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Il Csi per Haiti: le testimonianze dei nostri educatori

A fine agosto sono rientrati i 40 giovani partiti alla volta dell'isola caraibica

A fine luglio, per tre settimane, 40 giovani educatori provenienti dalle nostre società sportive hanno deciso di trascorrere le proprie vacanze sostenendo il progetto Il Csi per Haiti, mettendosi a disposizione della comunità haitiana e delle centinia di bambini rimasti orfani dopo il tragico terremoto del 2010.

Con piacere pubblichiamo alcune delle loro testimonianze, che raccontano di momenti difficili quanto entusiasmanti. Soprattutto, di ciò che la loro esperienza ha lasciato nei loro cuori e nelle loro anime.

 

GIULIA STEFANELLI

Un giorno lontano, da una terra lontana, una donnina piccola piccola ha detto "Importante non è ciò che facciamo, ma quanto amore mettiamo in ciò che facciamo; bisogna fare piccole cose con grande amore" .
Haiti mi ha insegnato che le piccole cose, i piccoli gesti, possono essere così pieni d'amore da far mancare il fiato… Haiti mi ha insegnato che basta poco, davvero poco, per far felice chi mi sta accanto... basta "una piccola cosa fatta con grande amore".
Siamo tutti così indaffarati, nel nostro mondo che va di fretta, tanto di fretta da farci perdere di vista le piccole cose. Non c'è tempo nel nostro mondo per i sorrisi gratuiti agli sconosciuti, per i gesti gentili che migliorano le giornate... non c'è tempo per ascoltare davvero qualcuno, dedicargli del tempo senza altri pensieri in testa... non c'è tempo per fermarsi a guardare il cielo quando ha dei colori che ci piacciono tanto, anzi forse il cielo non lo guardiamo neanche più, non c'è tempo, non c'è mai tempo.
Haiti mi ha insegnato che le piccole cose, quelle piene di amore, richiedono tempo. Che bisogna fermarsi, a volte rallentare e dare spazio a tutte quelle cose che ci stanno sfuggendo di mano.
Haiti mi ha insegnato che ci si può emozionare per un sorriso di un bambino, per una manina tesa a cercare la tua. Mi ha insegnato che sì, anche i grandi possono piangere, non è affatto una cosa da bambini! Mi ha insegnato che senza il cuore tutto ciò che facciamo non vale nulla. Mi ha insegnato a credere davvero nei miei progetti, che a volte le cose impossibili accadono. E mi ha insegnato che ogni tanto, nel nostro mondo che corre veloce, tutti dovremmo fermarci un attimo a guardare il cielo; ci aiuta a capire che il mondo è grande, ma forse Haiti, che vede lo stesso cielo, non è poi così lontana. 
Abbiamo tutti una piccola Haiti dentro. Allora, forse, tutto quello che mi ha insegnato Haiti, vale anche qui.

 

MICHELA ZORTEA

Ormai sono tornata alla normalità, se normalità si può chiamare. Mi ero abituata subito a tutto quello che mi circondava, agli odori, ai profumi, al sorriso dei bambini, degli animatori, alle risate tra noi volontari… Tutte queste piccole cose nella vita di tutti i giorni sono molto importanti. Haiti mi ha insegnato molto, mi ha insegnato un modo diverso di vedere la vita, mi ha insegnato che con un semplice sorriso si può stare bene e far star bene gli altri, mi ha anche insegnato che la differenza di colore tra le persone sono solo pregiudizi che la vita si impone. Spiegare quello che mi ha insegnato e che mi ha regalato Haiti non è facile, perché esprimere a parole le emozioni che ho vissuto è qualcosa di indescrivibile! Quando ero in terra haitiana non vedevo l’ora di essere circondata da bambini, perché loro mi trasmettevano un’immensa felicità. Là godevo di ogni piccola cosa, mentre qui abituata ad avere tutto, non riesco a provare quelle emozioni così intense che provavo ad Haiti. Haiti mi ha lasciato dentro davvero tanto. Ora riesco a capire cosa conta veramente nella vita: non le cose superflue, non tutte le nostre comodità, non tutto il nostro lusso. Ciò che conta davvero è la forza di un sorriso, un sorriso donato da un bambino che di materiale non ha nulla, ma che dentro di sé ha molto più di noi. E riflettendo sulla mia esperienza haitiana penso che Haiti sia un posto magico, un Paese che può cambiare una persona!

