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LA CERIMONIA DELLE OLIMPIADI CI HA RICORDATO CHI SIAMO

9 febbraio 2026

La cerimonia di apertura delle Olimpiadi ha regalato emozioni indimenticabili e ha conquistato il mondo. Viverla in Italia, da italiani, è stato bellissimo. Ma mentre restavamo con il cuore e lo sguardo sospesi tra coreografie mozzafiato e sfilate degli atleti, era impossibile non fare una riflessione. La magia delle Olimpiadi non sbiadisce mai. Dall’antica Grecia a oggi non è cambiato nulla. 

Quando arrivano le Olimpiadi, il mondo si ferma e resta incantatoMa cosa rende le Olimpiadi così speciali? Semplice. Non sono le medaglie e i successi a farla da padroni, ma i veri valori olimpici. Nelle Olimpiadi i risultati contano, ma il contesto conta di più. È quel clima di fratellanza, di gioia, di festa, di incontro… quel clima magico che avvolge tutto e che rende le Olimpiadi qualcosa di unico. Sono quei valori olimpici che, dall’antica Grecia a oggi, lo sport continua a cercare di vivere.

Noi (società sportive di base) alla cerimonia di apertura non c’eravamo. Lo dico con un pizzico di delusione, perché regalare un biglietto a ogni presidente di società sportiva di quartiere, di periferia e di oratorio sarebbe stato un gesto possibile ed epocale, che avrebbe avuto un significato pazzesco. Ci siamo eccome, però, dentro le Olimpiadi. Mi spiego meglio. Non gareggiamo, certo; non facciamo parte della delegazione italiana, per la quale tifiamo con passione infinita. Ma siamo dentro fino al collo nell’Olimpiade di Milano-Cortina 2026. Siamo dentro perché quella meravigliosa cerimonia di apertura ci ha ricordato chi siamo, quelli che quei valori olimpici se li caricano sulle spalle tutti i giorni. Siamo quelli che portano quei valori nella vita dei ragazzi e delle ragazze per 365 giorni all’anno. Siamo quelli che portano quei valori in carcere, nelle periferie, dentro i quartieri difficili, accanto a ogni forma di fragilità. Siamo il meglio del meglio di quella visione dello sport. Dobbiamo uscire dalla serata della cerimonia di apertura con questa consapevolezza: lo sport, oggi più che mai, rappresenta un’opportunità unica per rendere il mondo migliore.

Di fronte ai valori olimpici, ancora oggi, il mondo intero si emoziona e resta a bocca aperta. Noi siamo chiamati a far vivere questi valori dove nessuno avrebbe il coraggio di portarli. Siamo tutti giganti delle Olimpiadi. E lo siamo davvero, non sono frasi di circostanza. È nuda e vera realtà. Allora viviamo queste settimane olimpiche con gioia, curiosità, entusiasmo, attaccati al televisore o, chi può, facendo un salto all'Arena Santa Giulia o magari a Cortina. Ma viviamole uscendone più forti. Viviamole con la consapevolezza che quella fiaccola olimpica, che ho avuto l’onore di portare, è davvero nelle mani e nel cuore di ciascuno di noi. Aiutiamoci a non perderci per strada: Aiutiamoci tutti a non finire per credere che, anche da noi, il risultato misuri tutto o che questo o quel disguido organizzativo sia il centro del mondo. Il popolo dello sport in oratorio è chiamato oggi a un’impresa gigante: siamo chiamati ad accendere il fuoco delle Olimpiadi ogni giorno, in ogni contesto. Questa è davvero una sfida da giganti, e voi lo siete. 

L’altra sera San Siro ha regalato emozioni incredibili (davvero bella la cerimonia). Ma le emozioni che regala un ragazzo o una ragazza che da voi incontra i valori della vita; un allenatore che non dorme la notte perché ha deluso un suo ragazzo; un presidente che segna il campo e pulisce gli spogliatoi; un arbitro che corre da una parte all’altra della città senza nemmeno farsi la doccia tra una partita e l’altra; uno di voi che chiede un permesso al lavoro perché c’è l’allenamento della squadra; un pallone che entra in carcere; un ragazzo o una ragazza che parte con il CSI per il mondo…

Tutte queste e tante altre emozioni non sono da meno di quelle vissute l’altra sera. Siamo chiamati a scrivere la storia delle persone e dell’umanità correndo dietro a un pallone. Siamo chiamati a farlo nelle nostre comunità, nel nostro territorio, con i ragazzi e le ragazze che la Provvidenza ci ha affidato. Siamo olimpionici che non gareggiano ogni quattro anni, ma che sono “in campo” ogni giorno, ininterrottamente. Allora respiriamo a pieni polmoni questa Olimpiade. Non solo un grande evento da guardare, ma un’occasione per ricordarci chi siamo.

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