CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

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Società sportive in prima linea nell’emergenza della guerra

8 marzo 2022

Siamo costruttori di pace attraverso lo sport.
Cosa possiamo fare?
Di fronte al dramma della guerra. Di fronte alle immagini terribili che arrivano dall’Ucraina con fiumi di persone che scappano dalle bombe. Di fronte ad una follia così grande dell’uomo.
Una domanda abita nel cuore di tutti noi: “Cosa possiamo fare? Cosa può fare la nostra società sportiva? Cosa può fare il Csi?”
 
Di sicuro non resteremo a guardare con le mani in mano. Andiamo con ordine.
Qualcuno chiede cosa rispondere a famiglie di atleti che dicono: “Noi siamo disponibili a ospitare donne e bambini profughi sin da subito”.
Qualcuno chiede: “La società sportiva può attivare campagne di accoglienza in famiglia?”
Diamo in questo senso una indicazione precisa. Non serve fare doppioni o improvvisare. Suggeriamo di indirizzare qualsiasi bella e generosa disponibilità verso la filiera della Caritas, u punto di riferimento in questa emergenza.
Ci sono altri piani sui quali potremo attivarci e mobilitarci.
Cosa possiamo fare affinché le nostre società sportive possano accogliere più ragazzi e ragazze possibili restituendo loro il diritto di giocare e divertirsi? Sappiamo che appena ci saranno nel vostro quartiere e sul vostro territorio famiglie provenienti dall’Ucraina voi aprirete le porte della vostra società sportiva coinvolgendo bambini e ragazzi.
Il Csi ha già deliberato il tesseramento gratuito e si sta interessando per facilitare le procedure per le visite mediche.
Ci stiamo attivando anche per diventare il “braccio sportivo” di tutti gli hub o luoghi della città (che non siano famiglie) nei quali saranno accolti coloro che arrivano dalle zone di guerra.
Vogliamo mettere a disposizione animatori sportivi che portino il gioco e lo sport nella vita quotidiana di questi ragazzi.
Nel farlo vi chiederemo di coinvolgere i vostri allenatori e gli animatori perché, per loro, svolgere questo servizio sarà una bellissima esperienza.
Stiamo anche pensando ad una “Carovana dello sport” diretta ai luoghi di frontiera tra Ucraina e Polonia per portare il gioco dove centinaia di bambini e ragazzi sono in strutture di accoglienza provvisorie. Ci stiamo ragionando perché vogliamo fare le cose per bene, senza frenesia.
 
Ma la vera sfida è su un altro piano.
Di fronte alla guerra noi, davvero, che cosa possiamo fare?
Possiamo diventare sempre di più costruttori di pace attraverso lo sport. Non possiamo andare in Ucraina a fermare i carri armati russi con un pallone. Ma possiamo, tra i nostri ragazzi, diffondere sempre di più l’idea che la partita sia un incontro e non uno scontro con gli avversari. Possiamo, sempre di più, cercare di pulire i nostri campionati da episodi di violenza e arroganza che non hanno nulla a che vedere con una cultura della pace.
Non dobbiamo diventare perfetti. Ma di fronte alla tragedia che stiamo vivendo possiamo rafforzare ancora di più il nostro impegno educativo per fare in modo che il rispetto dell’altro, l’educazione e l’attenzione ai deboli entrino nella vita quotidiana di ogni giovane.
La pace di costruisce da lì.
 
Qualcuno potrebbe pensare che sia una chiave di lettura un po’ retorica. Niente di più falso. É una chiave di lettura concretissima. Ed è un compito gigante che ci viene assegnato.
Insegnare ad un ragazzo a non insultare l’arbitro, a non vedere la squadra avversaria come un nemico, a non essere arrogante con i compagni di squadra, a non considerare la vittoria come l’unica cosa che conta… significa seminare pace tra le generazioni di oggi e di domani.
A noi viene chiesto di esserci di fronte all’emergenza della guerra e delle sofferenze del popolo ucraino facendo subito tutto quello che possiamo. Ma contemporaneamente ci viene chiesto di esser promotori instancabili di pace tra i giovani, sistematicamente settimana dopo settimana. Ci viene chiesto di non dimenticarlo e di non arrenderci di fronte ai fallimenti o alla fatica dell’educare i giovani.
 
Vi chiediamo di dedicare una parte di un allenamento per parlare di questo con i ragazzi e le ragazze. Chiedetegli cosa pensano e cosa possiamo fare come squadra. Proponetegli un gesto simbolico da fare (non fa mai male) prima della prossima partita. Ma soprattutto portateli a riflettere sul fatto che possono essere testimoni di pace nella loro vita quotidiana, anche sportiva.
 
 
Massimo Achini
Eventi, Attività, News

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