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"Il Csi per Haiti": i volontari a Pinzolo da Mazzarri

Altro che "a' noia". Con Il Csi per Haiti il 40 diventa il numero della solidarietà

Nella smorfia napoletana il 40 è il numero de ‘a noia. Ma non questa estate: grazie al Centro Sportivo Italiano e al progetto “CSI per Haiti”, la tradizione partenopea verrà riscritta e al numero 40 corrisponderanno piuttosto ‘a solidarietà e ‘o sport!

Trentaquattro volontari del CSI partiranno il 26 luglio alla volta di Haiti, dove resteranno fino al 17 agosto per partecipare alla missione di cooperazione internazionale “CSI per Haiti”. Si tratta della missione di volontariato internazionale più importante e attesa nella storia del CSI, ed una delle più numerose a livello italiano non solo sportivo: i 34 volontari, selezionati tra più di 70 candidati, faranno infatti parte del gruppo dei “40” nel quale figurano anche il Presidente Nazionale Massimo Achini e l’allenatore di basket Stefano Bizzozi, la scorsa stagione head coach di Varese. L’iniziativa verrà presentata a Pinzolo il 15 luglio, nella sede del ritiro estivo dell’Inter.


Il CSI andrà ad Haiti per la nona volta dal 2011, dopo che, in passato, sono stati formati 246 allenatori e 100 dirigenti haitiani, e con l’obiettivo di generare animazione sportiva, con bambini di strada e degli orfanotrofi in quattro centri della capitale Port au Prince e nel centro di Mare Rouge.

Inoltre verranno tenuti nuovamente corsi di formazione per allenatori, corsi di pastorale dello sport con seminaristi haitiani, tornei di calcio e basket, attività nella bidonville di Citè Soleil, oltre alla realizzazione della Giornata Nazionale dello Sport il 15 agosto, con più di mille bambini che riempiranno lo stadio “Silvio Cator”. Obiettivo di questa nona missione haitiana è anche quello di aprire in loco le prime società sportive.

Altro che noia... Il progetto “CSI per Haiti” si inserisce in un più ampio percorso di volontariato internazionale, che ha avuto un forte sviluppo nella recente strategia di crescita del CSI. Negli ultimi anni, oltre all’isola caraibica sono state avviate attività di cooperazione anche con Camerun, Albania, Mozambico, Ruanda e Repubblica Centrafricana. Lo sport ha una forte valenza sociale ed educativa, specialmente in luoghi come questi nei quali, al tempo stesso, tanti ragazzi italiani possono fare esperienze di vita importanti nell’ambito della cooperazione internazionale.

Perché andare ad Haiti? Questa domanda me la fanno in tanti – spiega il Presidente del CSI Massimo Achini -. Per rispondere vorrei provare a rovesciare la domanda: perché non andare? Vogliamo che i giovani di oggi vivano esperienze vere e forti ed abbiano una grande fiducia in loro, vogliamo che si sentano cittadini del mondo, e questo è un modo vero per far vivere loro questa dimensione. Ecco allora che la domanda diventa: perché NON partire per Haiti? Per noi andare è inevitabile”.

"In bocca al lupo ragazzi - ha detto Walter Mazzari ai volontari incontrati a Pinzolo -, vi faccio i miei complimenti perché partecipate ad un'iniziativa davvero intelligente e soprattutto sentita... Ed è sempre bello quando si aiutano gli altri! Bravi ragazzi!"

È possibile seguire l’iniziativa in tempo reale tramite la pagina Facebook “CSI per Haiti”, dove sarà disponibile un reportage giornaliero della missione, con video, foto e commenti; un modo per vivere questa esperienza anche a distanza. L’hashtag utilizzati saranno: #CSIperHaiti - per quanto riguarda tutti i post e i contenuti che riguardano la missione - #30daysofemotions – per identificare il diario di bordo di Haiti - e #sportofsmiles - il motto che accompagnerà ogni contenuto sui social.


Per i giovani che volessero in futuro partecipare ad un progetto analogo, è a disposizione un indirizzo e-mail csiperhaiti@csi.milano.it al quale rivolgersi per informazioni. Chi invece fosse intenzionato a sostenere il progetto economicamente, è possibile fare un’offerta utilizzando le seguenti coordinate bancarie:

Intestazione: CSI MILANO, IBAN:  IT 76 W 05216 01631 000000017802
Causale: Nome, Cognome HAITI 2014

Il video che promuove e riassume lo spirito dell’iniziativa: http://youtu.be/VSWuolcXbbI

 

Qui di seguito, le dichiarazioni di diversi personaggi dello sport, che hanno o hanno avuto esperienza diretta di questa o di missioni analoghe: Andrea Zorzi, Emiliano Mondonico, Stefano Bizzozi, Giusy Versace e Daniele Redaelli.

