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Veronica Bisconti: grande atleta e una di noi

Due chiacchere con il libero di Saugella Team Monza in visita al San Luigi Bruzzano

L’incontro con Veronica Bisconti a Bruzzano, lo scorso 13 febbraio durante un momento del gemellaggio tra le squadre Csi e il Consorzio Vero Volley, è stata l’occasione per rivolgerle alcune domande. Curiosità sulla sua carriera e sul suo rapporto con la pallavolo, studio, famiglia e tanto altro. Le risposte rivelano una giovane determinata, appassionata del suo sport

Come ci si sente a fare parte di una squadra ai vertici della pallavolo?
Avere la fortuna di poter giocare ad alto livello è estremamente emozionante, ma altrettanto difficile e faticoso. Bisogna fare molti sacrifici.
Quando hai iniziato a giocare a pallavolo?
Come molte ragazze ho iniziato a giocare nel mio oratorio all’età di nove anni per poi passare, a tredici, nella Pro Patria dove mi sono formata come giocatrice. Ho intrapreso seriamente l’attività di pallavolista dai 15 anni.
Quanto ti impegna, in termini di tempo, l’appartenere a una squadra di alto livello?
Solitamente giochiamo di domenica, ma può capitare di disputare partite anche di sabato. Gli allenamenti li facciamo tutti i giorni per ben due volte (al mattino e al pomeriggio) arrivando a fine giornata stanchissime. Il lunedì è sacro, ci riposiamo.
Ora in classifica in che posizione siete?
Siamo seconde a 4 punti dalla prima sqaudra in classifica.
Quale è il tuo ruolo?
Faccio il libero, ma alla vostra età, ho ricoperto un po’ tutti i ruoli.
Ti è mai capitato di litigare tra compagne?
Non ho mai litigato con le mie compagne però può succedere che durante situazioni difficili o di particolare tensione si verifichino piccoli battibecchi.
Non hai vergogna delle telecamere?
Gioco ad alto livello nella pallavolo, ma le telecamere ci sono solo per le partite importanti o coppe. Comunque non ci facciamo molto caso perché stiamo giocando; diverso quando ci intervistano, lì noi donnine ci mettiamo bene per le riprese (e ride...).
Hai ricoperto altri ruoli?
Come ho detto prima sì. Fino alla categoria under 18 ho giocato come schiacciatrice, poi ho ricoperto il ruolo di libero.
Lo schiacciatore si sfoga schiacciando forte. Tu da libero come ti sfoghi quando sbagli?
Effettivamente sono due modi diversi di sfogarsi. Io faccio qualche smorfia, o batto i piedi per terra, altrimenti mi carico dopo una difesa difficile fatta in modo preciso.
Come è stata l’ultima partita in casa per poter passare in A1?
E’ una ferita ancora aperta perché avevamo meritato e stavamo giocando bene. Poi, l’arbitro ha valutato in maniera errata il punto decisivo che avrebbe sancito la vittoria, così abbiamo dovuto rifare la partita e l’abbiamo persa.
Dopo una partita cosa fate?
Di solito si mangia. Se siamo in trasferta mangiamo tutte insieme, altrimenti si va a casa e si cena in tranquillità.
Oltre alla pallavolo hai fatto altri sport?
Ho praticato nuoto, ma solo per tre anni.
Che differenze ci sono tra la società sportiva di Busto e quella monzese?
I palazzetti sono entrambi grandi e molto belli; lo stesso vale per l’organizzazione e la struttura societaria. Cambia solo il livello e la categoria d’appartenenza.
Come è stato il tuo rapporto con la scuola? Hai avuto difficoltà a studiare e giocare contemporaneamente?
Fino alle medie non ho avuto problemi. Durante il periodo del liceo scientifico ho perso due anni. Uno in particolare perché ho dovuto affrontare tre campionati nella stessa stagione ed effettivamente il tempo per studiare era poco. Quando giocare a pallavolo diviene una scelta di vita, ti impegna molto e porta via tanto tempo alle altre attività.
I tuoi genitori erano contrari a farti giocare a pallavolo?
Mi hanno appoggiato in tutte le scelte. Devo ringraziarli per i sacrifici fatti e devo a loro se oggi gioco ad alti livelli.
Il tuo numero di maglia ha un significato particolare?
Quando giocavo nelle giovanili il mio primo allenatore mi regalò una maglia della nazionale italiana con impresso il numero 18 che per me ebbe un grosso significato simbolico. Da allora è sempre stato il numero che porto sulla schiena.
Quando smetterai di giocare cosa pensi di fare?
Non lo so ancora, non mi sono posta questa domanda.
Intervista a cura di Davide Allevi

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