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Corrispondenza da Haiti: Massimo Achini ci racconta la storia di George

Un imprenditore francesce che ha trascorso 2 anni sull'isola caraibica colpita dal terremoto

Questa settimana siamo ad Haiti. Voglio raccontarvi una storia che merita di essere conosciuta, è la storia di George. George non é un haitiano. É un signore francese di 60 anni. Ha sempre vissuto nella periferia di Parigi. Ha sempre fatto l’imprenditore guidando la ditta di famiglia che si occupa di stamperia. Una brava persona, tutta business e fatica nel portare avanti la sua attività. George decide di “mollare” tutto e di andare ad Haiti per due anni con una organizzazione francese che si occupa di costruire case e villaggi. Noi George lo abbiamo conosciuto quasi per caso perché abita in una casetta “vicino” alla nostra nel villaggio degli Scalabriniani, guidato in modo straordinario da padre Giuseppe. Ieri sera abbiamo partecipato a una festa organizzata per George: era il suo ultimo giorno ad Haiti. Dopo due anni torna a casa in Francia. Le cose che ha detto salutando tutti meritano di essere raccontate .
“Torno in Francia dalla mia famiglia e alla mia attività, ma sono un uomo profondamente cambiato. Per anni la spiritualità é stata marginale nella mia vita. Ero tutto preso dal lavoro e dal fare business. Poi ho avuto la forza di andare a cercare questa esperienza. Mi sento davvero onorato di essere stato ad Haiti per due anni. Ho imparato più cose sulla vita in questi 24 mesi che in quasi tutta la mia esistenza. Ho avuto a che fare ogni giorno con persone che vivono nella miseria e nella povertà vera. Ho toccato con mano le malattie e il fatto di non avere nulla, nemmeno la speranza per il futuro. Ogni sera sono andato a letto pensando alle ingiustizie di un mondo dove poche persone hanno ricchezza e benessere e dove tante persone vivono in condizioni disperate. Ho visto però anche la felicità sui volti di questa gente. Una felicità che in Francia non esiste più. La felicità di avere un piatto da mangiare. La felicità di avere una maglietta nuova. La felicità che porta ogni giorno a ringraziare Dio per essere vivi e in buona salute. La felicità di chi non ha nulla, ma condivide quel poco che ha. Tante volte ho pensato: e se fosse toccato a me nascere ad Haiti? Come faccio a non capire la fortuna che ho avuto a nascere in Francia? Nella mia vita ho sempre avuto macchine molto grandi e potenti. Per me erano importanti perché rappresentavano il mio status sociale. Ora torno in Francia. La prima cosa che farò é vendere la mia macchina BMW 730 e comprare una macchina piccola. Lo farò perché  ho capito che solo un imbecille può pensare di essere importante se ha una macchina importante. Poi proverò a vivere la mia vita con semplicità e con il nuovo alfabeto dell’esistenza che ho imparato ad Haiti. Non sarà facile, ma ci proverò. Insomma pensavo di venire qui ad insegnare qualcosa e invece loro mi hanno insegnato ad amare e capire la vita”.
Non serve aggiungere parole a quanto detto con semplicità George. Desidero, tuttavia, condividere una riflessione. Quanto detto da George è tutto vero. Mentre noi ci affanniamo tra mille problemi rincorrendo “cose senza senso, ma alle quali diamo importanza”, tre quarti del mondo non ha nulla e vive in condizioni disperate. Noi facciamo finta di non vedere e di non accorgerci. Ma é tutto vero. Nel mondo ci sono milioni di bambini che non hanno un pallone o un paio di scarpe per giocare. Anche su questo facciamo finta di nulla e continuiamo a spendere (o buttare via) cifre da capogiro per comprare questo o quel giocatore. Sino a quando tutto questo continuerà? Sino a quando tutto questo sarà considerato normale? Sino a quando il mondo si dividerà in poche persone che vivono nel benessere e in tante persone che vivono nella miseria più totale?
Sentirsi cittadini del mondo vuol dire aprire gli occhi su questo e altro. É per questo che - come Csi - siamo presenti ad Haiti, in Albania, in Camerun, in Centrafrica e in altri paesi. Ma il vero regalo é la storia di George. La storia di un uomo come tanti, che non é nato con la vocazione di fare il missionario, ma ha avuto il coraggio di non arrendersi alla mediocrità della vita del mondo di oggi ed é andato a vivere nella povertà del quarto mondo per diventare finalmente ricco (di vita e umanità). Una storia che fa riflettere. Non serve andare ad Haiti o in qualche altra parte del mondo. Serve però ragionare sul senso della nostra vita.

Massimo Achini

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