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Autorizzati a pensare, anche nello sport

Dobbiamo favorire un “pensiero condiviso”

Nel discorso alla città pronunciato giovedì scorso nella Basilica di Sant’Ambrogio il nostro Arcivescovo ha ricordato a tutti che siamo autorizzati a pensare.

“Autorizzati a pensare anche nello sport” mi verrebbe subito da dire.

Varrebbe la pena che ogni dirigente, allenatore, operatore delle nostre società sportive andasse a riprendere e a leggere il discorso dell’Arcivescovo.

Mons. Delpini si è rivolto a coloro che hanno a cuore il bene comune della città e della società. Tra questi ci siete anche Voi. Le nostre società sportive sono vere agenzie educative “incarnate nel territorio” e sono tra i più grandi laboratori di produzione di bene comune e di educazione per i ragazzi.

L’arcivescovo ricorda che sono diffusi nella società di oggi atteggiamenti legati alle emozioni. Questo é bello. Ma l’emozione di per sè non basta e non è una ragione.

Noi “gente di sport” siamo persone che vivono a pane ed emozioni, pane e improvvisazione. Noi “gente di sport” siamo spesso gente del fare.

A noi basta vedere il sorriso di un nostro ragazzo per cancellare ogni fatica. Noi siamo abituati a rincorrere emergenze e mille altre cose.

Dobbiamo (insieme a questo) riscoprire il gusto del pensare.

Servono società sportive autorizzare a pensare, cioè con un vero progetto educativo. Chiaro, concreto, conosciuto e vissuto da tutti. Solo così potranno essere società sportive vincenti in ambito educativo.

Servono società sportive profetiche, cioè autorizzate a pensare, capaci di generare esperienze che vanno al di là delle abitudini e della tradizione (penso agli allenamenti condivisi con i disabili, alle amichevoli in carcere, al valorizzare la diversità, a mille esperienze che fate fare ai vostri ragazzi)

Servono società sportive espressione di cittadinanza attiva, cioè abituate a pensare modalità che permettano di aprirsi al territorio ed al mondo andando al di là di allenamenti e partite.

Penso a un Csi autorizzato a pensare la sua attività sportiva, modernizzandola, sperimentando, proponendo cose nuove per essere più incisivo in termini educativi.

Penso ad un Csi autorizzato a pensare e non a copiare le federazioni (o chi per loro) per comodità.

Penso ad un mondo dello sport autorizzato a pensare come rinnovare e rigenerare se stesso. Soprattutto abituato a pensare come non tradire se stesso a tutti i livelli (anche quello di vertice). Siamo di fronte ad un mondo dello sport spesso (non sempre) “povero di idee”, abituato a fermarsi a organizzare e gestire piuttosto che a pensare ed innovare.

Il nostro arcivescovo ci ricorda che pensare non è semplicemente fare analisi o calcoli.

“Tra le tendenze che oggi minano il pensare mi pare che sia insidioso l’utilitarismo che riduce il valore all’utile immediato e quantificabile, che si chiami profitto, consenso, indice di gradimento. Il pensiero asservito all’utilitarismo si riduce a calcolo, quindi a valutare risorse e mezzi in vista di un risultato per lo più individuale o corporativistico piuttosto che di un fine comune e condiviso. Pertanto si rinuncia alla riflessione sulle domande di senso, relegando l’argomento nell’irrazionale e nel sentimentale, escluso per principio dalla sfera pubblica e dalla possibilità di una dimensione sociale”.

Siamo autorizzati a pensare una visione per il futuro. Questo vale per tutti. Dalla più piccola società sportiva, al Csi, al mondo dello sport nella sua complessità.

Come ogni cosa il pensiero va allenato. Servono spazi e tempi per farlo.

Dobbiamo trovare il coraggio per inserire nell’ordine del giorno dei consigli direttivi, delle riunioni, dei momenti di incontro non solo argomenti organizzativi e pratici, ma tematiche che aprano riflessioni di pensiero, cercando di andare alla radice del nostro impegno nello sport e cercando di aprire scenari ed orizzonti per dare ancora più incisività alla nostra passione educativa ed alla nostra convinzione di testimoniare il Vangelo nello sport.

Dobbiamo favorire un “pensiero condiviso” moltiplicando le occasioni di incontro, di dibattito, di riflessione contagiosa, di voglia di generare idee e pensieri.

Costa fatica? Certo che sì! Ma siamo autorizzati a farlo!

C’è lo ha chiesto e ricordato il nostro Arcivescovo.

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