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Carcere e sport: fare squadra riabilita

Al convegno presso il Palazzo della Regione, tra i relatori Achini, Pagano, Perri, Parisi e Pizzul


 

C’erano davvero tutte le istituzioni del mondo politico, sportivo e penitenziario, al convegno Sport e Carcere che ha concluso l’esperienza targata CSI “Liberi di Giocare”. Luigi Pagano, Provveditore alle carceri di Lombardia Piemonte e Liguria, Gian Antonio Girelli, Presidente della Commissione Speciale Carceri di Regione Lombardia, il consigliere regionale Fabio Pizzul, il Presidente regionale del CONI Lombardia Oreste Perri, e poi il direttore del carcere di Bollate, Dottor Parisi e la vicedirettrice del carcere di San Vittore, Dottoressa Mazzotta.

E’ dunque alla presenza delle più importanti autorità che il Presidente del Comitato di Milano, Massimo Achini, ha potuto illustrare l’importanza del percorso svolto nelle carceri, invitando gli illustri relatori a testimoniare quanto sia fondamentale investire sull’attività sportiva negli istituti penitenziari, contando sul supporto delle associazioni, degli enti di promozione sportiva e del volontariato. «Lo sport in carcere va al di là del semplice aspetto di attività motoria - ha spiegato il Provveditore Pagano, da sempre sostenitore dello sport dietro le sbarre -; è ovviamente strumento di benessere fisico, ma soprattutto psichico, e consente di far passare forti messaggi educativi a chi non è mai stato abituato a lavorare con gli altri, a chi ha condotto sempre una vita piuttosto isolata e desolata, come i tossicodipendenti ad esempio. Giocare di squadra, fare gruppo, fidarsi degli altri è un aspetto rieducativo fondamentale di queste attività, che poi sono anche, e semplicemente, momenti di sano divertimento in un luogo dove divertirsi è l’ultima delle possibilità. Ringrazio chiunque ha collaborato a questi percorsi nel nome di una comune condivisione di intenti».

Riprende e sottolinea il concetto anche Parisi, direttore dell’istituto di pena di Bollate: «È fondamentale concepire lo sport in carcere non come evento sporadico ma come attività strutturata, per via di una valenza educativa altissima. Noi abbiamo sperimentato eventi sportivi all’esterno, e l’uscita dei detenuti è stata funzionale non solo a loro, ma anche al pubblico e alla società che con loro si raffrontava in un contesto aperto e di normalità, e non è mai accaduto nulla di anche solo lontanamente spiacevole».

Fabio Pizzul, che ha moderato l’incontro, ha incalzato tutti i premiati della serata, con domande sul loro vissuto legato allo sport in carcere, a partire da Don Claudio Burgio cappellano del carcere minorile Beccaria, che sta vivendo da vicino quanto il calcio stia facendo bene ai giovanissimi detenuti, soprattutto da quando è nata la prima squadra interna allenata proprio dal presidente del CSI Milano, Massimo Achini.

Suor Anna invece, volontaria a San Vittore, ha testimoniato il bisogno dei giovani adulti di svolgere attività fisica all’aperto, tanto che è lei ad arbitrarli in improvvisate partite di calcetto durante la settimana, con regole precise cui la Suora non intende rinunciare e verso le quali i ragazzi sembrano portare il massimo del rispetto.

Prezioso è stato anche l’intervento di Sabrina Commis per Fondazione Cannavò che da anni ormai è punto di riferimento per i progetti nelle carceri lombarde. A chiusura di incontro un importante riconoscimento è andato ai volontari del CSI Milano Luigi Bassani e Paolo Lattuada, impegnati da diverso tempo nel Progetto Carcere. Fabio Pizzul, da anni convinto sostenitore dello sport in carcere e promotore di più di un’iniziativa di rilievo, ha ricevuto anch’egli un riconoscimento da parte del Centro Sportivo Italiano.

Tra tutti questi volti noti e nomi importanti però, ha brillato la luce di una testimonianza semplice ma imprescindibile, quella di due società CSI che hanno partecipato al progetto carcere disputando diverse partite di campionato nelle carceri monzesi e milanesi. Lo Sporting Club Birone e il Vittoria Junior, hanno infatti ricevuto targa ed encomio per la particolare passione, sensibilità umana ed energia con cui hanno dato vita alla loro esperienza al servizio dei loro coetanei reclusi. L’augurio sia del neo Presidente della Commissione Speciale Carceri lombarda, sia del Presidente Achini, è che l’investimento su queste attività e questi progetti non si esaurisca e che il supporto e la lungimiranza nel predisporre eventi e percorsi rieducativi attraverso lo sport, siano sempre un punto chiave delle politiche sociali.

Giorgia Magni

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