 

FEDERICA BIFFI

"O lesprisen, desann sou nou, nou gen yon misyion puo ayiti" Cosi si iniziava la giornata. Questo canto accompagnato dalla consapevolezza, nel cuore, di avere una missione da compiere. Una missione di sport e amore. Risulta quasi impossibile esprimere e descrivere attraverso foto e parole, tutto quello che ci ha attraversato nel profondo, emozioni, sorrisi, sensazioni, attimi, che ci hanno travolto il cuore. Toccare con mano la semplicità, trovarsi avvolti dal senso del fare, non per forza tirando su muri o costruendo scuole ed ospedali, ma regalando palloni e sorrisi, colori ed entusiasmo, parlando, piangendo, giocando, cantando, ascoltando, correndo, sperando e sognando. Vivere di soli occhi, mani e sorrisi. Diventa quasi invitabile non ritrovarsi faccia a faccia con se stessi, viaggiando nelle profondità, alla scoperta delle radici del proprio essere. Sentire qualcosa dentro che dice NO, non ci sto. Non può essere tutto qui, c'è da fare, cercare e scoprire, qualcosa che va oltre tutto quello che da sempre abbiamo creduto reale e vero. La realtà è quello che vediamo con i nostri occhi e sentiamo con il nostro cuore, niente e nessuno potrà mai portarcelo via. Tutto quello che abbiamo ricevuto è la dimensione del nostro successo. Haiti ci ricorda che abbiamo un cuore fortunato e che dobbiamo usarlo. Haiti ci ricorda di quanta ricchezza abbiamo, non quella materiale, ma la ricchezza dell'anima. Perchè per primo è l'animo che bisogna cambiare non la terra su cui camminiamo. Ridimensionare tutto ciò che abbiamo sempre ritenuto normale, cambiare il metro di misura e provare a fare con poco, di noi stessi, delle persone migliori. Perchè quando hai tutto, fatichi a dare il giusto valore alle cose e alla vita. Ad Haiti correre dietro ad un pallone è come correre dietro alla vita. E ritrovarsi a giocare a piedi nudi, è ritrovarsi a correre verso la felicità. Coi piedi scalzi ci si sente più leggeri, perciò credo che per essere felici bisognerebbe spogliarsi di tutto ciò che è accessorio, per giungere alla vera essenza del cuore. Haiti insegna che c'è sempre un motivo, che come per tutte le cose, ci vuole sempre qualcuno che ci crede davvero. Che la luce non si spegne, come non bisogna far spegnere la passione per le persone e per la vita, la voglia di andare al di là di ciò che immaginiamo di poter fare per realizzare un sogno grande, un sogno folle, un sogno, questo sogno impossibile, che alla fine come si è dimostrato poi tanto impossibile non era. Impossibile è niente, se si tratta di amore. "Timoun espwa tout moun" "I bambini sono la speranza di tutti".

 

MICHELE CATINARI

Caro Massimo, trovare il tempo e le parole per ringraziare te e l'intero CSI per tutto quanto non è stato semplice. Haiti è stato un qualcosa di straordinario, fuori da ogni logica e da ogni dimensione spazio-tempo. Un semplice grazie non è sufficiente. Non dopo la tue bellissime parole in quella lettera di qualche giorno fa, non dopo questa "botta di vita" pazzesca che tutti noi abbiamo vissuto.
Ormai è trascorso qualche giorno da quando siamo tornati alla nostra quotidianità ed è bellissimo vedere come tutto ha assunto un sapore diverso. Ciascuno di noi è partito con delle domande, con la propria vita alle spalle, con un bagaglio di dubbi e paure. Haiti ti travolge e ti stravolge, ti porta ad interrogarti profondamente sul valore delle cose e dell'esistenza intera. Haiti cambia la prospettiva da cui guardi il mondo, ti dona occhi, mani e un cuore diverso. Ti fa capire quali sono le cose importanti della vita, e che per essere felici basta spogliarsi di se stessi e riscoprire l'essenziale, perché "l'essenziale è invisibile agli occhi, non lo vedi che con il cuore". Già proprio quel cuore che inevitabilmente è rimasto legato ad ogni volto, ogni raggio di sole, ogni granello di terra. Un'esperienza del genere ti rende una persona migliore, perché arriva nel profondo del tuo essere, ti fa toccare con mano la bellezza delle cose semplici, come un pallone, un sorriso, una stretta di mano, un abbraccio, una preghiera condivisa. La sfida più grande ora, per quanto mi riguarda, è quella di non gettare al vento tanta ricchezza, e i doni immensi che ognuno di noi ha ricevuto nel profondo del cuore. Come riuscire ad essere testimoni credibili nel mondo di oggi? Provando ad usare una metafora sportiva anche io direi che è possibile con tanto allenamento. Come le grandi sfide si vincono mettendo ogni giorno sul campo fatica e sudore, credo che portare nel nostro mondo la nostra Haiti sia possibile testimoniando quotidianamente con la nostra vita la bellezza di questa esperienza. Solo così possiamo essere davvero sale della terra e luce del mondo, portando una fiamma che arderà sempre in noi, ma che dobbiamo essere forti per non farla spegnere dal grigiore di ogni giorno. Il mondo saprà quanto può valere un sogno, quale può essere la sua forza. Perché se a crederci siamo da soli non andremo da nessuna parte, ma quando iniziamo ad essere in molti possiamo muovere le montagne. Ho conosciuto 40 sognatori ad Haiti. Gente che ha deciso di credere in un progetto utopistico, ma che non si è mai arresa. Persone comuni, ma fuori dal comune per una capacità di amare che è al di là di ogni immaginazione. Haiti ti cambia, fa uscire il meglio di te, dà un valore enorme a quel poco che hai dentro. Per la prima volta mi sono sentito importante nel mondo. Ho dovuto percorrere 7000 chilometri per incontrare il vero me stesso. Devo solo ricordarmi che qui, nella mia piccola realtà, sono sotto lo stesso cielo di Haiti e posso far risplendere la gioia di vivere e di amare che ho imparato in un posto così speciale. Che l'amore e la carità siano le forze motrici delle nostre vite, ora e sempre. Con infinita stima, affetto e riconoscenza.


