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FATEVI IL REGALO DEL PROGETTO EDUCATIVO

14 settembre 2026

L’ultima società, in ordine di tempo, è stata l’ASO Cernusco. Si è fatta il regalo di redigere il proprio progetto educativo.

L’altra sera lo ha consegnato a tutti gli allenatori e dirigenti. Ora lo sta facendo avere anche al parroco, al sindaco, alle altre società sportive di Cernusco e alle realtà del Terzo settore. L’ASO non è la prima società sportiva a fare una cosa del genere. Non sappiamo con precisione quante società abbiano un vero progetto educativo. A “pane e salame”, ci verrebbe da dire non meno di 50 e non più di 150.

Non conoscerne il numero esatto rappresenta un limite. Stiamo quindi ragionando e studiando per capire come valorizzare le società sportive che hanno scelto di dotarsi di un progetto educativo.

Questo strumento fa la differenza. Non si tratta di un trattato riservato a esperti e burocrati, esattamente il contrario: è uno strumento agile, semplice, immediato, chiaro e alla portata di tutti. Un libretto di 30-60 pagine, ben impaginato, nel quale la società sportiva mette nero su bianco la propria missione, la propria visione e i propri obiettivi.

Un conto è dire genericamente: «Noi siamo quelli che vogliono educare i ragazzi e le ragazze». È una frase che contiene una grande verità, ma è anche molto ampia e rischia di voler dire tutto e niente. Un altro conto è fermarsi e mettere nero su bianco la visione dello sport della propria società.

Generalmente, le società sportive federali non hanno un progetto educativo. Semmai hanno un progetto tecnico-sportivo. Dotarsi di un vero progetto educativo fa la differenza anche per questo: significa affermare che la propria società sportiva è differente. Significa prendere talmente sul serio la dimensione educativa da costruirle intorno un progetto semplice e chiaro.

Tra gli elementi più importanti di un progetto educativo ci sono il rapporto con l’oratorio e la comunità cristiana e la definizione degli obiettivi educativi di ogni singola squadra. Da sempre diciamo che il rapporto tra la società sportiva e l’oratorio si fonda anche su una buona relazione personale tra il sacerdote e il presidente della società. Devono sentirsi, cercarsi, confrontarsi, condividere e ragionare insieme. Questo è decisivo. Tuttavia, il rapporto tra società sportiva e oratorio non può e non deve basarsi soltanto sulle buone relazioni personali. Occorre mettere nero su bianco in che modo la società sportiva sia inserita nel progetto educativo dell’oratorio. Bisogna essere semplici e concreti, spiegando, molto “terra terra”, come funziona il rapporto all’interno di quella comunità.

Altrettanto affascinante è il tema degli obiettivi educativi di ogni squadra. Bisogna abituare l’allenatore e il dirigente accompagnatore, all’inizio della stagione, a dichiarare quale obiettivo educativo intendano raggiungere con quella specifica squadra. Nel progetto educativo non devono essere indicati i singoli obiettivi, perché cambiano per ogni squadra e in ogni stagione sportiva. Deve invece essere stabilito che l’allenatore e il dirigente di ciascuna squadra consegnino al Consiglio direttivo, entro ottobre, una scheda nella quale indicare gli obiettivi educativi che intendono raggiungere. A giugno, poi, si farà insieme una verifica.

Scrivere il progetto educativo richiede impegno, ma è alla portata di tutti e permette alla società sportiva di compiere un salto di qualità straordinario. Più che dare retta a me, basterebbe chiederlo a chi lo ha già fatto. Penso all’ASO Cernusco, all’OSA Sesto, al Murialdo, alla Virtus Bovisio e all’SDS Cinisello, tanto per citare i primi nomi che mi vengono in mente.

Forse sarebbe prezioso organizzare un incontro online per parlare del progetto educativo e permettere a chi lo ha già scritto di raccontare come ha cominciato. Credo che, a breve, organizzeremo una serata di questo tipo.

Ci sono poi società sportive che camminano sempre più decisamente verso il futuro. Gli esempi sono tanti. Questa settimana penso all’Ascot Triante di Monza, che ha chiesto a noi, come Comitato CSI, di diventare partner di alcuni progetti che presenterà nell’ambito di bandi istituzionali. Quello dei bandi e della progettazione è un tema decisivo. Il futuro passa da lì. L’ingresso nel Terzo settore ha aperto vere e proprie praterie in questa direzione. Ci sono già molte società sportive che si sono attrezzate e partecipano autonomamente a bandi comunali, regionali e nazionali. Ce ne sono però tante altre che non sono ancora in grado di farlo. Per questo, l’impegno dei prossimi anni – ne serviranno almeno quattro per entrare un po’ a regime – sarà quello di prendere per mano, come CSI, le società sportive e accompagnarle all’interno di questo universo.

L’organizzazione e la gestione quotidiana assorbono l’80% della vita di una società sportiva. È così e vale per tutti. Ma chi si ferma lì e si lascia soffocare da quella dimensione rischia di restare impantanato. Chi, invece, riesce, seppure con fatica, a gestire la quotidianità e contemporaneamente ad aprirsi a nuove sfide – come il progetto educativo, la progettazione, la partecipazione ai bandi, la formazione dei dirigenti e la presenza nel Terzo settore – sta costruendo il proprio futuro.

 

 

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