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Porta Santa: il primo gol della Clericus Cup

Nell’Anno Santo giubilare il Mondiale della Chiesa riparte dalla Basilica di San Pietro

Dopo Roma-Real la capitale si appresta a vivere un altro gustoso piatto di calcio internazionale: la Clericus Cup. E' ripartito, infatti, il 21 febbraio scorso il mondiale calcistico pontificio, promosso dal Centro Sportivo Italiano, con il patrocinio dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale del tempo libero, turismo e sport della Cei, del Pontificio Consiglio per i Laici e del Pontificio Consiglio della Cultura del Vaticano. È una edizione, la ‘decima’, ispirata naturalmente in questo Anno Santo della Misericordia, indetto da Papa Francesco al tema del Giubileo. Torna in palio la celebre Coppa con il ‘saturno’ - custodita per un lungo anno dai seminaristi campioni in carica del Pontificio Collegio Urbano - e lo fa ripartendo dal cuore della cristianità, Piazza San Pietro, dal simbolo del Giubileo, la Porta Santa, attraversata, dopo una preghiera comune, dai capitani delle 16 squadre iscritte al torneo.

"La Misericordia scende in campo". Ogni match nel pieno spirito del Giubileo
La X edizione della Clericus Cup si svolge nell’Anno Santo della Misericordia. E proprio al Giubileo non poteva non ispirarsi il decennale, con Papa Francesco capitano unico di tutte le formazioni. Su tutte le maglie delle 16 formazioni partecipanti alla Clericus Cup, campeggia infatti quest’anno in bella evidenza il richiamo al tema scelto da Bergoglio per il Giubileo: “La Misericordia scende in campo”.

E’ il consulente ecclesiastico nazionale del Csi, don Alessio Albertini a spiegarne il senso nella conferenza stampa del 20 febbraio « il tema della misericordia deve essere visto in ogni ambito di vita e quindi anche nello sport. La misericordia nello sport si presenta anche in un campo di calcio, quando apri gli occhi e ti accorgi che hai davanti un’altra persona, con una dignità e con dei diritti pari ai tuoi e in questo caso vogliamo vincere. Le regole ci dicono che giochiamo ad armi pari. L’applicazione delle regole vale anche per i preti. Noi non facciamo e non promuoviamo attività sportiva perché cerchiamo il campione del futuro, anche se tanti sono veri fuoriclasse. Ma stiamo cercando di far capire che attraverso il calcio e lo sport in genere, possiamo guardare e quindi essere misericordiosi verso tante persone che incontreremo in quel campo dove, sacerdoti,  saremo mandati che è il campo della pastorale italiana».

Gli interventi dei patrocinatori
In conferenza stampa, oltre a don Alessio Albertini, sono intervenuti Mons. Mario Lusek direttore dell’ Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero turismo e sport della Cei, Santiago Perez De Camino, Responsabile Sezione Chiesa e Sport del Pontificio Consiglio per i Laici e Mons Melchor Sanchez, sottosegretario al Pontificio Consiglio della Cultura.

Mons. Mario Lusek: «La Clericus Cup fa scendere in campo con la misericordia nel cuore. Lo sport non nasconde niente anche quando ha delle ambiguità ma scende in campo e dà il meglio di sé. Attraverso la passione dobbiamo ricreare identità. La Clericus Cup può diventare il luogo in cui ricreare identità, la dinamica del giocarsi la vita in campo aperto senza nascondersi per donarsi agli altri. Cosi facendo il prete trasmette l’unica strategia possibile che è la passione: passione per la vita, passione di guardare l’altro e l’avversario non come un nemico ma come una persona con cui avere un confronto. La parola misericordia che scende in campo è sperimentare lo slancio alla passione per la vita. I preti che partecipano devono avere delle virtù: l’onestà, la carità ma soprattutto la forza di volontà».

Santiago Perez De Camino: «La Clericus non può essere progettata senza pensare alla formazione cristiana in una crescita continua dei valori. È importante che non manchi questa formazione. Voi seminaristi e sacerdoti che vi troverete a lottare per questo saturno d’argento, dovete riflettere sul tempo che vi viene dato perché tutto quello che sperimentate servirà in un modo o in un altro per la vostra vita pastorale e la Clericus serve anche per sviluppare l’amore per lo sport. Impareremo a portare le persone a Dio attraverso lo sport».

