CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

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Csi e Icam insieme, a favore delle mamme detenute

C’è davvero un mondo tra le mura delle strutture penitenziarie della provincia milanese e monzese. Non solo per le diverse etnie e culture dei detenuti, ma per le sfumature che colorano le loro vite, le esperienze, le situazioni. Dopo la decennale attività sportiva calcistica aperta nel carcere di San Vittore e in quello di Monza, e dopo la neonata esperienza con i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile Beccaria, il Progetto Carcere del Csi Milano si accosta da oggi anche al mondo delle detenute, delle mamme in particolare. Un universo parallelo quello dell’Icam, dove le celle sono stanze accoglienti destinate alle “ospiti”, come le chiama delicatamente l’attenta responsabile Marianna Grimaldi, e ai loro bimbi di 3 e 4 anni, dove gli agenti sono in borghese e non ci sono sbarre. In un ambiente colorato e pieno di disegni, la vita e la legge che valgono per tutte sono però quelle del carcere. Qui le donne hanno piena consapevolezza della loro responsabilità di madri, quando il bambino è con loro, e di detenute, quando il loro piccolo è all’asilo o alla scuola materna. Daniela Roverselli della Formazione Csi Milano e Magni Giorgia responsabile del Progetto Carcere per il comitato milanese, hanno incontrato lunedì 16 ottobre le responsabili, le coordinatrici e le detenute dell’Icam, sedendosi a chiacchierare per un’ora molto intensa. E’ parso subito chiaro come gli interni sgargianti e rilassanti della struttura stridessero con la condizione di vita di donne per lo più abbandonate a loro stesse, senza famiglie di supporto all’esterno e con bimbi piccoli da crescere. “Sono persone che abbiamo imparato ad ammirare come donne e come madri” ha spiegato Marianna Grimaldi “Riconoscono l’errore del passato, ma sono pienamente consapevoli delle loro responsabilità ora come ora, e qui dentro fanno tutto loro, dai pasti alle pulizie, dal cucito al bucato”. In questo contesto ecco che lo Sport si fa largo ancora una volta ad aprire squarci di normalità, la cosa più preziosa cui si possa aspirare in un reparto detentivo. L’intervento del Csi Milano porterà attività fisica declinata in incontri settimanali durante i quali un’insegnante proporrà lezioni di pilates, yoga, step, zumba, rilassamento, ginnastica dolce, e qualsiasi attività che ridia alle donne uno spazio di contatto con la propria persona, la propria figura, un momento in cui prendersi cura di sé,  e riacquisire consapevolezza del proprio corpo, del movimento che è salute e benessere psicofisico. E’ questo un aspetto per nulla marginale nella condizione detentiva delle donne, che spesso perdono la percezione positiva di loro stesse, diventano più fragili e leggendo come irreversibile il processo che le ha viste protagoniste al di fuori del carcere. Durante l’incontro all’Icam, è emersa chiaramente la necessità delle mamme di leggersi come donne, di dedicarsi ad attività fisiche e a sport come la pallavolo ad esempio, che nel piccolo cortile non possono praticare a causa del fondo in cemento sdrucciolo. Il rischio di farsi male è un pericolo che non possono correre con bimbi piccoli da crescere e una vita da ricominciare. Uscendo dall’Icam ci si trova davanti all’ingresso di un ospedale milanese specializzato proprio in nascite, e vedendo le madri uscire dall’ospedale, pensando a quelle incontrate da poco nella struttura, è chiaro come non ci fosse alcuna differenza, se non le pieghe che può assumere una vita quando povertà, solitudine o violenze bussano alla porta. Ma lo sport è speranza, e queste donne dell’Icam sono pronte ad accoglierla.

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