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Viaggio nell’infinitamente complicato mondo delle palestre scolastiche

Proseguiamo il nostro viaggio nei problemi delle società sportive. Settimana scorsa abbiamo parlato di burocrazia. Oggi di impiantistica scolastica.

Quello delle "palestre delle scuole" è un tema che assomiglia ad un labirinto. Più o meno funziona così.

Se parliamo di palestre di scuole elementari o medie l’interlocutore è il Comune. Se invece parliamo di palestre di scuole superiori e dintorni, l’interlocutore diventa la Città Metropolitana.

Sino a qui nulla di grave.

Se parliamo di palestre che sono "staccate" dal plesso scolastico si è fatto "bingo", perchè si può pensare addirittura di avere le chiavi e di entrare e uscire in libertà. Se parliamo di palestre che sono "dentro" la scuola si diventa tutti "schiavi" della mitica figura del bidello: senza di lui impossibile entrare!

Il bidello è pagato dalle istituzioni pubbliche per il suo lavoro, ma è pagato una miseria. E se non viene lui, non si entra. Ecco allora che "scatta" l’inventivo per il bidello. Chi lo paga in nero; chi lo tessera per la sua società sportiva per farlo diventare un suo collaboratore, chi ci litiga e così si ritrova sempre con la palestra sporca...

Ma il bello viene in fase di "assegnazione" della palestra. Immaginate che la società sportiva Pippo faccia richiesta per la palestra il martedì dalle 20 alle 22. E immaginate che anche la società sportiva Pluto faccia esattamente la stessa richiesta. A chi andrà la palestra? In un Paese civile uno pensa ad un bel regolamento con criteri "chiari e oggettivi" che determinano l’assegnazione. Bene, in qualche Comune illuminato funziona esattamente così! Ma nella stragrande maggioranza dei casi è un bel "terno al lotto" perchè di veri criteri chiari e oggettivi non ne esistono.

C’è poi l’amarezza delle ore "buttate via". Da un lato palestre scolastiche che per mille motivi (legati alla burocrazia) non sono "aperte" per tutte le ore potenzialmente disponibili (con la fame di ore palestre che c è in giro anche solo qualche ora di palestra vuota è un vero peccato). Dall’altro, società sportive "scriteriate" che all’inizio dell’anno prenotano le ore e poi non le utilizzano (perché la squadra si disfa, perchè non si allenano, ecc.). Non è finita qui.

Il tormentone "palestre scolastiche" meriterebbe almeno altri dieci capitoli. Che qui non abbiamo lo spazio per analizzare ma che chi utilizza le palestre conosce bene.

Arriviamo al dunque. É possibile "cambiare le cose?". Secondo noi è difficile, ma possibile! 

Anche di questo parleremo sabato 18 marzo all’assemblea delle società sportive del CSI. Iscrivetevi al link. Non mancate!


Massimo Achini

 

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