CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

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La positività si diffonde per coraggio

28 Febbraio 2014

La riflessione della scorsa settimana ha innescato in me e spero anche in coloro che l’hanno letta, una sensazione di incompiutezza. Occorre forse concretizzare un po’ ciò  che dal cuore è sgorgato e chiedersi, questa volta con la mente, cosa si possa fare per educare alla speranza e aiutare la positività a emergere. Come spesso affermiamo in questo periodo di crisi e transizione “belle cose, belle idee, belle parole, ma come renderle possibili?”. Già avere il coraggio di riconoscere cose, idee e parole belle e aver desiderio di dirle, scriverle, condividerle è un atteggiamento positivo! Ad esempio: dagli Stati Generali del Csi, conclusisi a gennaio, sono emerse esperienze di impegno a favore dei giovani, delle famiglie che possono davvero essere ritenute “buone e belle prassi connesse allo sport”. Vorremmo che la loro diffusione diventasse una buona abitudine. Papa Francesco esorta a non chiacchierare, sparlare con animo geloso o invidioso… proviamo a valorizzarci reciprocamente - invece che criticare le iniziative altrui - e forse si diffonderà un clima Csi più positivo e costruttivo. I giovani che respirano “aria buona”, di approvazione e consenso si sentono meglio, stanno bene tra loro e forse… non se ne andranno delusi da competitività, lotte interne, conflittualità tra adulti! A volte mi è successo di fermarmi dopo una gara o una premiazione a fare quattro chiacchiere con i nostri “vecchi” - e non c’è oltraggio nel termine perché il vecchio è saggio, sa fare della sua esperienza dono; da ex arbitri, allenatori, dirigenti ascolto “parole buone”, normali se ascoltate con gli orecchi, ma speciali e fonte di gran ricchezza e fecondità se ascoltate col cuore per  la passione che trasmettono. Si torna più positivi e ricaricati da quella chiacchierata che trasmette energia, un’energia proveniente da persone che allo sport, allo sport educativo, hanno dedicato se stessi, con umiltà e fedeltà all’associazione: forse sarebbe utile ascoltarli e valorizzarli di più.  Penso che lo sport stesso sia un valido modo per rendere concrete le nostre speranze, per realizzare i desideri del cuore che rendono migliore la nostra esistenza o almeno consentono di affrontare le fatiche del vivere in modo “atletico”, ossia mettendosi  alla prova, rischiando di vincere o perdere, ma comunque giocandosela fino in fondo. E poi? Cos’altro potremmo fare per rinnovare la speranza e suscitare pensieri ottimisti nei nostri cuori e, di conseguenza, educare contagiando di positività i nostri giovani? Non ci sono formule magiche e non sempre abbiamo la garanzia del successo, tuttavia possiamo provare a ipotizzare piccole attenzioni e atteggiamenti quotidiani che aiutino a non cedere alla negatività, a non gettare la spugna di fronte a situazioni oggettivamente pesanti e difficili.  Ad esempio: nelle società sportive forse si dovrebbe dare più spazio all’accoglienza, alla conoscenza personale e all’ascolto delle famiglie dei nostri atleti: se vogliamo essere un’agenzia educativa dovremmo partire dall’essere disponibili come alleati educativi dei genitori che spesso sono in crisi, in difficoltà o semplicemente confusi e contano su di noi, anche quando non lo ammettono: un ragazzo che sperimenta una forte alleanza tra i dirigenti, i mister e i genitori si sentirà amato, avrà un grande  desiderio di giocare e divertirsi e non avrà motivo di ricorrere a comportamenti trasgressivi. E ancora: essere buoni testimoni di quei valori in cui crediamo e che vorremmo animassero il gioco, il sano sviluppo nel fisico e nelle relazioni umane, dei nostri ragazzi. Questo permetterebbe ai ragazzi di individuare modelli credibili in adulti “normali, ma speciali”.
In questo modo possiamo dare speranza ai giovani che il mondo sia fatto di uomini, nel vero e pieno senso della parola e susciteremmo in loro il desiderio di diventare veri uomini, veri sportivi, veri cittadini del mondo, veri fratelli. Inoltre, dovremmo cercare di essere sempre più “volontari competenti”. Per educare occorre sviluppare grandi abilità di osservazione, ascolto, dialogo, comprensione dei giovani. Non servono persone “capaci di fare l’allenatore”, ma persone “capaci di essere allenatore”. La positività viene dalle azioni, si diffonde per contagio. Occorre che noi adulti, per primi, ci lasciamo coinvolgere da un modo nuovo di affrontare la vita e lo sport e che non ci vergogniamo di ripulirci da cattiverie, maldicenze, pettegolezzi, pessimismi, conflittualità, invidie e gelosie che ci inquinano dentro e fanno male fuori. Provarci è già un atto di coraggio. Chi è coraggioso ha paura, ma pensando positivo riesce a trovare forza e strategie per affrontarla.

Giuseppe Valori

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