UNA PROPOSTA UN PO’ FOLLE
18 febbraio 2026
Le Olimpiadi hanno generato circa 2,5 miliardi di euro di ricadute economiche tra produzione, turismo e investimenti. Per Milano l’indotto è stimato in 319 milioni di euro. Non certo spiccioli.
Bene, ma cosa resterà davvero allo sport di base? Questa è la grande domanda che merita di essere affrontata e approfondita.
L’Arcivescovo lo aveva già ricordato tempo fa con grande chiarezza: per dire che Milano-Cortina sia stata un’esperienza vincente non basta una buona organizzazione e non bastano nemmeno le medaglie. Su entrambi i fronti i risultati sono stati più che positivi e l’Italia ha saputo sorprendere tutti. Da un lato un medagliere record, meraviglioso e inaspettato; dall’altro un’organizzazione più che soddisfacente, soprattutto considerando che si trattava della prima candidatura diffusa, a “città doppia”. Il Presidente di Fondazione Milano-Cortina Giovanni Malagò ha spiegato che Francia e altri Paesi stanno studiando il modello italiano, per future candidature strutturate nello stesso modo.
Dunque, è andata bene. Decisamente bene. Ma non basta. Perché Milano-Cortina 2026 sia davvero vincente occorre capire cosa lascerà concretamente sul territorio. Quella famosa legacy, tanto proclamata e decantata, deve tradursi in aspetti reali e misurabili. Non può limitarsi a qualche intervento nelle scuole o agli impianti realizzati. Servono azioni capaci di incidere davvero. Il tempo c’è, perché la legacy olimpica ha 24 mesi dopo i Giochi per radicarsi. Dunque si può lavorare fino al 2028.
Proviamo allora ad avanzare noi una proposta concreta.
Prendiamo una piccola parte di quei 319 milioni di euro che le Olimpiadi hanno portato a Milano e destiniamola direttamente a sostenere le piccole società sportive di base. Perché non destinare loro almeno il 10% di queste risorse? Significherebbe mettere a disposizione un bando da circa 4 milioni di euro, finalizzato nel 2027 a sostenere l’attività ordinaria delle piccole società sportive. Difficilmente accadrà, ma appare una proposta ragionevole, concreta e possibile.
A livello di sistema Paese, sarebbe poi necessario affrontare con decisione il nodo della “Riforma dello sport”, che oggi rischia di soffocare molte realtà sotto il peso della burocrazia. Ormai la situazione è evidente e chiara a tutti. L’intento della riforma era condivisibile; la sua attuazione, però, necessita oggi di una revisione concreta. Perché aspettare ancora? Alleggerire il carico burocratico sulle piccole società sportive è un passaggio necessario e urgente. Sarebbe bello se fossero proprio le Olimpiadi ad accendere questo processo.
Portiamo a casa, in queste settimane, un’altra certezza: lo sport, quello vero, come ha sempre fatto nella storia dell’umanità, anche oggi unisce un Paese, fa sognare un popolo, regala emozioni autentiche, genera sorrisi. Non può ridursi a un semplice divertimentificio né a uno spettacolo esasperato dal business. È un fenomeno radicato nel cuore della gente, capace di accendere comunità, relazioni, appartenenze.
Ecco allora la vera “medaglia d’oro” che l’Olimpiade può regalare. Fra qualche settimana si spegneranno i riflettori e tutto tornerà come prima, oppure sapremo trasformare questa esperienza in un nuovo slancio per investire davvero nello sport di base, come strumento capace di generare umanità e valori nel mondo complicato di oggi? Questa sarà l’unità di misura che farà la differenza, e non sarà un dettaglio.
Diciamolo chiaramente: nella bellezza delle Olimpiadi a Milano e in Lombardia, lo sport di base è rimasto un po’ a margine. Forse poteva essere coinvolto e valorizzato di più. Ora, nella partita della legacy, è il momento di entrare davvero in campo e non restare in panchina.







