CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

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Una domenica normale su un campo dei nostri oratori

27 febbraio

Le squadre scendono in campo e si affrontano durante una normale gara di campionato. Tutto sul campo scorre regolare tranne il comportamento di uno dei dirigenti accompagnatori. Ciò potrebbe apparire normale, sono cose che possono succedere…
Peccato che al termine della gara vi sia uno strascico provocato da un tifoso che forse non era nemmeno presente alla gara. Cercando di farsi giustizia da sé cerca di aggredire uno dei dirigenti colpevole di aver spintonato un dirigente avversario. Fortunatamente il tentativo fallisce, tuttavia la gravità del fatto rimane per il pessimo messaggio che arriva ai ragazzi in campo e sugli spalti.
L’episodio è solo un esempio di ciò che purtroppo accade (per fortuna non con frequenza) sui nostri campi di gara. Qualcuno è convinto che sia impossibile assistere a questi fatti incresciosi su un terreno di gioco oratoriano, ma purtroppo si tratta di una convinzione errata poiché non è così e lo affermo con preoccupazione. Sono consapevole che l’oratorio non può essere un’isola in mezzo all’oceano scevra dai problemi quotidiani che ci attanagliano, ma sono anche convinto che coloro che scelgono di far partecipare il proprio ragazzo alle proposte oratoriane devono condividerne le finalità educative. Il migliore (forse l’unico) strumento educativo è proprio l’esempio. Non vi è cosa peggiore che mostrare ai propri figli la nostra fragilità, l’incapacità di controllo delle proprie pulsioni, la mancanza di tolleranza e accoglienza. Ci troviamo a vivere momenti in cui le difficoltà economiche sono sempre più pressanti. Le tensioni si accumulano e generano fratture, anche all’interno delle famiglie.
La famiglia che era ed è il cardine nel percorso educativo dei figli mostra tutta la sua fragilità e criticità. Non possiamo lasciare da soli i nostri figli. La presenza deve essere accompagnata da esempi positivi che richiamino fortemente i valori della tolleranza. Tutto ciò che noi facciamo viene assorbito dai nostri figli, non dobbiamo mai dimenticarlo! Fare i genitori oggi non è semplice e forse ci vuole più coraggio che in passato. I nostri dirigenti sono anche genitori.
La loro missione educativa ha proprio origine spesso nell’atto di accompagnare il proprio figlio in oratorio per poi impegnarsi con continuità nella società sportiva. Succede che ci si innamora di questo impegno che di anno in anno cresce e ricopre ruoli diversi all’interno del gruppo.
Un impegno non indifferente, sostenuto dalla speranza e dall’obiettivo di offrire ai ragazzi delle opportunità di crescita attraverso messaggi e comportamenti quotidiani positivi. Quanto è importante l’alleanza fra genitori e dirigenti di società? Gli allenatori diventano per i nostri ragazzi un ulteriore esempio e loro incontrano i nostri figli sul campo e conoscono una parte del loro carattere qualche volta sconosciuto. A voi genitori chiedo: quanto sareste felici di un dirigente incapace di educare vostro figlio al rispetto delle regole? A voi  dirigenti chiedo: come vi sentite quando gli sforzi educativi che mettete in campo durante un anno sportivo vengono vanificati dal comportamento aggressivo e maleducato di un genitore?
Il rispetto dei ruoli diventa quindi fondamentale, ma il rispetto presuppone il riconoscimento reciproco di entrambe le parti e la ricerca di una efficace collaborazione che si concretizzi in una proposta educativa condivisa. E’ un sogno o un obiettivo reale da perseguire? Spetta a tutti noi rispondere.

Giuseppe Valori

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