CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

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Il Big Bang dello sport: e poi?

L'intervento di don Stefano Guidi al Big Bang dello sport

"Il bene fatto non conta perché troppo ne rimane ancora da compiere". Si tratta di una delle espressioni più celebri di Padre Clemente Vismara (missionario del PIME, beatificato a Milano nel 2011), il quale, dopo ben 65 anni di missione in Birmania e all'età di 90 anni, non si sentiva ancora appagato da tutto quello che aveva fatto nella sua lunga vita missionaria. E ne aveva fatte tante, ma tante!

Ho pensato a questa espressione di Padre Clemente partecipando a due momenti bellissimi del nostro Comitato del CSI Milano. Venerdì 16 marzo si è tenuta la prima edizione di “Campioni nella vita”. Sono stati premiati i campioni nascosti. Non mi riferisco soltanto a chi lavora dietro le quinte. E sono tantissimi! Ma penso allo stile del fare le cose con umiltà, con pazienza, con perseveranza, anche quando le cose diventano faticose e difficili. Nella serata di venerdì ho incontrato il grande patrimonio umano del CSI. Questa ricchezza straordinaria non va persa. Va potenziata per il futuro delle nostre Società. 

Sabato 17 marzo partecipo al Big bang dello sport. Più di 300 persone che con grande entusiasmo si trovano insieme per trovare il modo di fare le cose sempre meglio e di fare cose sempre più belle. Sì! Il bene fatto non conta. Ne rimane ancora un sacco da fare. Abbiamo liberato la nostra fantasia e abbiamo intuito che ci troviamo davanti ad un campo nuovo sconfinato e bellissimo, su cui vogliamo iniziare a giocare, senza perdere tempo.

Con grande umiltà e anche con grande speranza, vorrei consegnare alle Società sportive degli oratori il grande sogno che ciascuna di esse diventi sempre più per l'oratorio.

Provo ad indicare 5 possibili tappe di questo cammino virtuoso, per cui sarà possibile diventare una Società X.

1.         SPORT SCOPRI CHI SEI!

Essere per l'oratorio non significa essere di meno, ma essere di più. Non fare di più. Ma essere di più! Dobbiamo ancora esplorare tutte le dimensioni più profonde dello sport. Dobbiamo lavorare ancora per scoprire ed esprimere che nel DNA dello sport ci sono cromosomi educativi originali. Chiedo allo sport di cercare dentro di sé, di andare in profondità, di scoprire i suoi significati profondi, la particolare e speciale visione di uomo e di società che sa spontaneamente esprimere.

2.         SPORT CREDI IN TE STESSO! 

Sport scopri chi sei veramente e credi fermamente in te stesso. L'oratorio non dubita di te. Il Vangelo ci educa a guardare con simpatia ogni espressione positiva dell'umano, e ci chiede di impegnarci a ritrovare i punti di contatto per poi entrare in dialogo e camminare insieme! L’oratorio ha fiducia nella natura educativa dello sport e nella peculiare capacità dello sport di favorire la conoscenza e la costruzione di sé. Sport credi in te stesso! Nella tua originale capacità di generare vita, cultura, incontro, educazione. Nella tua base buona, solidale, accogliente.

3.         SPORT CREDI NEI GIOVANI 

In questi tempi di rapidi cambiamenti, l'oratorio ha bisogno dello sport per imparare la lingua dei giovani. Tutti sentiamo una certa crescente distanza tra il messaggio del Vangelo e i giovani. Più che scioccarci e spaventarci questa considerazione delle cose deve metterci in atteggiamento di ricerca e di domanda. Ogni generazione cristiana ha dovuto impegnarsi a studiare il modo adatto di comunicare il Vangelo. Ogni generazione cristiana si è dovuta impegnare a dire il Vangelo parlando la lingua del suo tempo. Così oggi. Nella relazione con i giovani, lo sport può diventare quell' interprete necessario che facilita la comunicazione e rende possibile il dialogo. Perché questo avvenga è indispensabile che lo sport conosca e impari la lingua del Vangelo. Senza smettere di parlare la lingua dei giovani.

L'oratorio ha bisogno dello sport per incontrare i giovani e parlare con loro. Lo sport ha bisogno dell'oratorio per imparare la lingua del Vangelo. Facendo così potrà esprimere tutta la sua capacità umanizzante. L'oratorio ha bisogno di uno sport cosciente di questo. Ha bisogno di uno sport che crede nei giovani, che investe tutto su di loro e sul futuro. L'oratorio ha bisogno di uno sport che investe tutto sul proprio potenziale educativo, attento alla persona prima che alla prestazione, con il sogno di iniziare alla bellezza della vita senza ammorbare i ragazzi con il mito della competizione e della vittoria ad ogni costo. 

4.         SPORT AIUTACI A FARE ESPERIENZA POSITIVA DEL CORPO

In questo tempo caratterizzato da continue stimolazioni virtuali, abbiamo bisogno di recuperare l’esperienza positiva della nostra corporeità. Siamo un corpo. Un corpo che vive, che ama, che soffre, che entra in relazione con il mondo e con gli altri. Lo sport può aiutare ad educare il nostro corpo. A fare sintesi corporea di desideri sogni libertà. L’impegno dell'allenamento, la fatica del corpo che lavora per un obiettivo ideale, la competizione con se stessi e con i propri limiti personali, la scoperta del corpo come veicolo e possibilità di relazione, il tempo speso per la gratuità e per finalità non utilitaristiche o consumistiche, e molto altro ancora. Lo sport può portare in dotazione alla proposta educativa dell'oratorio questa sapienza sull'educazione della corporeità. 

5.         SPORT ABBI CURA DI TE 

La relazione tra oratorio e sport può essere terapeutica. Può dotare lo sport di quegli anticorpi che gli sono necessari per evitare di ammalarsi di tutti quei virus – ce ne sono parecchi in circolazione – che sono veri corpi estranei alla sua natura. L'oratorio chiede allo sport di impegnarsi ad evitare le derive che rischiano di portarlo lontano, fuori dal contatto con la visione umana che gli appartiene e che da sempre esprime.  

Quindi, abbiamo ancora un sacco di cose da fare. Siamo solo all'inizio. Il big bang c'è stato. Ora mettiamoci all'opera per costruire insieme la bellezza della vita di ogni ragazzo e, insieme con lui, esprimere sempre la bellezza della nostra vita.

don Stefano Guidi

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