa.

A colpo d'occhio, in effetti, le cose sembrano proprio a posto. Solo l'ascolto attento ci consente di scoprire che il conflitto non si è risolto ma è sceso in profondità, nascosto tra le pieghe di una vita sociale che sembra aver riacquistato i ritmi consueti di una città qualsiasi. La brace, invece, cova sotto la cenere. La pace non è assenza di conflitto.

A Sarajevo ci accoglie don Šimo. Un grande prete. Un visionario. Uno che sogna in grande. Dopo gli anni degli studi di Teologia Pastorale a Roma torna in Diocesi dove il vescovo gli affida la Pastorale Giovanile. I frequenti contatti con l’Italia e la Germania alimentano il desiderio di lavorare per i giovani e nutrono la convinzione che dalla Pastorale Giovanile nasca nuova linfa per la Chiesa. Dopo pochi anni il sogno può diventare realtà. Inizia la costruzione di un centro giovanile all'avanguardia, intitolandolo a Giovanni Paolo II, in cui i giovani di Sarajevo (i cattolici rimasti sono circa 15.000) possono trovare una casa dedicata alla loro formazione cristiana.

Guardo don Šimo con profonda ammirazione. Ha avuto innanzitutto il coraggio di sognare in grande. Ancora di più ha avuto il coraggio di condividere il suo sogno in un contesto veramente difficile in cui avrebbe avuto tutto il diritto di starsene tranquillo tra i suoi libri e pensare alla sua carriera da insegnante teologo. Incontrando don Šimo capisco che i tempi sono maturi. Negli anni passati, rispondendo con grande slancio e generosità, abbiamo inviato vagoni di aiuti materiali. Ora è tempo di condividere aiuti formativi. Anche la nostra Caritas già da tempo lavora a questo livello. È tempo di esportare esperienza educativa per aiutare le Diocesi che ne hanno bisogno a dare solidità alla loro pastorale.

Sono convinto che intraprendere questa strada farebbe una gran bene anche ai nostri oratori. Certo: siamo grandi, siamo tanti, abbiamo una grande e lunga storia. Eppure se non ci apriamo, se non mettiamo i nostri ragazzi sulla strada dell'incontro con il lontano e con il diverso, rischiamo di diventare provinciali. Che Dio ce ne scampi. Come sarebbe bello che i nostri oratori diventassero porti educativi da cui partire e a cui approdare, diventassero hub internazionali dove i nostri ragazzi possano vivere la cultura dell'incontro. Il vescovo Mario non perde occasione per richiamare i nostri giovani all’importanza di essere protagonisti di una Europa dell’incontro e della civiltà. Sono da apprezzare e incoraggiare quegli oratori che inseriscono nel loro progetto educativo l'esperienza del viaggio e del pellegrinaggio. Meglio se questa esperienza si pone l'obiettivo di portare i giovani in contesti lontani e difficili. Così i nostri ragazzi hanno la possibilità di aprire gli occhi, la testa e il cuore. Che orgoglio educativo per un oratorio, poter offrire questo ai giovani della Comunità, rompendo lo schema di una Pastorale Giovanile stanca e ripetitiva, senza novità. È una risorsa enorme che il Comitato di Milano del CSI, si faccia promotore del progetto nazionale di CSI x il mondo: questa straordinaria opportunità educativa dovrebbe essere raccolta da tanti giovani delle nostre Società Sportive. Ma oso pensare di più: che diventi una opportunità per tutti i giovani della Diocesi.

Forse anche questo è un sogno. Ma, perché no? Perché non provare? Perché non pensare che sia possibile?

A Sarajevo ci accoglie anche un operatore di Caritas Italiana. Si chiama Daniele Bombardi. Opera a Sarajevo da 15 anni. Daniele ci racconta la storia della città e la sua situazione attuale. Parlando con Massimo Achini nasce l’intuizione di raccogliere l’eredità educativa di una storia affascinante. Quella di Predrag Pasic, famoso calciatore degli anni 90, che allo scoppio della guerra decise di rimanere a Sarajevo per dare vita alla Scuola calcio di Bubamara, e offrire così ai ragazzi della città la possibilità di continuare a giocare.

Ma Daniele ci racconta anche la storia recente – eppure mediaticamente dimenticata – della famosa “rotta dei Balcani”. Questa rotta migratoria è tuttora aperta. Sono migliaia i profughi accampati a Bihac, al confine tra la Bosnia e la Croazia. Mentre ascoltiamo Daniele, nasce il desiderio che questa nuova missione di CSI x il mondo possa portare sollievo anche a queste persone che cercano speranza.

Torniamo a Milano notevolmente arricchiti. Il breve contatto ci ha aperto gli occhi sulla situazione di una Diocesi molto vicina, sofferente, eppure carica di fede e di entusiasmo. Ho voluto invitare don Šimo a partecipare con un gruppo di ragazzi di Sarajevo alle prossime Olimpiadi degli Oratori. Chissà che non sia l’inizio di una amicizia pastorale che duri nel tempo.

don Stefano Guidi

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