CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

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VITE SALVATE DALLO SPORT

3 settembre 2025

Per raccontare questa storia vera, utilizzeremo un nome di fantasia.

Carlo è un bambino con un’infanzia difficile e fragile: un padre assente e una madre alle prese con dipendenze. Cresce tra case-famiglia e contesti di affido, fino a quando viene adottato da una famiglia.

Oggi Carlo ha 32 anni. È sposato, ha un bimbo piccolo e allena con passione la squadra di bambini del suo oratorio.

«A salvarmi la vita — dice Carlo con convinzione — «è stata la società sportiva. Nella mia infanzia difficile ho avuto una fortuna: mi piaceva da morire giocare a pallone, ed ero pure bravo. Sono finito a giocare all’oratorio, è stata la mia salvezza. In quel campo, in quegli spogliatoi, ho trovato una famiglia, prima ancora che quella adottiva arrivasse.»

«Avevo dentro una rabbia esistenziale — continua Carlo — difficile da spiegare. Solo chi ha avuto un’infanzia come la mia può capire. Avevo anche una naturale predisposizione a cercare guai, a frequentare chi mi portava fuori strada. A salvarmi è stata davvero la gente della società sportiva. Da subito mi sono sentito accolto, senza pregiudizi. Per anni, a cena, ero sempre a casa di qualche famiglia della squadra o del mio allenatore. A seguirmi a scuola c’erano loro. A rimproverarmi, quando serviva, c’erano loro. La famiglia che poi mi ha adottato era parte di quel mondo, di quella rete di adulti che non si sono mai arresi con me».

Carlo ora ha una vita serena. Ha costruito la sua famiglia, ha un lavoro stabile. Guai a chi tocca i ragazzi della sua squadra.

«Vorrei — spiega — essere per loro qualcosa di simile a ciò che i miei mister e dirigenti sono stati per me. Gente che mi ha salvato la vita.»

Capite cosa siete? Capite per cosa dedicate tempo, impegno, sofferenze, fatiche?

Di “piccoli Carlo e dintorni” ce ne sono di sicuro anche nella vostra società sportiva. Quello che conta è accoglierli, esserci, avere la pazienza di stargli dietro… Insomma, provate con semplicità e umiltà a cambiargli la vita. Può capitare anche di fallire, ma basta una sola storia (vera) come quella di Carlo per dare senso ad anni di sacrifici e fatiche.

Ecco perché voi fate la differenza. Se le altre società sportive pensano a vincere campionati e trofei come unica ragione di vita, voi pensate a lasciare il segno nella vita di ragazzi e ragazze come unica vittoria che possa davvero essere chiamata tale.

Quando arrivano ragazzi o ragazze “difficili da gestire”, “scontrosi”, “fastidiosi da allenare”, non abbiate fretta di mandarli via. Prima accoglieteli a braccia aperte. Entrate in punta di piedi nella loro vita. Conquistate la loro fiducia. Provate a capire cosa c’è dietro la loro storia, cosa li ha resi così. È vero, è faticoso. Ma ne vale la pena. A volte, fare così porta a cambiare la vita delle persone.

E Carlo, oggi, guarda indietro con gratitudine. «Non ho consigli da dare a nessuno. Ho solo tanta gente da ringraziare. E ho la certezza che, per ogni ragazzo che allenerò, io ci sarò sempre, giorno e notte. Ci sarò per stargli accanto e per aiutarlo a trovare la sua strada nella vita. Spesso penso a che fine avrei fatto se non avessi deciso di giocare in quella società sportiva.»

Siate sempre orgogliosi di voi. Siate fieri quando le cose vanno bene, e ancora di più quando vanno male. Da qualche parte c’è un piccolo Carlo che avete allenato negli anni scorsi e che pensa a voi. Ne sono sicuro.

 

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