CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

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C'è uno sport che non racconta lo sport

Oggi più che mai c’è bisogno di uno sport che non tradisca se stesso

Da venerdì a domenica va in scena Oralimpics.

Circa 60 ore filate di vero sport.

2500 ragazzi che vivranno insieme nel Villaggio Olimpico che abbiamo realizzato (follia pura) dietro Expo.

Mangeranno insieme. Dormiranno insieme. Giocheranno insieme. Faranno festa insieme. Si divertiranno insieme.

Lì ci sarà uno sport che racconta davvero lo sport.

Sia chiaro non abbiamo inventato nulla.

È quello sport che va in scena per 11 mesi all’anno sui campetti d oratorio, di quartiere e di periferia.

Quello sport fatto ancora di una umanità che prende vita ogni volta che si entra in uno spogliatoio.

Quello sport fatto di maglie lavate a casa dalle mamme, di serate in pizzeria con la squadra, di allenatori e dirigenti che scappano dal lavoro 5 minuti prima con la borsa già in macchina per correre dai loro ragazzi, di delusioni e fatiche che si vivono e si superano insieme, di sensazione di far parte di un progetto educativo più grande (quello dell’oratorio), di provare a vincere sapendo che nessuna coppa o medaglia vale il sorriso di un ragazzo, di amicizie che nascono e durano una vita, di emozioni indelebili che restano nel cuore per sempre (anche quando magari si é ultimi in classifica), di levatacce per andare a giocare alle 9 del mattino... e di mille altre cose che conoscete bene.

Quello é uno sport che racconta lo sport.

Non quello che vediamo in televisione o sui giornali. Non quello di uno sport esasperato dove il business si é preso e mangiato tutto. Non quello del successo ad ogni costo. Quello é uno sport che tradisce lo sport.

Ecco, Oralimpics vuole essere l’Olimpiade dello sport che racconta davvero lo sport. Per noi significa anche dire sport in oratorio. Uno sport vero (fatto bene e non alla “viva il parroco”), dove l’allenatore deve fare l’allenatore (e non il catechista mancato) e dove al “centro” c’è sempre il ragazzo e la sua umanità. Meglio, al centro c’è sempre ogni singolo ragazzo con la sua umanità. Dove lo sport é lì per lui e non il contrario. Dove lo sport é un’occasione per vivere davvero vita vera.

Ad Expo in questo weekend ci sarà una grande festa dello sport che racconta davvero lo sport. Ragazzi che giocano e si divertono e che - finita la partita - diventano amici mangiando e dormendo insieme. Campioni (come Valentina Diouf, Mazzola, Rivera e tanti altri) che saranno in giro mischiati ai ragazzi per giocare con loro. Federazioni, Coni, Enti di promozione sportiva che tolgono ogni “etichetta” e diventano tutti uguali (una vera squadra) con il solo e unico obiettivo di far divertire i ragazzi e di essere lì per loro.

Incontri, spiritualità, riflessioni serie, musica, divertimento, perché lo sport non può e non deve riempire da solo o diventare totalizzante nelle giornate e nella vita dei ragazzi.

Oggi più che mai c’è bisogno di uno sport che racconta lo sport.

Oggi più che mai c’è bisogno di uno sport che non tradisca se stesso.

Oggi più che mai c’è bisogno di profezia nello sport.

La certezza é che tutto questo abita nelle società sportive che hanno un vero progetto educativo per 11 mesi all’anno.

Troppo spesso questo accade nel silenzio, nell’anonimato, nell’indifferenza quasi generale.

Serve dare dignità al servizio educativo delle società sportive come vere agenzie educative. Serve dare valore e forza allo sport come strumento pastorale.

Serve ogni tanto accendere i riflettori. Serve generare entusiasmo e ricaricare le batterie. Serve guardare con occhi sgranati la bellezza dello sport che racconta lo sport.

Ecco il vero senso della follia di Oralimpics.

Massimo Achini

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