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Delpini agli sportivi: "Faccio il tifo per voi"

Una serata ricca di testimonianze e riflessioni

 

«Sono fiero di voi, vi incoraggio, faccio il tifo per voi». Nelle tre parole che risuonano nel Palameda in festa, c’è tutta l’ammirazione e la riconoscenza dell’Arcivescovo per coloro che praticano e si adoperano per quello sport che definisce «uno straordinario strumento di crescita e di educazione».

Nel tradizionale incontro con il mondo sportivo, promosso dal Servizio diocesano per l’Oratorio e lo Sport, lunedì 18 ottobre al Palameda – che finalmente torna ad avere come cornice un palazzetto, appunto la struttura della città di Meda -, l’entusiasmo per una ripartenza attesa, come spiega don Stefano Guidi, responsabile del Servizio, e per le tante testimonianze che esemplificano al meglio il titolo della serata, “Lo sport insegna a crescere”, si tocca con mano. E non solo per i frequenti applausi dei tanti che non hanno voluto mancare all’appuntamento con l’Arcivescovo – a ribadire l’attenzione che da sempre la Chiesa ambrosiana riserva a questo mondo -, ma anche ciò che viene detto e raccontato, attraverso storie personali diverse, di sacrificio e di impegno, di successo internazionale e di fatica quotidiana.

«Io sono fiero di voi – dice, infatti, l’Arcivescovo -, fiero di chi si dedica a coltivare lo sport, degli allenatori, dei dirigenti, di coloro che curano le strutture, di questo investimento che le comunità cristiane hanno fatto, quando magari le strutture pubbliche non avevano le possibilità e la lungimiranza per farlo, perché lo sport ha una valenza educativa straordinaria, soprattutto in alcune età della vita. Sono fiero di questa intuizione che i laici cristiani e i preti hanno avuto per far sì che i ragazzi potessero giocare insieme, imparando le regole, il gusto della vittoria l’accettazione della sconfitta. Fiero di questa idea che noi abbiamo di una parrocchia che è fatta dalla chiesa, dagli spazi per gli incontri formativi e del catechismo e di campi di gioco. Lo sport non è tutto, ma il tutto non è completo se non c’è lo sport. Noi, con i nostri campi un po’ acciaccati, abbiamo aiutato a giocare tutti, non solo i campioni, gli eccellenti o quelli che avevano un fisico predisposto. Tutto questo è frutto di una storia e la memoria aiuta l’entusiasmo».

Poi, la seconda parola, l’incoraggiamento. «Vi incoraggio a vivere questa ripartenza come gente che ha imparato le parole di stasera, che ha imparato a mettere insieme la passione con il sacrificio, il talento con il limite, l’io con il noi. La pratica sportiva è una risorsa straordinaria per ripartire, per avere la capacità di scuotersi dall’inerzia, da una specie di grigiore e di malavoglia cronica. Vi incoraggio a ripartire non da soli. Ci sono tanti adolescenti che stentano a riprendere i ritmi normali di studio, di vita, di frequenza alla Messa domenicale: abbiate gli occhi per cercarli, motivateli, dite loro che la vita è bella, merita di essere vissuta in pieno e che ciascuno ha in sé delle risorse che, se non vengono messe a servizio, marciscono. Vi incoraggio a ripartire non come gente che ha solo la frenesia di recuperare ciò che si è perso, ma per essere fermento di una società nuova, diversa, per imparare la saggezza che assimila la lezione della nostra fragilità e non si lascia chiudere nel limite perché custodisce la voglia di sognare. Gente che ha voglia di far nascere luoghi dove lo sport non sia solo il messaggio di chi vuole guadagnarci, dove la cura per il corpo non sia imprigionata nell’esibizionismo: ripartire non per una rivincita, non per ambizione, ma per una società in cui i valori diventino un clima, una conversazione quotidiana, un’amicizia».

Infine, la terza indicazione: «Io faccio il tifo per voi, non amo le squadre che hanno risonanza mediatica spropositata o capitali enormi da sperperare; io non mi interesso delle grandi competizioni, a me piace vedere la gente che gioca non perché fa soldi, ma perché è in una squadra, che si vanta di aver una divisa non perché dà prestigio sociale, ma perché dà un senso di appartenenza, perché si gioca insieme. Ho voglia di scrivere una lettera, e lo farò, ai capitani, dopo quella ai dirigenti e ai mister».


Altro sull'incontro dell'Arcivescovo Delpini con il mondo dello sport, al seguente LINK

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