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Delpini: "Ogni 10 ore di sport dedicatene una a chi è solo..."

Lo sport «vera opportunità educativa, solo se inserito in una comunità educante»

La speciale domenica di avvento del 17 dicembre ha visto il Duomo di Milano sfoggiare non solo il canonico colore viola dell’Avvento, ma anche i colori delle tante società sportive presenti nella cattedrale milanese per la Santa Messa dell’Arcivescovo Mario Delpini, aperta a tutti ovviamente, ma con un pensiero speciale e affettuoso per il mondo dello sport, quello sport che può essere «vera opportunità educativa, solo se inserito in una comunità educante», come ha detto lo stesso Delpini dal pulpito. Da subito la funzione è parsa davvero familiare, come se l’intera struttura gotica fosse una piccola chiesa di oratorio, con un prete che accorato parla alle società sportive, tanto da andare ad accoglierle di persona sul portone d’ingresso, stringendo mani e chiacchierando con loro in una dimensione di prossimità che ha tanto colpito i presenti. «Sono cresciuto in oratorio - ha spiegato Andrea Barillà della società Spes del Csi Milano - ma sino ad ora non ho mai visto un Arcivescovo così attento al mondo dello sport, ci ha sorpreso molto positivamente e per questo abbiamo spostato la festa natalizia per venire tutti ad ascoltarlo». Della stessa idea è stata la società San Pio V, dove la spinta decisiva per partecipare in gran numero alla Messa in Duomo, è arrivata dalle mamme dirigenti, impegnate quotidianamente come volontarie in oratorio: «Appunto perché un Arcivescovo ha mostrato questa grande attenzione verso il nostro mondo – ha raccontato Cristina Laurenzi del San Pio V - era giusto essere presenti e partecipare».

Nella navata centrale della cattedrale, le due società milanesi sono state tra le più numerose presenti, con circa 80 persone a testa tra genitori, atleti e dirigenti. Il messaggio per tutti gli sportivi raccolti in preghiera è stato inequivocabile: educare al bene attraverso l’attività sportiva e apprezzare con serenità ciò che si possiede, compresa la fortuna di poter praticare uno sport. Niente capricci o lamentele sterili dunque, non essere come «Pierino Lamentoso, che rovina la serenità e toglie gioia con la banalità di inutili polemiche. La letizia è insidiata dalla banalità: l’animo diventa meschino e il capriccio ne diventa padrone. Il continuo inseguire capricci, il puntiglio e l’impazienza ingigantiscono il niente, trasformano una sciocchezza in una enormità – ha detto Delpini durante l’Omelia - La prima parola dell’annunciazione è “rallegrati”, un messaggio di gioia e serenità per ciò che stiamo vivendo. La banalità è sconfitta se irrompe nell’animo meschino una annunciazione che invita a sollevare lo sguardo». Ma l’Arcivescovo si è spinto oltre le metafore indirizzate anche ai più piccoli, e ha indicato una vera strada da seguire, concretamente, nella quotidianità.

Ecco dunque la legge della Decima: «Ogni 10 ore di sport ne dedicherete una a chi lo sport non lo pratica, o a chi è solo, a chi non ha possibilità di muoversi o alle persone anziane». Delpini torna dunque sulla logica delle decime, così come aveva fatto durante la festività di Sant’Ambrogio parlando alla città, e consigliando di prendere in considerazione questa antica pratica di buon vicinato secondo la quale una comunità dovrebbe dedicare a chi è minoranza, a chi è fragile, a chi è in difficoltà, un decimo di ciò che possiede, e così noi dovremmo dedicare ad un vicino, ad un malato, ad un anziano, una parola buona, un pensiero accorato dopo dieci parole e dopo dieci pensieri che facciamo. Ora questa pratica l’Arcivescovo ha proposto di declinarla in ambito sportivo, e le società presenti paiono aver gradito: «Stasera alla cena Natalizia lanceremo subito l’idea» ha spiegato Diego Vicario, Presidente della Spes.

Anche in questo il Csi Milano si mostra in sintonia con il successore di Scola, dato che tempo addietro aveva già proposto la pratica del terzo allenamento, da svolgersi facendo servizio presso la mensa dei poveri, con i senza tetto, o in progetti di prossimità.

Accanto allo sport di base, erano presenti in Duomo anche i vertici delle istituzioni sportive milanesi e lombarde come Oreste Perri, Presidente del Coni, Antonio Rossi, assessore allo Sport della giunta Maroni, Fabio Pizzul consigliere Regionale Pd. Con loro il Presidente Nazionale del Centro Sportivo Italiano, Vittorio Bosio e il Presidente Regionale Paolo Fasani, insieme ai presidenti di diversi comitati provinciali Csi.

di Giorgia Magni

 

Il testo dell'omelia dell'Arcivescovo
Siate sempre lieti nel Signore


1. L’obiezione della banalità

Come faccio a essere contento, se ho perso la partita? Come faccio a essere contento se non mi ha fatto giocare? Come faccio a essere contento se non mi comprano il motorino?

