CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

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Donne e sport: un obiettivo irrinunciabile

13 Marzo

Si sono appena concluse le celebrazioni in occasione dell’8 marzo, una data significativa e importante sulla quale anche il mondo sportivo è chiamato a dire la sua.
“Le donne e lo sport”: potrebbe essere un tema interessante sul quale riflettere per poi costruire percorsi e azioni concrete.
Per quello che ci riguarda, alcune scelte significative sono state fatte e ancora di più desideriamo fare in futuro. Se ci fermassimo a valutare l’offerta sportiva del nostro comitato balzerebbe subito all’occhio che la maggior parte della nostra attività sportiva si rivolge a una fascia maschile dove, come sempre, la parte del leone viene fatta dal calcio.
Guardandoci attorno, ci accorgiamo che la situazione non cambia e anche le Federazioni non brillano per attenzione al mondo femminile. A testimoniarlo, il documento della Presidenza del Consiglio dei ministri “I numeri sulla pratica dello sport, sull’attività fisica e sull’impiantistica sportiva in Italia“ utile alla stesura del Piano Nazionale per la Promozione dell’Attività Sportiva. L’analisi per genere proposta nel documento evidenzia come nel 2011 solo il 25,9 delle femmine praticava un’attività sportiva, in modo continuativo o saltuario rispetto al 38,6 per cento dei maschi e la quota di praticanti risulta sistematicamente inferiore per le femmine di tutte le classi di età, con la sola eccezione dei giovanissimi (3-5 anni), per i quali si rilevano valori analoghi. Il divario diviene massimo tra i 20 e i 24 anni (circa 24 punti percentuali) e successivamente si attenua con il crescere dell’età.
Interessante quanto scritto da Eugenia Porro (Dottore di Ricerca in Teoria e ricerca sociale all’Università Sapienza di Roma) che cerca di dare delle spiegazioni a questo divario parlando di “...due ordini di fattori: il primo riguarda la differenza abbastanza netta tra i dati della pratica discontinua e quella continuativa che si possono far risalire ancora una volta al problema tempo-famiglia delle donne. In concreto: alla maggiore difficoltà per le donne di organizzare il proprio tempo libero quando optino per attività come quelle sportive di competizione, che richiedono un impegno quotidiano e programmabile. Il secondo è di tipo motivazionale: gli uomini praticano sovente sport per piacere o passione, mentre le donne sono maggiormente spinte da intenzionalità strumentali quali il benessere fisico o il mantenimento della forma. Infatti, osservando le tipologie di sport praticati, mentre per gli uomini predomina sempre il calcio, per le donne si situano ai primi posti la ginnastica, l’aerobica, il fitness e la cultura fisica in generale. Seguono gli sport acquatici, la danza e il ballo”. Un terzo fattore viene sottolineato dalla dott.ssa Porro: “lo sport italiano risulta particolarmente plasmato dai media...  si tratta di un sistema profilato su tempi, bisogni comunicativi, modalità culturali e abitudini che sono in larga misura propri dell’universo maschile e ben poco compensati da pratiche di incoraggiamento all’avviamento e, ancora più, al mantenimento in età post-adolescenziale (drop out delle giovani atlete) della pratica femminile”.
Ai massimi vertici dello sport, le donne stanno capovolgendo la situazione e, a partire da Pechino 2008, possiamo affermare che il medagliere femminile brilla sempre più. Qualche anno prima, una ricerca realizzata in Italia nel 2000 per conto della Commissione olimpica del Dipartimento per le pari opportunità e condotta su oltre 400 atleti e atlete della squadra olimpica italiana, aveva rilevato che il 73% delle atlete riteneva di non avere le stesse opportunità e gli stessi incentivi economici dei loro corrispettivi maschi; inoltre, solo il 54% delle atlete pensavano di poter rimanere nel mondo dello sport al termine dell’attività agonistica contro il  il 65% degli uomini.Nel mondo dilettantistico, dove ci collochiamo, il divario tra sport maschile e femminile è tangibile e i numeri dei nostri tesserati e tesserate lo stanno a dimostrare: 41.782 maschi (34.661 atleti e 7.121 dirigenti) contro 17.627 femmine (16.044 atlete e 1.583 dirigenti) rappresentano meglio di tante parole il gap che va colmato. E’ nostra intenzione, come è già stato fatto in passato con la ginnastica artistica e ritmica, il primo e minivolley, il calcio e il basket femminile, ampliare l’offerta rivolta alla fascia femminile.
Non intendiamo fermarci e proporre un’attività sportiva sempre più diversificata. Siamo consapevoli che il cammino è impegnativo, ma anche questa è una sfida che intendiamo affrontare.

Giuseppe Valori

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