Mons Melchor Sanchez: «Lo sport è uno dei fenomeni più grandi del nostro tempo che mobilita milioni di persone. E la Chiesa non può non interessarsi di questi fenomeni culturali come anche la musica o il cinema. Lo sport è sempre stato un fenomeno popolare. La Clericus Cup è una delle operazioni migliori in termini di immagine e comunicazione planetaria è un fantastico biglietto da visita per la Chiesa. Questo torneo è conosciuto in tutto il mondo. La Chiesa spesso è nel mirino per gli esempi di cattivo comportamento da parte di alcuni ecclesiastici ma è anche una realtà positiva molto bella».

Quaresima di gol e dopo Pasqua il Giubileo della Clericus
Come tradizione la Clericus Cup si disputerà sui campi del Pontificio Oratorio di San Pietro, a due passi dal Vaticano (Via di Santa Maria Mediatrice, 24). Già dal 20 febbraio scorso oltre 350 calciatori,  sacerdoti e seminaristi di tutto il mondo, hanno cominciato a scendere in campo nel campionato. Nel mese di aprile la Clericus Cup celebrerà il suo Giubileo in una giornata ove saranno invitate tutte le 32 formazioni partecipanti in almeno una delle dieci edizioni del torneo disputate. L’edizione 2016 si deciderà nella finale di sabato 28 maggio, nello stesso giorno in cui a Milano si disputerà la finale di Champions League.

Novità 2016: assente il Red Mat, debutta il Vaticano
Sono solamente quattro le squadre che hanno partecipato in ciascuna delle nove precedenti edizioni della Clericus Cup. Nel ristrettissimo club delle fedelissime ci sono North American Martyrs, Collegio Urbano, Mater Ecclesiae e Sedes Sapientiae, unica squadra fra le magnifiche 4 a non aver mai conquistato il titolo. Non passa inosservata, nella stagione del decennale, l’assenza del Redemptoris Mater, il seminario neocatecumenale, capace di conquistare tre Coppe con il Saturno nelle prime 4 edizioni. Il campionato 2016 segna invece il debutto assoluto Collegio Cusmano e per i Missionari della Consolata. Fa ritorno dopo anni di assenza il Sant’Anselmo, monaci e cistercensi uniti nei colori “orange” che avrà la maglia della squadra dell’Aventino, il colle del celeberrimo Giardino degli Aranci. All’insegna della fratellanza sportiva e della vicinanza a Piazza San Pietro la mista, creatasi fra Agostiniani e Vaticano, insieme nel sodalizio che abbina nel team clericale i seguaci del Santo d’Ippona, il cui collegio è ad un passo dal Colonnato del Bernini ed i giovani studenti, i chierichetti del Papa, del Preseminario Vaticano, guidati anche in campo dal direttore dell’Istituto San Pio X, don Luigi Portarulo.

Un mondo di nazioni in campo: Nigeria e Messico leader. Italia ottava
Sono 350 i tesserati iscritti, con passaporto di ben 65 diverse nazionalità, i protagonisti della decima  Clericus Cup. Messico e Nigeria i paesi con più rappresentanti: ben 35 atleti. A seguire Stati Uniti, Francia, Spagna, tutte presenti nel torneo con il corrispettivo Pontificio Collegio. Per gli amanti del calcio non sarà difficile riconoscerle in campo, dato i colori delle maglie da gioco, identiche a quelle delle loro Nazionali. Quindi Colombia e Congo. La fuoriuscita del Red Mat fa scivolare l’Italia all’ottavo posto, con soli 13 giocatori iscritti per lo più nella nuova squadra del Vaticano.  Cinque i continenti rappresentati, con giocatori anche di Olanda, Siria, Australia, Ciad, Angola e Timor Est.

Albo d’oro
2007         Redemptoris Mater
2008         Mater Ecclesiae
2009         Redemptoris Mater
2010         Redemptoris Mater
2011         Gregoriana
2012   North American Martyrs
2013   North American Martyrs
2014   Pontificio Collegio Urbano
2015   Pontificio Collegio Urbano

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