La letizia è insidiata dalla banalità: l’animo diventa meschino e il capriccio ne diventa padrone. Il continuo inseguire capricci, il puntiglio e l’impazienza ingigantiscono il niente, trasformano una sciocchezza in una enormità. Il niente è diventato un idolo. Ad ogni età può succedere che un uomo, una donna, un ragazzo, una ragazza faccia una tragedia per un oggetto, per una prestazione, per una convocazione di cui tra una settimana si è già dimenticato. Ma intanto l’animo è inquieto, le reazioni sono nervose, il tratto è scostante: come è possibile essere lieti?  

2. Per essere lieti ci vuole una annunciazione.

La banalità è sconfitta se irrompe nell’animo meschino una annunciazione che invita a sollevare lo sguardo, che apre ad orizzonti più affascinanti, che sorprende con una parola che introduce alla stima di sé e può dire:

quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode: questo sia oggetto dei vostri pensieri. L’annunciazione è la parola amica che gli angeli portano prima o poi nella vita di ciascuno: e gli angeli sono inviati da Dio. Hanno il volto e la voce del papà o della mamma, del prete o della catechista, dell’animatore o del dirigente sportivo, del professore o del compagno di studi. Esistono ancora angeli che percorrono la terra?

Esistono ancora angeli che sanno dire la parola che libera dalla banalità, che incoraggia a quell’appassionato allenamento alla vita che cerca le vie della gioia, senza confonderla con l’allegria di una baldoria, con il piacere di un momento? La banalità assedia la vita di molti. Forse ciascuno di noi può essere l’angelo inviato da Dio per dire: rallegrati, amico! Il Signore è con te! Il Signore sa che puoi fare grandi cose, ha stima di te, conta su di te. Coraggio, non temere! Il cammino verso la gioia può cominciare anche adesso.

3. L’obiezione del soffrire.

Come faccio a essere lieto, se sono tormentato dalla sofferenza? Come faccio a essere lieto, se nel mio corpo è entrato un nemico che logora le mie forze, che mi spaventa, che mi pesa addosso come una angoscia, che mi scava dentro l’inquietudine: “che cosa sarà di me?”. Come faccio ad essere lieto se in casa mia, tra le persone che mi sono più care è piombata una disgrazia, una malattia? Come faccio ad essere lieto se gli affetti più preziosi sono diventati un campo di battaglia, se tra le persone che amo di più si accaniscono litigi, cattiverie, rotture insanabili? Come si può essere lieti nel soffrire?

4. Per essere lieti ci vuole l’annunciazione di una comunione.

Il soffrire è il grido che si alza come l’accusa più forte contro l’amore di Dio, il dolore innocente suona come l’enigma insolubile che rende incomprensibile l’esistenza di Dio, il male sembra una forza così indiscutibile che rivela la debolezza o l’inadeguatezza di Dio.

Ma l’annuncio dell’angelo che invita alla gioia non si lascia confondere dalle lacrime e dagli strazi che tormentano i figli degli uomini, piuttosto rivela la via di Dio per affrontare il dolore di quelli che ama. L’annuncio dell’angelo infatti non è un trattato di teologia, non è la promessa di una soluzione rimandata, non è il magico dissolversi del dolore. È l’annuncio della comunione: il Signore è con te.

Perciò l’apostolo può scrivere:  non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti.

Per essere lieti ci vuole l’annuncio della via che Dio ha percorso per seminare la gioia invincibile nella tribolata storia dell’umanità: il Figlio di Dio ha preso su di sé il soffrire, ha condiviso il dolore.

Il Signore è vicino! L’annunciazione rivela che siamo chiamati a dimorare nel Signore, siamo resi capaci addirittura di parlargli, di pregare e in lui di trovare pace, anche quando il percorso si fa tribolato come una via crucis, un cammino verso Pasqua.

5. L’obiezione della solitudine.

Come posso essere lieto, se sono solo? Come posso gioire se a nessuno interessa di me?

Come fare festa se la mia casa è deserta, se non sono invitato da nessuna parte, se le persone che mi sono care si sono dimenticate di me? La solitudine ospita la tristezza, non la gioia.

6. Per essere lieti ci vuole l’annunciazione di una missione.

Nella desolazione della solitudine irrompe la parola che chiama, l’annunciazione che affida la missione. L’angelo rivela che la vita è vocazione a servire l’edificazione del regno che non avrà fine. Maria darà alla luce colui che regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe: è la sua vocazione. Ogni figlio e figlia di Dio è chiamato a mettersi a servizio del regno che viene: non aspettare che qualcuno venga a trovarti, piuttosto diventa protagonista della parola che invita, del sorriso che conforta, della premura che aiuta, della fraternità che unisce. Intorno a te abitano forse infinite solitudini che attendono una parola amica. Che cosa aspetti: l’angelo è già venuto e la tua missione può cominciare.

 

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