DAVIDE ALLEVI

Non so bene cosa mi aspettassi da questo lungo viaggio intrapreso in terra straniera. Forse in principio era semplice evasione da una realtà che era diventata stretta ed arida di forti sensazioni e reali obiettivi.
Sarei ipocrita nel dire che con questa esperienza sia cambiato tutto, ma ė assolutamente vero che ora vedo le cose con occhi nuovi.
“Ciascuno di noi ė un essere ricco di infinite potenzialità che ci permettono di trasformare i sogni in realtà e creare il destino che vogliamo. Bisogna ritrovare la consapevolezza di questa capacità per riscoprire il potere di realizzare qualsiasi cosa desideriamo."
Il destino mi ha portato su quell'isola dove i pensieri (differenti) di noi volontari diventano cose.
Potrei raccontare svariati aneddoti successi su quella terra caraibica flagellata dal terremoto e povertà, o far vedere i mille sguardi di bimbi catturati con uno scatto. Pero non è solo questo l'Ayiti che ho provato...
Chiudendo gli  occhi e aprendo gli altri sensi mi riaffiorano alla mente gli odori, i rumori, emozioni e il rapporto umano che si è instaurato con le persone.
L'odore: il mix dello smog con quello della carne e platani, grigliati su piccole piastre e adagiati accanto alle fognature a cielo aperto.
Ma anche quello della terra secca, il profumo dei bananeti, il riso e fagioli mangiato nelle stanzette calde e colme di bambini.
Il rumore: dei clacson, delle risate assordanti dei bambini durante le attività e i loro pianti, le musiche, i sassi roventi che rotolano sotto i piedi scalzi, i lamenti delle caprette che accompagnavano i saluti dei ragazzi lungo le strade sterrate.
Inizi a farti trascinare dal vortice delle emozioni, dei colori, delle responsabilità, evadi dalla tecnologia, dal torpore di tutti quei beni materiali che la vita italiana ti propina. Ti immergi completamente in quella realtà per viverla, ma soprattutto, riesci a capirla nel modo giusto (o almeno ci provi).
E arrivi a chiederti mille perché, fare paragoni tra i due mondi, far fatica nel comprendere come facciano ad essere felici nonostante le difficoltà e gli stenti.
Ti arrabbi. Poi, però, arriva quella fase che io ho chiamato (e cercato) equilibrio.
Ti apre la mente e ti guida nel capire che “donare amore è l'unico modo sicuro per diventare ricchi nella vita"; che le piccole cose, le attenzioni, i gesti o consigli, qua si amplificano e ritornano più grandi di prima.
Riscopri cosa vuol dire la vera cooperazione per arrivare ad un obiettivo, il vero rapporto con le persone e lo splendore nel passare tempo con loro, condividere emozioni, paure e bellezza nel superarle insieme.
Capisci che ci sono svariate realtà e culture, modi di vivere o ragionare; ma se ci si spoglia da tutto quello che è superfluo e si ha il coraggio di buttarsi mettendo in luce tutte le proprie doti, capacità e bellezze interiori, si può realmente riscoprire il potere di realizzare qualsiasi cosa desideriamo per migliorare la nostra vita o aiutare quella degli altri.
Haiti per me è stato, è, e sarà l'avermi arricchito interiormente, aver ritrovato la strada da seguire per vivere la vita in modo più sereno, reale e felice. Mi ha ridato sicurezza nelle mie capacità, amicizie nuove ed inaspettate col desiderio di diffondere questa voglia di fare del bene attraverso ogni mezzo possibile agli altri incentivando questi viaggi di missione.

