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I am Bolt: un docufilm sul più grande velocista di tutti i tempi

«I am Bolt», la leggenda dell'atletica, l'uomo più veloce del pianeta, che si racconta in un documentario, è uscito il 28 novembre scorso nelle sale di tutto il mondo. Vittorie tante, sorrisi sempre, ma sopratutto allenamenti infiniti e massacranti: è il dietro le quinte dei suoi trionfi il filo conduttore del docufilm realizzato da Usain Bolt, che esce a pochi mesi dal suo annunciato ritiro. I Mondiali di Londra ad agosto 2017 saranno l'ultimo appuntamento della sua strepitosa carriera che conta, nel suo ineguagliabile palmares, anche una collezione di nove ori olimpici. «Ho deciso di fare uscire questo film adesso perché sento che dopo i Giochi di Rio si è come chiuso un cerchio», le parole dello sprinter giamaicano alla vigilia del red carpet, ieri sera a Londra, «L'ho fatto per i miei tifosi, perché vedano che oltre al divertimento e i sorrisi c'è un lavoro durissimo». Interminabili sessioni in pista per essere sempre il migliore, perché "quando arrivi in cima, le responsabilità aumentato e anche le aspettative crescono". Nel film, girato negli ultimi due anni, Bolt non recita, lascia che la telecamera colga la sua esuberante vitalità, senza filtri né finzioni. «In molti sono convinti che rendo facili le cose difficili. Ma la verità è che per ottenere determinati risultati bisogna allenarsi duramente. Se non fosse per la fatica degli allenamenti, continuerei a gareggiare». Il futuro è dietro l'angolo, ma già ora Bolt ammette di vivere questi ultimi mesi nel mondo dell'atletica "in maniera più rilassata, come se fosse un lungo addio".

Lo attende un ruolo di ambasciatore dello sport, "per promuovere l'atletica ed essere d'esempio per i più piccoli", oltre all'impegno con la sua charity "per realizzare una clinica sportiva in Giamaica". A 31 anni è tempo di voltare pagina, abbandonare l'atletica ("l'unico sport che non si può fare così, nel tempo libero, non mi vedrete più correre") e divertirsi cimentandosi in altri sport. Il calcio, innanzitutto: «Gioco due volte la settimana con i miei amici, penso di essere abbastanza bravo. L'anno prossimo, terminata la stagione, mi allenerò con il Borussia Dortmund». Ma sarà uno dei rari momenti che Bolt trascorrerà lontano da casa, fuori dalla Giamaica. «Cercherò di viaggiare il meno possibile, vorrei tornare ad essere una persona normale. Andrò a vivere in campagna, con la mia futura famiglia. Mi piacerebbe avere tre bambini nei prossimi anni». Nonostante la popolarità planetaria, l’asso giamaicano esclude un futuro in politica, così come una carriera a Hollywood.

Con un occhio continuerà a controllare cosa succede in pista. «Credo che non batteranno il mio record mondiale sui 100 (9.58, ndr) per i prossimi 15 o 20 anni. Così potrò spiegare ai miei bambini che quel primato era del loro papà».

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