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Una grande spallata al vincolo sportivo

20 Aprile

Siamo nel 2011. Un ragazzo minorenne gioca nella sua società sportiva, nelle vicinaze di Verbania. L’anno seguente la società sportiva non iscrive più la squadra della sua categoria ai campionati. Questo ragazzo, ovviamente, pensa subito di cambiare società e andare a giocare da un’altra parte. Sembra facile. Come migliaia di ragazzi, lui ha firmato quella "follia obbligatoria" che si chiama vincolo sportivo. In pratica sino a 25 anni é di proprietà della sua società sportiva. Tecnicamente si chiama "premio di preparazione", concretamente é una sorta di "schiavitù sportiva" che dice che un minorenne (follia) é di proprietà di una società sportiva. Se vuole cambiare società i genitori o il nuovo gruppo sportivo devono tirare fuori 1500 euro. Sino a qui nulla di straordinario. Questa triste storia capita a migliaia di ragazzi. Il bello arriva dopo. I genitori del ragazzo non si fermano e presentano una vertenza legale. Il giudice del tribunale di Verbania Mauro D’Urso - forse senza saperlo - emette una sentenza di portata storica ed epocale. In pratica da ragione al ragazzo e dice che può andare a giocare dove vuole. Ed ora come la mettiamo? Per ora le cose stanno così. Il vincolo sportivo resta in vigore e se un ragazzo vuole liberarsene deve fare ricorso alla magistratura sperando di trovare un giudice altrettanto illuminato come quello di Verbania. Ma la crepa si é aperta e la sensazione é che sia solo questione di tempo. Il presidente della FIGC Carlo Tavecchio, da sempre vicino ai problemi veri e reali delle società sportive, lo ha detto con chiarezza: "ragioniamo e discutiamo perché il vincolo si può togliere". E allora facciamolo. Togliamo alla svelta questa "gabella" che ha l’odore e il sapore di scelte vecchie e anacronistiche. Il diritto al gioco dei ragazzi viene prima di tutto. Noi lo diciamo da secoli tanto é vero che nel Csi il vincolo non é mai esistito e, a fine stagione, ogni ragazzo é libero di andare a giocare dove vuole. Possiamo essere d’accordo che nei settori giovanili "professionistici e dintorni" il vincolo (magari rivisto e modernizzato) rimanga, ma dire a un ragazzo che gioca nel settore giovanile di una società che fa la terza categoria che non è libero di giocare dove vuole ci sembra una cosa che appartiene più al Medio Evo che ai tempi nostri. E allora, avanti con coraggio. Il giudice del tribunale di Verbania ha dato una spallata fortissima alla resistenza del vincolo. Buttare giù il vincolo sembrava più difficile che far cadere il muro di Berlino, ma il tempo é arrivato. Prende forza la speranza di vedere finalmente un mondo dello sport dove ogni ragazzo e ogni ragazza possono decidere dove andare a giocare. Questa é una battaglia di cultura e civiltà sportiva e vincerla é interesse di tutti.

Massimo Achini

 

 

 

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