 

DANIELE PORRO

Da quando sono tornato la domanda che mi fanno più spesso è "Com'è Haiti?" Sembra la domanda più difficile del mondo, cerchi di dare una risposta, ma ciò che dici e spieghi non ti sembra mai sufficiente. Haiti è stata una vera e grande emozione, qualcosa di indescrivibile, che ti riempie l'anima. Non è stato solo un viaggio, ma un sogno. Adesso che sono in Italia e porto dentro di me questa esperienza, vivo meglio la mia vita. Mi sento pieno di energie e il mondo mi fa un po’ meno paura! Non cancellerò mai dalla memoria i loro occhi, così grandi e così espressivi. Se dovessi soffermarmi su tutto quello che mi è successo e che ho provato, dovrei scrivere un libro, ma non ci sono abbastanza parole. Posso solo dire che è stata una bellissima esperienza, dove ho conosciuto persone fantastiche che porterò sempre nel cuore.

 

LUISA ZINELLI

Grazie, grazie, grazie davvero dal profondo del cuore per avermi permesso di vivere un'esperienza di crescita e condivisione uniche e speciali! Davvero grazie! Sono consapevole che tutte le emozioni che ho vissuto e che abbiamo condivido insieme saranno un veicolo e un catalizzatore bellissimo per le prossime future avventure ed esperienze insieme! Sono davvero orgogliosa di essere stata parte del progetto Ayiti e spero di esserne ancora parte in futuro... Anzi, Massimo hai la mia parola e la mia disponibilità per un Ayiti bis e per tutte le altre "folli" e splendide esperienze che seguiranno! Siamo tutti delle piccole matitine nelle mani di una mano più grande e meravigliosa (come diceva una grande piccola meravigliosa Donna!)... Chissà quanto bene possiamo dare con il nostro sorriso e con la nostra energia positiva, che non ha paura della fatica e di fare il bene...
Grazie davvero a tutti... A te MASSIMO per il sostegno sempre presente e per averci fatto sentire parte di un gruppo splendido; a VALE e a ELISA per il notevole senso di responsabilità e per l'organizzazione delle giornate e dell'intero progetto, che posso solo immaginare sia stato una cosa colossale e davvero molto complicata; a ELENA per la sua spiritualità sempre molto toccante e assolutamente indispensabile; a LUKINO che con grande senso di responsabilità ci ha portati sani e salvi a Port au Prince nel viaggio di andata... Non era facile! a CICCIO PASTICCIO (grande Andrea!) per la sua allegria contagiosa; alla DOTTORESSA sempre disponibile ad ascoltare tutti i nostri malesseri fisici ed emotivi.
Grazie a tutti i volontari e coordinatori, ragazzi splendidi con i quali mi sono trovata benissimo. E' incredibile come si possa legare così con delle persone che nemmeno due mesi prima conoscevi. Spero di non essermi dimentica di nessuno. Grazie davvero a tutti! Di cuore. Queste sono le esperienze dove la condivisione fa creare delle amicizie vere e forti, che durano nel tempo. E' proprio nei momenti di difficoltà che chi è pronto a tendere la mano riceve più di quanto si possa aspettare. Grande esperienza di crescita. Grande esperienza di vita. Grazie CSI. Grazie a tutti! Il mio è un arrivederci a presto!! Nuove bellissime "sfide" sportive ci attendono tutti insieme col sorriso, con la testa, con il cuore...

 

