CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

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Un nuovo umanesimo sportivo

Vi faccio una proposta. Far nascere un “nuovo umanesimo” a partire dallo sport e dalle vostre società sportive.

Il ragionamento è semplice e chiaro.

La pandemia ha colto la società del nostro tempo di sorpresa. A febbraio, nel giro di poche settimane, la nostra vita è stata stravolta e tutta l’umanità é stata messa in ginocchio da questo maledetto ed invisibile virus.

Ora a distanza di circa 8 mesi stiamo “combattendo” per ritornare ad una normalità che ci manca da morire.

In questi mesi tutti hanno detto, più e più volte, quando usciremo da questo tunnel nulla sarà più come prima. L’umanità dovrà imparare la lezione e il post COVID sarà diverso per tanti aspetti dal pre COVID.

Bene. Non so che sensazione abbiate voi ma l’impressione è che di questo saggio sguardo ci siamo già dimenticati. La ripartenza e la “rinascita” sembrano avere come unica unità di misura il tornare a fare esattamente quello che facevamo prima e come lo facevamo prima. È la strada sbagliata.

A ricordarcelo é stato Papa Francesco che ha presentato in questi giorni la sua Terza Enciclica: “Fratelli tutti”. Un titolo che dice tutto. Un titolo che lascia intuire la necessità inderogabile di fare spazio ad un “nuovo umanesimo” come unica strada possibile per uscire dalla pandemia più forti di prima.

Bene, noi ci stiamo.

Mi piace immaginare che quelli che partiranno la settimana prossima (per ora solo per il calcio in attesa di pallavolo e basket) saranno i campionati del “nuovo umanesimo sportivo”.

Non belle parole buttate lì per caso! Ma, al contrario, atteggiamenti, testimonianza concreta, fatti e iniziative che partono da convinzioni profonde.

Qualche esempio.

Come si attuano correttamente i Protocolli? Con attenzione, senso di responsabilità... ma anche con la “telefonata di metà settimana”. Se la squadra avversaria non diventa un nemico da battere ma “fratelli da incontrare” per giocare insieme, ecco che allora diventa naturale telefonarsi in settimana per aiutarsi a gestire piccole cose come se c’è spazio negli spogliatoi per cambiarsi, se si possono o meno fare le docce, se i genitori possono o meno vedere la partita, a chi consegnare l’autocertificazione, ecc...

Tutto cambia se gli avversari diventano fratelli da ospitare in casa nostra mettendo a disposizione tutti quel poco che abbiamo (intendo limitazioni causa COVID) con tutto il cuore. Faccio un esempio. L’altro giorno un dirigente mi dice: “guarda Massimo, per le docce delle squadre dei piccoli abbiamo trovato la soluzione. Abbiamo 7 famiglie dei nostri ragazzi che abitano davanti all’oratorio attraversando la strada. Hanno deciso di mettere a disposizione le loro case per far fare la doccia ai ragazzi della squadra avversaria se hanno piacere e voglia”.

Facciamo altri esempi.

Avete visto le polemiche (anche comprensibili) relative a Juve - Napoli e a come attuare correttamente la giustizia sportiva. Forse (ma dico forse) a quei livelli ci può stare. Guardate che anche l’attuazione dei nostri Protocolli prevederà qualche “caso complicato” ad oggi poco chiaro da regolamentare perfettamente. Che succederà? Ne parlavo con un presidente di una società sportiva che mi ha detto: “Guarda non preoccuparti. Quest0anno abbiamo già vinto tutti! Tornare ad allenarsi con i ragazzi è stata la vittoria più grande. Una vittoria da pelle d’oca. Ora stai tranquillo caro Massimo. Ci saranno situazioni non semplici da gestire ma vedrai che tra società sportive ci comporteremo come fratelli che si aiutano e si danno una mano. La lezione l’abbiamo imparata. Abbiamo maglie diverse ma lo stesso identico amore educativo per i ragazzi. Non faremo più l’errore di considerarci avversari o addirittura nemici. Qualcuno dirà giustamente: “Facile a dirsi così chiacchierando, difficile a viversi davvero”. Ma è questa la vera sfida che ci aspetta.

La sfida di cambiare lo sport e di farlo tornare ad essere se stesso dopo la pandemia. Partendo da noi, dal nostro sport. Senza perdere tempo a criticare quello dei campioni ma rendendo il nostro (quello del Csi, degli oratori, delle vostre società sportive) terribilmente autentico e vero come non lo é mai stato prima.

Una sfida che prima della pandemia poteva sembrare un po’ utopistica. Oggi invece non riuscirci significherebbe perdere una grande, immensa occasione.

Uno sport capace di rimettere l’agonismo al posto giusto (che non vuol dire che non conta nulla o non deve esistere, anzi). Uno sport capace di prendere per mano ciascuno e di aiutarlo a crescere ed a incontrare la vita. Uno sport in cui tutti cercano di vincere (ci mancherebbe) sapendo però davvero che non é e non sarà mai la cosa più importante. Uno sport capace di farci sentire tutti fratelli (compagni di squadra, arbitro, avversari...).

Debellare il virus non sarà semplice e non accadrà in poche settimane. Questo lo abbiamo capito tutti. Ci vorrà tempo e ci sarà ancora da far fatica imparando a conviverci.

Tutti siamo attenti al Pil, alla ripresa dell’economia, ai rischi di cassa integrazione e dintorni. È giusto così e non potrebbe essere diversamente. Ma su questa strada (importante) possiamo solo imparare a sistemare le ferite e le macerie che il virus ha portato dentro l’umanità di oggi.

Cercheremo di ritornare come prima che sarà davvero lungo e complicato. Se vogliamo invece una “ripartenza” che spiazza tutti e che permetta all’umanità di crescere grazie a questa sofferenza (quella del Covid) allora la strada é “Fratelli tutti”.

Lo sport non solo non deve tirarsi indietro. Lo sport deve fare da avamposto. Deve far vedere che é possibile cambiare atteggiamenti e tornare al cuore della nostra umanità. Preparatevi a campionati “diversi” dai soliti. Forse (speriamo di no). Un po’ più complicati organizzativamente ma più belli.

I primi campionati di un nuovo umanesimo sportivo.

Sentitevi “ambasciatori” di questa immensa e bellissima sfida.
 

Massimo Achini

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