CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

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Da San Vittore una testimonianza di vera sportività

C'è sempre da imparare, anche dagli amici del carcere di San Vittore

Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto questa lettera da parte di un nostro osservatore di campo. Proprio per la bella testimonianza, volentieri la condividiamo con voi.

“Il 14 maggio scorso ho letto, con grande attenzione, l'articolo di Giorgia Magni sulla pagina che Avvenire mette a disposizione del Centro Sportivo Italiano, sull'importanza del ruolo dello sport e delle attività agonistiche svolte dai detenuti nel carcere di San Vittore.
Il contenuto dell'articolo mi ha spinto a scrivervi questo "aneddoto" successo domenica scorsa fra due squadre del campionato open a 7 primaverile fra i ragazzi del carcere di San Vittore e i Vittoria Junior 2012 (terminata 2-2).
Durante il primo tempo, sul risultato di 0 - 2 per gli ospiti, l'arbitro assegna un calcio di rigore per i Vittoria. Tutti si meravigliano per la decisione presa perché il rigore era molto, molto dubbio. L'allenatore della Vittoria, in accordo con i giocatori, decidono di calciare lo stesso il rigore, ma di sbagliarlo appositamente. Il tiro, quindi, esce lentamente fuori dai pali accompagnato da un grande applauso di tutto il pubblico per il gesto di fair play.
Nel secondo tempo la squadra di casa con un grande impegno raggiunge il pareggio e a pochi minuti dalla fine si capovolge la situazione accaduta nel primo tempo. Un fallo di mano fischiato dall'arbitro viene punito con un calcio di rigore a favore dei San Victory Boys, ma tutti sono convinti che fosse accaduto fuori area.
E' bastato uno sguardo fra il capitano del San Victory e il loro allenatore per prendere una decisione. La palla sul dischetto e il tiro... anche questo lentamente fuori dallo specchio della porta fra uno scrosciante applauso di tutti.
Io sono un "vecchio" arbitro del CSI dal 1959 e ora svolgo la mia attività di volontariato come osservatore di campo e arbitro. Ho visto tante partite e tante decisioni giuste e ingiuste, ma questo atto di fair play mi ha molto toccato dimostrando che lo sport, ovunque esso praticato (anche in luoghi meno sospetti come le mura di un carcere), permette ad ogni persona di manifestare le proprie doti migliori. C'è sempre da imparare, anche dagli amici del carcere di San Vittore”.
Alessandro Fumagalli

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