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DIARIO DI BORDO DI UN FORMATORE CSI IN CINA

a cura di Daniele Tacchini

Nell’aprile del 1272, i mercanti Matteo e Niccolò, con al seguito suo figlio Marco di appena 21 anni, intrapresero un viaggio che segnò la storia dell’umanità.

Cominciarono a percorrere la via della seta, per gli scambi del prezioso tessuto tra l’Europa, di cui Venezia era un porto di primaria importanza, e la lontanissima e quasi sconosciuta Cina, governata dal nipote di Gengis Khan, Kubilai. Il viaggio durò circa 3 anni e mezzo, tra mille peripezie, spostandosi sulla terraferma e in mare, sfuggendo a predoni e incontrando popolazioni dagli usi e costumi fino ad allora impensabili. Il giovane Marco, al cospetto di Kubilai, fece un’impressione positiva, tale per cui, rimase nei successivi 20 anni come suo emissario e consigliere. Nel 1295 tornarono a Venezia, dopo un’assenza di 24 anni, dove Marco scrisse “il Milione” in cui descrisse il suo fantastico viaggio e consegnò alla storia la collaborazione tra i due popoli.

Qualche secolo dopo, è capitato anche a me di andare in questo grande Paese (IL “Regno di Mezzo”). Un’estensione di quasi 10 milioni di km quadrati, 1,4 miliardi di persone distribuite su 10 città che vantano più di 10 milioni di persone (100 più di 1 milione), che lasciano parecchio del territorio all’agricoltura con villaggi e paesaggi mozzafiato.  Il mio viaggio è durato circa 11 ore e nei 3 anni che sono serviti a Marco Polo, vi sono stato già 8 volte.

 

Questo Diario è iniziato quasi per gioco, nel primo viaggio e adesso, soprattutto per i cinesi che leggono costantemente il sito CSI Milano, è diventato un appuntamento irrinunciabile. Ottavo viaggio che corrisponde all’ottavo corso (7 di primo livello), con ormai quasi 500 allenatori qualificati e tesserati. Le modalità sono le solite (vedi gli altri “diari”), così come la presenza, l’attenzione e i risultati. Non voglio tediare gli affezionati lettori, mi limiterò a elencare alcune curiosità o dati che sono emersi questa volta:

  • 33 partecipanti provenienti da tutta la Cina, soprattutto dalle zone di Pechino, Tianjn, Shangaj e le province del sud ovest del Paese
  • La “forbice anagrafica” più ampia in assoluto: un tecnico ha 18 anni (21/10/2001) e un altro 70 (22/07/1959)!
  • Un plauso al già citato 70enne, una vita tra Cina e USA, si presenta con la moglie, che pazientemente attende la fine delle lezioni, ma soprattutto si butta in tutte le esercitazioni pratiche che devono essere il frutto di una vita di attività fisica e ginseng!
  • Un tecnico si presenta in campo con la maglia del Cameroun: mia pronta risata perché un cinese con la maglia del Cameroun è alquanto singolare. Lui mi fredda con una battuta, dicendo che era quella più scontata del negozio, ma poi il giorno dopo mi illumina, con una bella maglia bianconera della Juventus.
  • Ancora una ragazza presente (ormai è presenza fissa e gradita, almeno una componente femminile a ogni corso)
  • Un tecnico, Bin, ha già frequentato con ottimi risultati i corsi di 1 e 2 livello, nonché quello del portiere. Nonostante ciò, si presenta anche a questo corso dicendo di voler fare un aggiornamento. Frequenta tutte le lezioni, partecipando con domande e attività pratiche… più di un corsista ormai un collaboratore!

 

 

Giovedì, il giorno prima dell’esame, ho avuto la possibilità con alcuni corsisti di assistere a una gara di campionato di serie A tra Tianjn Quanjai e Shangaj Shenhua. Anche qui alcune curiosità che possono interessare i tecnici italiani:

