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I giovani, energia rinnovabile del mondo di oggi

"Ho cominciato a camminare, a camminare tanto per le strade del mondo..."

Nello scorso weekend abbiamo riunito il gruppo giovani del CSI Milano. Due giornate intense. Alla sera un momento di riflessione e spiritualità. Giulia ha scritto questo testo che vorrei condividere con tutti voi. Immaginatelo letto (meglio, recitato) la sera al buio illuminato solo da qualche piccola luce e dagli occhi accesi dei nostri giovani.
 

“Io non lo so, non lo so proprio quando ho deciso di diventare quello che sono.

Credo di essermi svegliato, una mattina, e aver guardato il mondo un po’ di più.

C’era qualcosa che non mi piaceva, in questo mondo qui.. c’era qualcosa di stonato, una nota fuori posto, un colore troppo spento su una tela luminosa.

Mi sono sentito come quando, al buio, sali le scale di un palazzo che non conosci... e non sai mai se quel gradino, quel dannato gradino, è l’ultimo davvero. E fai quel passo in più, sollevi un po’ la gamba, rimani sospeso per un attimo, e poi? E poi niente, il tuo piede non trova nulla.. cade nel vuoto, scivola sul pavimento.

Cosa provi, in quel momento?

Smarrimento? Delusione? Vergogna? ..o ti viene semplicemente da sorridere di te stesso?

Io credo che la maggior parte di voi lasci perdere, quasi subito, e vada avanti a brancolare nel buio..

Anche io ero così. In fin dei conti.. è soltanto un gradino mancante in cima ad una scala.

Non so cosa sia successo quella mattina, mi sono svegliato e ho sentito che questo mondo qui ha bisogno di gente che non “lascia perdere”. Ha bisogno di gente che per quel gradino mancante si arrabbia, si arrabbia davvero. Si arrabbia con se stessa per essere stata tanto stupida da non accendere la luce. Si arrabbia con quella scala, per essersi fermata proprio lì. Si arrabbia con il buio, perché ha generato smarrimento. E si arrabbia con chi, nel buio, decide di starci.. soltanto perché non ha voglia di accendere la luce.

Io quella mattina ho cambiato idea, voglio essere uno di quelli di cui questo mondo ha bisogno. Uno di quelli che non sono nati per lasciar perdere.

Ho cominciato a camminare, a camminare tanto per le strade del mondo.. e guardare, guardare davvero, non con lo sguardo distratto di chi la luce non la accende mai.

Eh, sapessi quante ne o viste! Ho visto tante cose. Ho visto tante persone..

Ne ho viste alcune andare sempre di fretta, e non avere tempo per il profumo del caffè la mattina.

Ne ho viste altre guardare sempre per terra, per paura di inciampare nei fili delle relazioni.

Ho visto persone con le cuffie nelle orecchie, per non sentire il rumore di quello che non va.

Ne ho viste altre con gli occhiali scuri, perché guardarsi negli occhi può essere pericoloso.. non si sa mai che qualcuno possa innamorarsi.

Ho visto persone un po’ bizzarre, con i volti colorati per sembrare straniere agli occhi dei fratelli.

Ne ho viste altre stare in silenzio di fronte alle ingiustizie, perché in fin dei conti, si sta bene così.

Ho visto persone in cerca di qualcosa di prezioso.. tornare a casa a mani vuote.

Ne ho viste altre che hanno perso la capacità di cercare, perché tanto, non c’è niente per cui valga davvero la pena.

Ne ho viste tante di persone quaggiù.. ma solo una mi ha colpito.

Era un uomo, un uomo che non faceva altro che camminare avanti indietro per un campo, gettando semi tra zolle di terra arida.

Avanti e indietro, su e giù.. così per tutto il giorno, ogni giorno.

L’ho osservato per un po’ di tempo, chiedendomi che senso avesse quel suo continuo seminare tra zolle così aride, su quel campo a cui sembrava che dei suoi semi non importasse proprio nulla.

Un giorno mi sono deciso.. mi sono avvicinato e gliel’ho chiesto: Ehi tu, buon’uomo! Perché getti quei semi tra la terra? Non vedi, che non le importa nulla?

Non si è fermato, quello strano ometto seminatore.. ha continuato a gettare i suoi semi, e con voce bassa ma decisa mi ha risposto: “Sai ragazzo, sono anni che semino tra queste zolle.. lo vedi anche tu, com’è arida questa terra. Ma un giorno, qualche tempo fa, è passata di qui una tempesta, ha bagnato questi solchi, ed è spuntata una piccola fogliolina verde. Proprio laggiù vedi?”

“Una soltanto in tutti questi anni?” ho domandato.

“Si, una soltanto..” mi ha risposto.. e dopo un momento di pausa ha aggiunto : “Ma non è detto, ragazzo, che non ne spuntino altre.”

E abbassato il capo, ha ripreso a seminare.

Quel giorno ho deciso cosa volevo essere. Ho capito di cosa aveva bisogno questo mondo di gente frettolosa e distratta: Di seminatori.

Seminatori di speranza, seminatori di pazienza, seminatori di gioia e di buona volontà. Seminatori di energia, instancabili seminatori..

Seminatori di lotte, seminatori di idee rivoluzionarie e di piccoli cambiamenti. Seminatori di giustizia e tenerezza. Seminatori di cura, seminatori di bellezza. Seminatori di stupore e di meraviglia.

Seminatori di amore.

Seminatori di misericordia.

Seminatori di gratuità.

Io voglio essere, in questo mondo, un seminatore.

Perché l’ho visto, ho visto coi miei occhi, con questi occhi, che una fogliolina, una sola foglia verde tra le zolle aride di un campo, vale tutta la felicità di un uomo.

 … Sono tornato da quell’uomo sul campo di zolle aride, diversi anni dopo.. il seminatore era ancora lì. Gli ho chiesto cosa fosse cambiato, se fossero spuntate altre foglie, o magari qualche spiga di grano...

Questa volta ha alzato il capo, mi ha guardato negli occhi e con il suo solito tono tranquillo mi ha detto: “Semina ragazzo, semina... non pensare al raccolto”.

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