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Sono felice anche se gioco poco

Francesco gioca poco. Di partire titolare quasi non se ne parla. Quando va bene entra in campo a 10 minuti dalla fine. Di solito uno così manda a stendere il proprio mister. E, quando va bene, ne parla male.
Francesco no! Se lo guardi in allenamento si impegna come pochi. Quando il mister parla i suoi occhioni sono lì, attenti e concentrati. Sembra quasi pendere dalle sue labbra. Anche la domenica quando si scalda per entrare in campo verso la fine della partita si vede che è contento. Nessun segnale di arrabbiatura o di seccatura. Solo una gran voglia di entrare in campo sorridente e dare tutto.

C’é qualcosa che non quadra! Di solito si dice e si pensa che quelli che non giocano spesso inevitabilmente finiscono per essere delusi e arrabbiati. Perchè Francesco non fa cosi? Qual è il segreto nella sua gestione? 

A rivelarlo é proprio lui. Perchè il mister mi sta simpatico? "Perchè per lui sono importante! Sento che ha fiducia in me!". "Sì, è vero, mi fa giocare poco. Io so di non essere bravo e questo per me non è un problema. Ma il mister mi chiama sempre per sapere come sono andato a scuola, oppure quando ho bisogno di un incoraggiamento nella vita lui c’é sempre. Anche al campo funziona così. Parla più con me che con Davide, il nostro insostituibile bomber. Mi corregge, mi dice bravo quando faccio qualcosa di giusto. Mi chiede sempre come sto e ride e scherza con me. Insomma mi fa sentire importante! L’anno scorso avevo un mister che mi faceva giocare molto di più. Però mi dava meno attenzioni. Ero molto meno felice di oggi. Io conosco i miei limiti e so che in campo ci sono ragazzi più bravi di me. Per questo accetto anche volentieri di partire dalla panchina. Quando entro, sento che il mister ha fiducia in me. Sento che quella fiducia ce l’hanno anche i miei compagni. L’anno scorso, invece, giocavo di più, ma appena sbagliavo sentivo gli occhi addosso e dentro di me ero insicuro, teso e poco felice."

E bravo Francesco. I ragazzi sono così. Sanno spiegare cose complesse con una semplicità disarmante. 

Allenare una squadra è una cosa complicatissima. Solo chi l’ha provato può capire. Non esistono ricette preconfezionate. Non basta far giocare tutti per fare in modo che i ragazzi siano contenti e felici. Quella è una tensione giusta e corretta, ci mancherebbe. Ma non funziona semplicemente facendo il conteggio dei minuti giocati. I ragazzi devono sentire di essere importanti fuori e dentro il campo. Questo é quello che fa la differenza. Questo fa di un mister un grande educatore. 

Questo è qualcosa che fa parte della magia della squadra... Da fuori non si può capire... Vedi il Francesco di turno che gioca poco, ma che è felice come una pasqua... Per forza! Perchè lui ha già vinto prima che inizi la partita. Lui sa che per il suo allenatore, lui è importante.

Massimo Achini

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