PAOLA AMADEO

Come ben sai è difficile spiegare com'è Haiti, per ognuno di noi, anche a distanza di settimane. Insomma quello che mi viene da dirti è solo un banale bellissimo, indescrivibile, con tanto di sorriso da ebete e occhi che guardano in alto per non incrociare sguardi che non potrebbero capire fino in fondo quello che hai nel cuore...
Viverlo con tante persone, sulla "stessa barca" è stata una cosa che mi ha aiutato molto... la prima settimana con gli altri sei educatori mi ha aiutato tantissimo a stabilizzare il turbinio di emozioni che mi hanno travolta appena arrivati: afa, polvere, neri, neri ovunque, sporcizia, povertá, macerie, altri neri.
Fino a quando non abbiamo incontrato i primi bambini; cavolo ero proprio scioccata, pensavo di sapere più o meno quello che mi sarebbe aspettato, ma mi hanno sorpresa le emozioni, la capacitá del mio cuore di essere tanto vulnerabile, ancora, dopo anni di barriere.
A Corail, prima visita fuori dal centro, ho lasciato tutto. Ringrazio chi ha deciso di “buttarmi lì” per due settimane e mezzo!
Ho fatto cose che neanche immaginavo di essere in grado di fare.. La prima cosa che mi ha stupito di quel posto è stata l'imprevedibilità. E io odio non avere perlomeno un minimo di ordine, idea, schema. Ad Haiti si vive alla giornata, specialmente a Corail, dove un giorno non ci sono bambini, l'altro fatichi a contenerli. Il gioco di squadra è stato fondamentale. Ci siamo trovati tutti straordinariamente in linea, ci completavamo a vicenda. Ci sono stati momenti di tensione e stanchezza, ma nascevano e morivano lì. Insomma saranno stati Haiti e la sua aria, ma non mi sono mai trovata così tanto in linea con le persone. Mi sono davvero sentita a casa, pur a migliaia di km da Milano... Il caos tipico della capitale è la cosa che mi manca di più: tornare e vedere strade silenziose, asfaltate, pulite, gente che, disciplinata, cammina per la propria meta. È qualcosa di oscenamente ordinato. Adesso l'ordine mi fa quasi strano, insomma, ti senti straniero nella civiltá.
Haiti mi ha donato occhi diversi, mi ha distrutto tutto il mondo nel quale vivevo. Le cose più banali ora sono le più preziose! Mi fermo di più al parco a guardare i bambini giocare, guardo meno il telefono in metropolitana, sorrido, sorrido sempre! Rientrare in università, in mezzo a borse di Hermes e competizione, mi fa sentire diversa, fortunata. E sentire i miei amici dell'università curiosi della follia di Haiti, ecco sembra una gocciolina di speranza e di cuore in un mondo cieco di profitto e autorealizzazione.
È come essere partiti, aver donato tanto, aver ricevuto tantissimo; e adesso? Mi accorgo che il nostro mondo ha più bisogno di "Haiti" piuttosto che il contrario. Può esserci missione di cuore anche qua. E il "qua" ha più soldi di Haiti, ma decisamente meno anima. Dov'è il sale, il succo della vita vera?
Mi sembra di trovare più squallore tra queste vie asfaltate e pulite piuttosto che nella sporcizia e povertà della rue Nationale. Dipende tutto dai punti di vista, noi blanche abbiamo tanto quanto loro da imparare.
E adesso penso: come potremmo contribuire ancora di più, a questa piccola folle goccia nell'oceano?
Ho avvertito, soprattutto da parte degli animatori di Corail, il desiderio di fare "squadra", ovvero, di creare rapporti sinceri, veri, tra tutta la rete di magliette arancioni. Sarebbe una cosa bella affidare ai "capi" (penso a padre Isaia, Federica e Simone o anche soltanto agli haitiani più svegli come Wikinson) la missione di creare incontri e una rete di comunicazione tra i vari animatori. Anche per far sì che poi maturino vere amicizie, collaborazioni, aiuti reciproci.
Sto pensando ad una follia, tanto impossibile, quanto ambiziosa: fare un gemellaggio tra animatori, far sì che uno o due di Mare Rouge, che magari non sono mai stati in capitale, possano venire e stare al centro o in casa di altri animatori e vivere un po' la loro vita. Vedere e constatare che c'è dell’altro oltre al loro piccolo villaggio. E far accorgere gli altri che sono fortunati, hanno mezzi e possibilità di fare qualcosa per la propria comunità.
Questa idea è sorta un po' insieme a Giulia, parlando delle due Haiti che abbiamo vissuto. Sognando un po', insomma. Servirebbe a tutti!
Sto immaginando Haiti in tanti paesi diversi, una rete di volontari che aumenta sempre di più: in un anno siamo aumentati più della metà. Vuol dire che con la campagna di sensibilizzazione di Facebook, le varie sponsorizzazioni e le nostre testimonianze, sono servite. Al primo incontro di formazione potranno esserci 150 persone (eravamo in 70 il primo incontro!). Potremmo fare bene ovunque. La goccia diventerebbe sempre più carica di acqua. È un bel sogno, ma spero che un giorno possa avverarsi. Nel frattempo, ne stiamo già vivendo uno indescrivibile. Ecco, grazie.

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