  • La Nike sponsorizza tutta la serie A cinese. Si parla di un contratto di 10 anni a partire dal 2019, in cui si investiranno 290 milioni di euro per vestire le 16 squadre della Super league e 105 per la Federazione Cinese.
  • Il campionato vede al primo posto l’onnipotente Guanzhou Evergrande Hengda di Cannavaro, già di Lippi (che pur essendo in Nazionale vanta ancora un ruolo di consulente societario alla Hengda), che ha nella sua rosa 8/9 elementi della nazionale, di cui alcuni naturalizzati cinesi. Al secondo posto il Pechino.
  • La gara finisce 2-2, il livello è basso, come il nostro calcio d’agosto (anche se da loro il campionato inizia a gennaio e quindi siamo oltre la metà)
  • Livello tecnico e tattico abbastanza approssimativo, i due tecnici, entrambi coreani (quello del Shangaj è stato l’allenatore più giovane del Tianjin) non riescono a disegnare una tattica collettiva “pulita”, ordinata in un modulo chiaro (si passa da un 433, a un 4231, a un 442 non in maniera organizzata ma spesso a seconda della palla o dell’errore commesso). Errori in appoggio, in costruzione, ogni tanto una bella “palla lunga e pedalare”, molto agonismo.
  • Dopo qualche minuto spicca un esterno a sinistra, ma destro, veloce, rapido che si distingue per qualche uno contro uno. La distanza non mi permette di leggere il nome sulla maglia. Chiedo lumi e scopro che è il “nostro” El Sharawy, che un mese fa ha fatto questa scelta di vita, ed economica, misurandosi con un calcio che, una volta in forma, dovrebbe vederlo protagonista.
  • Alcuni stranieri per entrambi, a Tianjn giocano due brasiiani di medio livello (Leonardo e Renatinho) e qualche coreano; nel Shangaj, oltre a Stephan, giocano due brasiliani in difesa di basso profilo e una mezza punta colombiana, che ha tutto tranne che del colombiano: Giovanni Moreno, 1,90, bianco, longilineo, abbastanza lento, buona tecnica.
  • Moreno e El Sharawy segnano per gli ospiti, mentre per i locali il primo gol lo segna il centravanti della nazionale cinese Yang Xu, a mio avviso un ottimo elemento (simile per caparbietà e fisicità a Higuain). Per me farebbe bene anche in Italia. Da segnalare anche il portiere locale, Jingqi Fang, anche lui nella nazionale di Lippi, elemento utile anche da noi.
  • Stadio bellissimo, nuovo, 65000 posti ma solo un 7/8000 presenze, forse perché le due squadre veleggiano a metà classifica e il calcio estero “prende” di più via internet e televisione. I locali tra l’altro, non navigano in buone acque, la proprietà ha avuto problemi economici e hanno tagliato gi stipendi più pesanti, tra cui quello di Pato, che era la stella locale, tornato in Brasile. Impressiona nello stadio la pulizia: c’è personale ovunque, come in generale in ogni strada della città, anche quelle periferiche; non manca mai un gruppo di uomini e donne che tagliano l’erba delle siepi, sistemano le aiuole, raccolgono le cartacce. A tratti è impressionante come città di tali dimensioni, mantengano un grado di ordine e pulizia vicina alle cittadine svizzere. Nello stadio, come in tutte le strutture pubbliche, sono presenti 24 ore su 24, custodi e personale statale. In particolare qui c’è una massiccia presenza dell’esercito, sull’attenti a inizio gara all’alzabandiera (tutti i giorni, anche in televisione, alle 7 del mattino e alle 6 del pomeriggio), e della forza locale o Stuart. 

Prima di partire c’è tempo di concretizzare un progetto che con il top manager Liusheng e il fidato tuttofare Wang Lei, abbiamo elaborato da qualche mese. La realizzazione di un testo di esercizi e sedute per i tecnici locali delle academy e delle scuole. Pronti via, Liusheng ha contattato un editore e organizzato un allenamento con i bambini della società di Bin, con il quale abbiamo girato un video promozionale di alcuni esercizi. Un bello spot per il nostro calcio e l’attività che continua nella terra del Sol Levante.

Venerdì, ultimo giorno, esame con buona media (il migliore 41/45 il peggiore 26/45 ma una media del 36/45), ma soprattutto 33 nuovi amici, testimoni che un calcio diverso si può. Uno sport che unisce i popoli oltre le distanze, le religioni, le idee politiche, gli usi e costumi. Un’unicità di intenti che si traduce nel voler uno sport più adeguato ai bambini, studiando dove nel mondo sono più avanti in questo campo. Tanti allenatori presenti hanno frequentato in Cina corsi con le federazioni tedesca e spagnola, che monopolizzano il mercato della formazione. Tutti hanno affermato di essere stati colpiti dalla differenza di atteggiamento, di proposta e di approccio con i ragazzi, che il CSI propone da anni. Una bella rivincita contro due delle Federazioni più forti del mondo.

Forse Marco Polo, 800 anni fa, prima di partire aveva fatto un corso CSI!

Alla prossima.

Daniele

 

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