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Anche il Csi all’Open Day dello Sport a San Vittore

Un’altra grande impresa della Fondazione Cannavò. 500 i detenuti in campo

Organizzare un “Open Day di Sport” in carcere. Potrebbe sembrare una contraddizione, invece, è proprio quello che è accaduto domenica 14 giugno all’interno della alte mura di San Vittore, il vecchio carcere milanese di Piazza Filangeri.
A rendere possibile questa folle impresa, la determinazione della Fondazione intitolata alla memoria all’ex direttore della Rosea, Candido Cannavò, una dirigenza carceraria a dir poco illuminata e gli agenti di polizia penitenziaria che hanno voluto condividere con i detenuti una giornata  particolare, dove il vero protagonista fosse lo sport. La conclusione è che, nonostante il tempo poco clemente, l’evento è stato un gran successo e ha visto la partecipazione di ben 500 detenuti del carcere impegnati in 13 attività sportive tra le quali, calcio, pallavolo, una maratona di 10 chilometri (lungo il perimetro interno della casa circondariale), fitness, yoga, carte, biliardino e altro ancora. Insomma, per un giorno il carcere di San Vittore si è trasformato in una palestra a cielo aperto e a celle aperte.

Non sono mancati gli ospiti illustri, dal direttore della Gazzetta, Andrea Monti, a Gennaro Gattuso, Billy Costacurta, Melania Gabbiadini (capitano della Nazionale di calcio femminile), Luisito Suarez e lo schermidore italiano Andrea Cassarà.
Tutti hanno applaudito all’iniziativa e sono intervenuti durante la giornata di festa e sport, nella quale anche il Csi ha giocato la sua parte. Tutte gli incontri sono stati arbitrati da direttori di gara blu arancio (Luciano Contato, Paolo Guerra e Giovanni Piubello) e una formazione Csi, sotto la regia dell’abile dirigente Alberto Chiavenna, ha partecipato al quadrangolare di calcio a 5. Un’esperienza che rimarrà a lungo nella memoria dei giovani Csi che, con grande emozione, hanno partecipato all’evento.

Da sottolieneare la grande disponibilità delle guardie penitenziarie che hanno voluto e sostenuto la manifestazione guidate dal comandante, la dott.ssa Manuela Federico, che ha spiegato l’evento come il “frutto di un’idea nuova che intende favorire l’integrazione tra i detenuti e tra questi ultimi e il personale carcerario". A farle da contraltare, la Direttrice di San Vittore, la dott.ssa Gloria Manzelli: “Oggi abbiamo visto come lo sport può cementare i legami a dimostrazione che quando la pratica sportiva è sana, può essere un modo per concretizzare quella solidarietà di cui tanto si parla”. A bordo campo, i vertici della Fondazione Cannavò che da anni realizzano progetti all’interno del carcere di San Vittore. Per la prossima stagione, grazie alla partership con l’azienda Matrix, sono previsti interventi di riqualificazione e allestimento di ben 6 mini palestre distribuite nei diversi raggi del penitenziario, come dire che l’Open Day non finirà con il fischio finale risuonato nella tarda sera di domenica scorsa, quando il volto soddisfatto dell’indimenticato Cannavò, disegnato a murales sulla parete del campo di calcetto, ha accennato un sorriso. 

(Foto di Claudio Lenzi per Gazzetta.it)

 

LA TESTIMONIANZA DEL DIRIGENTE CSI

Una domenica pomeriggio di giugno. Tanta pioggia. Acqua a catinelle. Arriviamo davanti alla porta principale del carcere di San Vittore e ad attenderci, carico come noi per questa iniziativa, c’era il Presidente Provinciale Giuseppe Valori. Per entrare in carcere occorre seguire una prassi ben precisa: finalmente alcune guardie carcerarie ci accompagnano verso la cella/spogliatoio. Enormi chiavi aprono enormi porte che conducono ai vari raggi. Attraversiamo il salone dove stanno allestendo le premiazioni per il tardo pomeriggio. Passiamo davanti a celle piene di gente che ci guarda, ci saluta e ci incita a vincere la partita.
Dopo esserci cambiati in questa piccola cella ci avviamo al campo: piccolo, sintetico e con il volto di Candido Cannavò (dipinto su un murales) che ci guarda. C’era già in corso un’altra partita: in campo si respira agonismo puro, voglia di giocare e voglia di dare il massimo per questo momento di semilibertà che oggi avevano i carcerati. Sta per iniziare la nostra partita.
L’arbitro si occupa delle formalità burocratiche: sorteggio palla/campo, saluto al  pubblico. Già, il pubblico: noi siamo abituati ai nostri campi dove ci incitano gli amici, i genitori, un vecchietto in bici o un nonno con i nipoti. Qui il pubblico era dietro una grata che incitava e ci guardava con occhi attentissimi, guardava quel pallone correre per il campo, rimbalzare sulle mura del carcere... Dopo ogni azione della nostra squadra rappresentativa del Csi (per l’occasione ho coinvolto alcuni miei compagni del GsVittoria) ci dicevano "bravi!" e ci facevano i complimenti.
Alla fine della partita, con la vittoria di 4-3 per i locali, c’è tempo ancora per qualche complimento vicendevole, un generale “in bocca al lupo” e un grazie speciale da parte loro per questa nostra piccola partecipazione. Per questi ragazzi la giornata di oggi è stato un piccolo respiro per far finta di essere oltre quelle mura, nella speranza che venga presto il momento di poter uscire veramente dopo aver scontato la loro pena.
Uscendo dal carcere ci siamo riproposti di organizzare una partita di ritorno... il più presto possibile!
Alberto Chiavenna

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