Massimo Achini

(presidente nazionale CSI): “Sappiamo che la nostra passione educativa non può avere confini. Sappiamo che un pallone nei paesi del terzo e quarto mondo educa "due volte". Sappiamo che ogni bambino avrebbe diritto a giocare e divertirsi, ma sappiamo anche ci sono tantissimi paesi nei quali questo resta un sogno. Ecco allora che la domanda diventa "perché non partire per Haiti?" Per noi andare è inevitabile. Tengo tantissimo all’idea del volontariato sportivo internazionale nei paesi in via di sviluppo e chiedo agli operatori del mondo dell’informazione di aiutarci a diffondere questa proposta. Voglio poi ringraziare gli amici dell’Azione Cattolica, a partire dal Presidente Nazionale, perché hanno scelto di dedicare la loro campagna annuale di solidarietà a “CSI per Haiti”. Senza questa loro vicinanza non avremmo potuto programmare la partenza di quaranta persone”.

 

Stefano Bizzozi

(allenatore di basket): “Credo che il CSI stia facendo un’importante opera nel tessuto sociale italiano, il CSI per Haiti ha al centro dell’attenzione i giovani e penso che per tutto lo sport sia ora di tornare a questa dimensione. Il mio messaggio allo sport italiano è quello di recuperare amore verso ciò che facciamo, attenzione ai giovani e rivalutare gli aspetti positivi dell’attività sportiva. Per un giovane che vuole intraprendere la strada del volontariato sportivo internazionale è importante viaggiare, iniziare il cammino e vedere con i propri occhi questo mondo. Non bisogna rimanere seduti a casa a sentire storie tristi, il mondo non da storie tristi ma storie di vita diversa, se uno ha la forza di andare e farsi coinvolgere tornerà arricchito”.

 

Andrea Zorzi

(ex campione di volley): “L’obiettivo del Centro Sportivo Italiano con il progetto CSI per Haiti è stato fin da subito quello di conoscere meglio la realtà sportiva di questo paese, formare allenatori di calcio, basket e pallavolo che potessero diventare il “motore” dell’attività sportiva ad Haiti. Il CSI ha lavorato molto anche con i giovani haitiani. L’attività motoria di base, il coinvolgimento dei ragazzini potrebbe essere molto importante per l’insegnamento delle regole, per occupare il tanto tempo libero che i ragazzi hanno e permetterebbe di avere una maggiore conoscenza del proprio corpo. Lo sport può essere utile a qualsiasi livello e in qualsiasi situazione mondiale”.

 

Giusy Versace

(atleta paralimpica): “Questo progetto è la dimostrazione che il Csi porta lo sport dove c'è bisogno e non solo negli oratori e poi cosa c'è di più bello che regalare speranza alla gente? Questo rappresenta per me Csi per Haiti... Speranza per il futuro

 

Emiliano Mondonico

(allenatore di calcio): “L’ unicità  di questa missione è che il Csi non ha scelto Haiti, ma è Haiti che ha scelto il Csi. Questa è una grande soddisfazione per il “Csi per Haiti” che da anni si impegna a trasmettere i valori dello sport. Credo che sia un grande punto di partenza per  lo sport e per il mondo del volontariato internazionale

 

Daniele Redaelli

(giornalista Gazzetta dello Sport): “Il 12 gennaio 2010 un terremoto violentissimo provocava 222.517 morti ufficiali, tanto per capirci è come se sparisse l’intera popolazione della città di Padova. Due sono i ricordi di Haiti che porto nel cuore, uno struggente: il quotidiano funerale all’alba nella chiesa dell’ospedale pediatrico di St. Damien, il futuro spezzato di mamme troppo deboli per superare il parto, neonati e bambini. E padre Rick che regala loro splendide esequie, onorati, almeno da morti, L’ospedale funziona molto bene, altrimenti la chiesa sarebbe troppo piccola per contenere i cadaveri. L’altro ricordo è per fortuna diversamente emozionante: “Sono di Kenscoff” dicono con genuino orgoglio i ragazzi che lo frequentano, Kenscoff è una grande opportunità per i giovani di Haiti. Ma se pensate che sia un’università di alto livello tipo Harvard, Oxford, Sorbona o Bocconi, beh, dimenticatelo, Kenscoff è un orfanotrofio. Sì, c’è molto da fare ad Haiti”.

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