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La sfida dell'addetto all'arbitro

28 ottobre 2021

All'ingresso del campo o dell'oratorio: 
“Buongiorno arbitro, benvenuto, come sta?. L'accompagno io nel suo spogliatoio.” Alla fine del primo tempo (o della partita): "arbitro, eccole un buon the… e grazie davvero per la sua presenza".


Non funziona esattamente così (spesso sì, ma non sempre). Qualche volta l'arbitro arriva al campo e non c’è nessuno ad accoglierlo. Incontra un dirigente che frettolosamente gli dice: ”salve, il suo spogliatoio è da quella parte, adesso qualcuno le porta le chiavi“
Tutti vorremmo l'arbitro in tutte le partite. Tutti vorremmo arbitri “perfetti “. Ma dobbiamo essere realisti. Arbitri perfetti non esistono. Arbitri a tutte le partite è un'utopia e il problema vero è che gli arbitri rischiano di essere sempre meno…
Basterebbe questa considerazione per far dire a tutti: ”prendiamoci cura di quelli che abbiamo“. In realtà il ragionamento che voglio condividere é molto più profondo.
Ai nostri arbitri chiediamo con fermezza di non essere ARBITRI come tutti gli altri. Chiediamo di essere arbitri con il “sorriso“,  cioè con una intenzionalità educativa chiara e visibile. Sappiamo che non sempre tutti sono così. Ma ci arrabbiamo molto quando questo accade e “partono“ sospensioni per comportamento non adeguato allo stile del Csi. Però questa dinamica deve essere “bidirezionale“. Anche alle società sportive dobbiamo dire con chiarezza: “accogliere l'arbitro non è un dettaglio“. È un qualcosa di importante. Non va bene farlo fare a chi capita e in qualche modo. Nominate tra i vostri dirigenti degli “addetti all arbitro“, cioè persone dedicate all'accoglienza e all'assistenza dei direttori di gara prima e dopo la partita. Sappiamo delle possibili obiezioni. Già normalmente i dirigenti sono pochi. Adesso con l'attuazione dei protocolli servono 4 persone dove prima ne bastavano 2 (controllo green pass, protocolli, ecc ). Vero, assolutamente vero. Ma resta il fatto che accogliere l'arbitro adeguatamente deve essere uno stile di ogni nostra società sportiva.
Noi siamo abituati a vedere degli arbitri gli errori. Ci ricordiamo di loro solo quando sbagliano e diciamo: ”quello lì speriamo di non beccarlo mai più“.
Serve cambiare sguardo. Chi sono queste persone? Come si preparano alla partita? Cosa provano quando arrivano al campo?
Gli arbitri sono uomini e donne  che hanno dentro questa insolita passione. Una volta al mese si trovano per la riunione tecnica di aggiornamento; seguono percorsi formativi durante tutto l'anno per crescere come educatori e come arbitri; vivono con lo stile del Csi la vita del loro gruppo. Già così si capisce che è un bell'impegno anche al di là del campo. Ma la fatica vera arriva a ridosso delle partite. Quasi nessuno arbitra una sola gara a weekend e così li dovete immaginare “correre“ da una parte all altra del territorio per coprire più gare possibili. Li dovete immaginare rinunciare a impegni programmati, litigare con la moglie o il marito... quando arriva la telefonata che una gara è “scoperta (magari perché l'arbitro designato ha la febbre) e bisogna correre per sostituirlo. Li dovete immaginare arrivare al campo “da soli“, con addosso la tensione di voler fare bene e di dare il meglio di sè. Li dovete immaginare arrivare al campo, sempre da soli, dopo che una società sportiva, nella partita precedente, li ha insultati in ogni modo.
Li dovete immaginare come persone, uomini e dome, che sono lì davvero per servire la vostra società sportiva e per svolgere il ruolo più “ingrato“ che esista nello sport. Ecco allora che una cosa “logica“ che tutti possiamo e dobbiamo fare è accoglierli “come si deve“ quando arrivano al campo. Gesti semplici. Una persona che li aspetta. Un sorriso. Due chiacchiere di benvenuto. Una bottiglietta d'acqua nello spogliatoio. Gesti semplici che fanno la differenza.
Nella nostra tradizione la figura dell'addetto all'arbitro non é mai stata valorizzata. É arrivato il tempo di iniziare a pensarci, rifletterci, investirci.

Massimo Achini

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