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Creatività ed ingegneria educativa

Partita di basket, categoria 2007 del nostro campionato.

Risultato finale 151-4...

Sì, avete capito bene: 147 punti di differenza.

All’inizio dell’ultimo quarto il risultato era 109 a 4 e la frazione di gioco é terminata con 42 a 0.

Sono casi rari, ma esistono.

C’è qualcosa che non funziona. Così una partita non diventerà mai un’esperienza educativa. Nè per i ragazzi che hanno perso, ma nemmeno per quelli che hanno vinto.

Qualcuno mi ha detto: “Già, ma non possiamo farci nulla”.

Non sono molto d’accordo.

Servono creatività ed ingegneria educativa.

Qualcosa potevano e dovevano fare l’allenatore e il dirigente della squadra in campo.

Resosi conto che la partita prendeva quella piega avrebbero forse potuto (dovuto!) inventarsi qualcosa in termini educativi.

Certo non voglio banalizzare. Non é nè facile, nè scontato. Non va bene la scorciatoia di dire ai tuoi ragazzi: “gli avversari sono troppo scarsi, smettete di giocare”. Anche questa non è esperienza educativa. Ma nemmeno continuare a giocare (facendo pressing a tutto campo) come se niente fosse. Abbiamo bisogno di allenatori e dirigenti che siedono in panchina avendo sempre ben chiaro nella testa che saranno “vincenti” se faranno vivere un’esperienza educativa ai loro ragazzi. C’era spazio, durante la partita, per inventarsi qualcosa in termini di creatività educativa per cambiare le cose. Sarebbe forse bastato anche un gesto, un segno, qualcosa di semplice… ma non continuare a macinare punti su punti come se niente fosse.

Anche il Csi deve interrogarsi. Noi abbiamo bisogno di ingegneria educativa. I nostri regolamenti non devono per forza essere fotocopie dei regolamenti federali. Devono osare, sperimentare, sbilanciarsi in termini educativi.

Non dobbiamo mai mettere in dubbio la qualità della proposta sportiva, questo deve essere chiaro. In altre parole da noi non si gioca tanto per giocare. Lo sport lo prendiamo sul serio proprio perché é una azione educativa strepitosa. Ma in casi come questi servono regolamenti che orientino in modo da evitare derive educative.

Qualcuno ha proposto che, raggiunto un certo punteggio a sfavore, la squadra può giocare con 1 o 2 ragazzi in più. Qualcuno ha proposto che anche fare un punto, gol, canestro, conti per la classifica anche per chi perde la partita. Qualcuno ha proposto di mischiare le squadre raggiunto un certo punteggio. Non entro nel merito... É un ragionamento complesso, ma abbiamo bisogno di intuizioni e di sperimentazioni perché lasciare le cose così dicendo: “sono cose che capitano” non va bene.

Torniamo al campo. Dobbiamo imparare tutti la lezione. In panchina della squadra che ha vinto con 147 punti di differenza non c’era per forza un matto, un esaltato o uno squilibrato. Sono situazioni che possono capitare a tutti. Magari con risultati meno eclatanti, ma può capitare a ciascuno di noi.

Che cosa può capitare? Di perdere di vista il senso vero delle cose. Di considerare il risultato l’unità di misura con la quale pesare il successo o meno della nostra partita. Il rinunciare a una sana creatività educativa che invece é la vera “marcia in più” di ogni allenatore d oratorio e del Csi .

Ho voluto riportare e commentare questo caso non per “condannare” qualcuno, ma per rileggerlo insieme. Abbiamo tutti da imparare da situazioni come questa.

 

Massimo Achini

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