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Modi diversi di reagire


Giovanni e Paolo sono due ragazzi di 14 anni.

Giocano in due società sportive diverse ma dello stesso quartiere. Tutti e due sono “orfani di sport” ormai da quasi un anno. Da quel lontano febbraio 2020 non hanno più giocato una partita vera. Un vuoto difficile da riempire. Un vuoto che rischia di diventare voragine dopo il nuovo lockdown.

Giovanni e Paolo hanno due allenatori diversi. Molto diversi.

Francesco è l’allenatore di Giovanni. Lui ha staccato la spina. Niente partite, niente allenamenti... ha detto ai suoi ragazzi: “Mi spiace da morire. Purtroppo lo sport si é fermato ancora. Ragazzi non so quando ci rivedremo. Teniamoci in contatto. Abbiamo il gruppo whatsapp e vi faccio sapere appena ci sono novità.”

Luca invece è l’allenatore di Paolo. Lui ha scelto un’altra strada. “Ragazzi, ci alleniamo il martedi ed il giovedì alle 17 come sempre. In quei giorni non prendete impegni. “Luca ha messo insieme allenamenti alternativi interessanti. Ha chiesto ai suoi ragazzi di guardare su Netflix “La partita perfetta” e poi martedi ne ha discusso insieme a tutta la squadra con un collegamento zoom. Poi ha chiesto ai suoi giocatori di provare a scoprire chi era Pietro Mennea, cercando su internet dati sulla sua carriera, sulla sua vita, sui suoi risultati. Giovedi ha discusso con loro cosa vuol significhi essere un vero campione. Non possiamo svelate tutte le “tattiche” di Luca. Ma sta andando avanti così “inventandosi” cose da vedere, leggere, scoprire, fare... per poi condividerle con tutta la squadra con collegamenti zoom.

Paolo (il ragazzino) é più felice di Giovanni (l’altro ragazzino). 

Paolo infatti non ha perso l’abitudine agli allenamenti (seppur molto diversi) e non ha perso il contatto con i suoi compagni. Giovanni invece è finito in una “solitudine sportiva” davvero profonda.

Anche tra i presidenti di società sportiva ci sono modi diversi di reagire.

Lorenzo, presidente della società Rossi, ha sospeso tutto. Una scelta logica, ragionevole, presa a malincuore. Una scelta che hanno fatto in tanti.

Matteo, presidente della società sportiva Bianchi, ha invece fatto un’altra scelta.

Ha preso un insegnante di educazione fisica (investendo qualche soldino) e ogni squadra si allena da casa, “in diretta”, nell’orario e nel giorno dell’allenamento. Non allenamenti individuali (come nel primo lockdown), ma allenamenti di squadra, in diretta, con il “preparatore atletico” che fa vedere, spiega e corregge ogni esercizio.

Sono modi diversi di reagire alla situazione attuale. Non esiste un modo giusto e uno sbagliato. Questo deve esser chiaro.

Quello che conta è “inventarsi qualcosa” per stare vicino ai ragazzi. Per non lasciarli soli. Per non “interrompere” del tutto quella magia educativa che è lo spogliatoio di una squadra. Servono fantasia e creatività.

Il Csi sta studiando dei “challenge” da mettere a disposizione delle società sportive.

Sono sedute di “allenamenti alternativi” che possono essere molto utili in questo periodo. Sabato 21 novembre creeremo un collegamento zoom per presentare bene questa proposta. Non perdete l’occasione per saperne di più.

Nel frattempo segnalateci le tante cose belle che vi state inventando per fare allenamenti a distanza che permettano (per quello che è possibile oggi) di tenere insieme i ragazzi. Vietato lasciarli nel deserto di una “solitudine sportiva” che rischia di diventare solitudine educativa.
 

Massimo Achini

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