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Fulgor Sesto, Csi e Fondazione Cannavò insieme con "...e io porto il pallone"

Bellissima la testimonianza di Jean Jacques Nkoulukidi, marciatore italiano delle Fiamma Gialle

“Lo sport in oratorio è lo sport che preferisco. Merita tutto il sostegno possibile”. Queste le parole del direttore della Gazzetta dello Sport, Andrea Monti, ospite gradito alla manifestazione “…e io porto il pallone” che ha avuto luogo dal 25 al 27 settembre presso l’oratorio San Giovanni Battista a Sesto San Giovanni. A soffermarsi sul senso dell’iniziativa è stato ancora lo stesso Monti “ Portare il pallone è il primo gesto dell’integrazione. Chi porta il pallone invita poi gli altri ad unirsi nel gioco”. Difficile immaginare un inizio migliore. L'evento, frutto di una collaborazione tra la società sportiva locale Fulgor Sesto, la Fondazione Candido Cannavò e il Csi Milano ha vissuto momenti di grande intensità. A partire dall’intervista al marciatore italiano delle Fiamma Gialle Jean Jacques Nkoulukidi (padre congolese e mamma haitiana) che, con un simpatico accento romanesco, ha raccontato la sua esperienza. “Non ho mai avuto problemi, sono stato fortunato. Lo sport aiuta a superare tutte le barriere e auguro a tutti voi la mia stessa fortuna”. L’auspicio era rivolto ai profughi del centro della Croce Rossa di Bresso e del centro di accoglienza di Sesto San Giovanni protagonisti di lì a poco di un triangolare con allenatori, dirigenti e genitori della Fulgor. Nonostante la timidezza e le difficoltà della lingua, anche i profughi hanno raccontato la loro storia. In comune il viaggio sui barconi della speranza per scampare ai pericoli della guerra. La voce di Babou esprime il sentimento di molti “Siamo tutti africani pur arrivando da paesi diversi. Ciascuno ha la sua storia, ma siamo tutti arrivati con i barconi. Io ci ho messo 10 mesi per arrivare in Libia dal Gambia”.
A fare gli onori di casa don Franco Motta, parroco della Parrocchia di San Giovanni Battista e decano di Sesto San Giovanni, e Vincenzo Zagari presidente della Fulgor Sesto. “Ospitiamo volentieri, ha affermato don Franco, eventi che favoriscono l’inclusione. Per noi si tratta di una soddisfazione doppia perché festeggiamo  la conclusione dei lavori di ristrutturazione dell’oratorio”. Soddisfatto anche il presidente Zagari che ha un ulteriore motivo per gioire. “Il nostro gruppo sportivo festeggia il primo anno di attività, ci siamo dati molto da fare e i risultati ci confortano: abbiamo aumentato il numero di squadre iscritte (da 7 a 9) e inaugurato la pallavolo femminile”.
La stessa soddisfazione si legge sul volto di Elio Trifari, direttore della Fondazione Candido Cannavò, una realtà fortemente impegnata in molteplici ambiti (carcere, disabilità, integrazione ecc…) al fine di continuare a promuovere il messaggio di impegno civile e sociale di cui  Candido Cannavò è stato testimone e che ha costantemente trasmesso con i suoi scritti. “Abbiamo invitato anche la squadra di  profughi cacciati dal campo di gioco dal sindaco di Mortara, ma a causa di un incidente non sono riusciti ad arrivare in tempo. Con loro, tuttavia, organizzeremo a breve una nuova partita di calcio. Stiamo cercando un comune o società sportiva che la adotti”.
Il pallone è approdato sul campo di gioco e da lì in poi, le parole non sono più servite. Lo sport, ancora una volta, ha compiuto il miracolo. A comunicare bastavano gli sguardi o i cenni di intesa e alla fine il pallone terminava in rete. Grande festa, abbracci di gruppo, pacche sulle spalle e via… alla ricerca del goal successivo. Il Fair Play e la voglia di giocare hanno caratterizzato il triangolare di calcio di cui al termine è stata resa nota la classifica, anche se nessuno ci ha fatto caso. A vincere è stata la comunità di profughi sestesi, seguiti da quelli di Bresso, mentre i dirigenti e genitori della Fulgor si sono dovuti accontentare del terzo gradino del podio. Medaglie e riconoscimenti per tutti. A premiare, il sindaco di Sesto San Giovanni, Monica Chittò, Gianni Campodipietro (consigliere provinciale Csi Milano), e Massimo Monaco per la Fondazione Cannavò. A concludere la serata una splendida cena etnica alla quale sono stati inviatati tutti i ragazzi dei centri di accoglienza. Un menù particolarissimo con piatti di diversa provenienza: peruviana, indiana e araba. Nulla è avanzato e questo la dice lunga sull’abilità dei cuochi sestesi. Gradito anche l’angolo del thé offerto dalla comunità islamica della città ospitante, arricchito con una cascata di splendidi e coloratissimi dolci tipici.

Questo solo il momento conclusivo dell’evento “…io porto il pallone” che ha preso il via ben prima, il 19 settembre con un triangolare di pallavolo femminile under 14 (Oratorio San Giovanni Battista - Oratorio OSA - Oratorio OSDS) e la presentazione delle squadre della Fulgor Sesto, mentre domenica 20 settembre il campo del gruppo sestese è stato animato da una manifestazione di karate. Ancora iniziative il 26 settembre con un triangolare di calcio under 10 e under 12 (Fulgor Sesto - Oratorio OSA - Oratorio OSGB - Oratorio OSL). Il grazie del Csi va alla Fondazione Cannavò per la disponibilità dimostrata e a tutti i dirigenti e collaboratori della Fulgor per la passione e l’ottima capacità organizzativa.

 

Nelle foto a partire dall'alto:
- le tre formazioni protagoniste del triangolare di calcio multietnico:
- da sinistra: Daniele Redaelli (giornalista Gazzetta dello Sport), Jean Jacques Nkoulukidi (marciatore delle Fiamme Gialle) ed Elio Trifari (direttore della Fondazione Candido Cannavò);
- la platea durante l'intervista a Jean Jacques Nkoulukidi. Tra i partecipanti anche i giovani profughi del centro di accoglienza di Sesto San Giovanni e Bresso

- a sinistra: Vincenzo Zagari stringe la mano al direttore della Rosea; a destra: don Franco Motta con Andrea Monti 
- Roberto Cusa premiato dal sindaco di Sesto San Giovanni, Monica Chittò

 

 

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