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Alleno 28 ragazzi e i genitori fanno i bravi

Buongiorno a tutti,

sono Roberto D’Ambrosio, dirigente e allenatore della squadra di calcio a 7 del Rosario.

In un momento particolare durante il quale spesso leggiamo di discussioni o liti durante le partite di calcio di ragazzini, ci tenevo a spendere una parola a favore dei “miei” genitori, perché quelli dei ragazzi con cui mi relaziono settimanalmente sono un esempio che credo meriti una citazione.

Tre anni fa mi è stato chiesto di occuparmi di una squadra Under 10 di calcio a 7, rimasti senza allenatore.

Spinto dalla mia grande passione per il calcio naturalmente ho accettato di buon grado, senza sapere chi fossero i ragazzi e i loro genitori.

Durante le mie precedenti esperienze mi ero sempre dovuto confrontare con papà o mamme che, palesemente o meno, cercavano di intervenire nel complesso meccanismo che regola la gestione di una squadra, convinti di avere in casa un futuro campione.

Ebbene, già dal mio primo incontro di spiegazione del progetto che avevo in mente, ho avvertito la netta sensazione di trovarmi di fronte ad un gruppo che aveva qualcosa di diverso rispetto a tutto quanto si sentiva dire in giro riguardo all’intromissione dei genitori nel lavoro del mister.

Fermamente convinto del fatto di accogliere in squadra chiunque avesse voluto provare un’esperienza di sport in oratorio senza limitazione di numero, mi sono ben presto ritrovato a dover gestire una rosa alquanto numerosa se rapportata al numero di giocatori convocabili ogni weekend e quindi a spiegare a tutti la logica delle presenze in squadra.

Mi sarei aspettato almeno una qualche obiezione e soprattutto un po’ di risentimento da parte di chi già faceva parte del gruppo; mi sarei aspettato la richiesta di riduzione del numero degli iscritti o del rifiuto di accettare altri giocatori… richieste più che lecite. Niente di tutto ciò.

Sono passati circa tre anni e da tutti ho ricevuto solo attestati di stima, ringraziamenti, collaborazione e aiuto nell’organizzazione delle trasferte e nella comunicazione.

I miei 28 ragazzi non mi hanno mai messo in difficoltà o criticato, i loro genitori neppure.

Durante le partite non ho mai assistito a scene polemiche nei confronti di giocatori, tifosi avversari o di critiche rivolte all’arbitro.

Abbiamo vissuto in assoluta serenità e gioia i momenti di festa a Salsomaggiore cementando l’intesa tra noi.

Nel mondo di oggi esistono anche queste bellissime realtà che a mio avviso devono essere assolutamente raccontate come esempio e come dimostrazione del fatto che lo sport, se vissuto nei modi e nei tempi giusti, è una delle poche cose nella vita capace di regalare vere e sincere emozioni.

Vi ringrazio per l’attenzione ma ci tenevo ad esternare questi miei pensieri e questa gioia e serenità che provo ogni volta che ci troviamo per l’allenamento, la partita o un intero weekend.

 

Roberto D’Ambrosio

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