CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

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Dobbiamo pensare positivo

21 Febbraio 2014

Come è difficile mantenere, ai nostri tempi, una visione positiva sul futuro! Parto da questa considerazione, spesso condivisa da chi opera nel volontariato e si impegna in prima persona, per fare qualche riflessione sulla necessità di sapere andare oltre, guardare avanti, riuscire ancora a sperare.
Tutto ciò che accade a noi o a chi ci sta vicino, condiziona il nostro stato d’animo; realisticamente bisogna ammettere che le nostre giornate spesso annoverano più difficoltà da affrontare che gioie di cui essere lieti. Se aggiungiamo che alla realtà vissuta direttamente si aggiunge un’enfasi, esagerata e distruttiva, legata ai messaggi catastrofistici e terroristici che i media inviano senza alcun ritegno (con intenti che paiono diametralmente opposti a scopi costruttivi o educativi), ecco che il risultato non può che essere pessimismo, paura, sensazione di caduta libera e danno irreparabile!
Noi abbiamo occhi per vedere altro, orecchi che possono “sintonizzarsi” su messaggi differenti (non meno realistici, non inventati, solo poco diffusi), libertà di usare toni pacati, parole buone e di fare azioni “per” e non “contro” il futuro. Chi costruisce una casa deve avere la consapevolezza che prima non c’era nulla, anzi magari il terreno su cui si decide di edificare è sassoso, impervio. Solo con un’idea, un sogno, un progetto si trova la forza di immaginare quel che si può costruire e poi si trova la capacità di iniziare a lavorare e cercare alleati. Tutto ciò accade se gli occhi vedono oltre e gli orecchi ascoltano voci buone mentre il cuore continua a concentrarsi sull’obiettivo. Penso al Csi, a partire dalla metafora appena citata, come a Costruttori di Speranza Insieme!
Cosa scegliere di ascoltare, guardare e sognare? Papa Francesco ci aiuta. Le buone news delle nostre società sportive ci illuminano, i progetti già realizzati negli anni (ben 70!) ci incoraggiano. Si tratta di saper scegliere il punto di osservazione e i criteri con cui si valuta il presente.
La persona positiva non lo è sempre spontaneamente. Il realismo porta chiunque a vedere il vuoto dei valori, la difficoltà di concretezza della politica, la paura e la rassegnazione delle nuove generazioni di fronte al futuro. Di contro, però, la stessa persona positiva, crede in se stessa (nella propria possibilità di “fare qualcosa”), si nutre di buone di notizie e occasioni “pro futuro”. Chi è positivo sa ricordare a chi critica, dubita o getta la spugna che nella Fede, nell’amore per il prossimo e nella irresistibile e innegabile capacità legata all’istinto umano di sopravvivenza si riesce a “voler essere positivi”.
Ne vale la pena? Io penso di sì. Non nasce speranza da un cuore arido. Chi si occupa di sport e di educazione ha il cuore tutt’altro che arido; siamo “campo del mondo” - come dice il nostro arcivescovo - “e vediamo i frutti del nostro operare  se li sappiamo guardare, ascoltare e valorizzare!”.
Voler essere positivi è il segreto per trovare speranza e nella speranza saper affrontare realisticamente i problemi, continuando a mantenere chiaro l’obiettivo: il sogno che ci fa appartenere a questo mondo. Amiamo il Csi e, come tutti coloro che amano, dobbiamo saper scegliere di amarlo giorno dopo giorno concretamente, non solo “per sempre” idealmente! Mettiamoci al servizio di un’opera, sana e bella, di diffusione contagiosa di speranza... funzionerà!

Giuseppe Valori

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