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Il rilancio del progetto carcere

Quasi 30 ore di sport negli istituti penitenziari

 

Non avevo la fortuna di stare in un carcere con un campo da calcio, ma come facevamo spesso da ragazzini ci preparavamo una palla di calze, tutti donavano una calza per migliorare la forma e la rotondità del malloppo e giocavamo nello stretto corridoio dove trascorrevamo l’ora d’aria”. Le parole qui riportate sono quelle che Patrick Zacky ha scritto in un articolo per 7, il magazine de “Il Corriere Della Sera”. Il giovane attivista egiziano per i diritti umani fu detenuto nelle carceri del Cairo quasi due anni, in un caso clamoroso di rigida e ingiustificata detenzione a tratti privata di diritti minimi. Eppure, anche nel suo caso lo sport pare aver segnato un tassello determinante per poter guardare oltre, continuare a sperare, portare il corpo e la mente in una dimensione dove potersi riconnettersi alle cose più pure della vita, come il movimento, la condivisione con gli altri, un’umanità ritrovata, lo sport appunto. 

Questa storia ci ha ricordato come il Progetto Carcere che da ormai decenni portiamo avanti come Comitato di Milano, sia davvero una delle azioni costanti e silenziose che non ci rendiamo nemmeno conto di quanto bene fa ai “destinatari” finali. 

Lucia Teormino da settembre ha preso in mano il Progetto “Liberi di Giocare” e l’ha rinvigorito con una serie di progettualità che a causa del lockdown si erano arenate e spente. A fronte del fatto che non è stato possibile organizzare nuovamente dei campionati regolari di calcio, come era stato nel periodo pre-Covid, si è deciso di rinforzare tutto ciò che potesse essere attività ordinaria all’interno delle strutture penitenziarie coinvolte, il carcere di San Vittore e il minorile Beccaria a Milano, il carcere San Quirico di Monza e la Comunità Exodus di Don Mazzi al Parco Lambro.

In totale al momento contiamo circa 30 ore di sport garantite su tutte le strutture, divise tra allenamenti e partite di calcio, basket, pallavolo e attività individuali che vanno dalla ginnastica dolce al crossfit a cui si aggiunge la partecipazione della squadra dei ragazzi di Exodus inserita nel torneo mensile di calcio Play More. “La cosa davvero bella è il clima che si sta instaurando tra i nostri trainer e i ragazzi detenuti, davvero un bel coinvolgimento che no può che dar senso al percorso ed essere positivo sia per i detenuti che finalmente possono tornare a fare sport, sia per i nostri educatori e trainer sportivi che ne hanno un ritorno professionale di sicuro, ma soprattutto una crescita umana importante” ha commentato Lucia Teormino, che ha poi proseguito: “A San Vittore siamo presenti con 14 ore di sport mentre a Monza solo il mercoledì non siamo attivi, gli altri giorni siamo sempre in struttura. Exodus invece gioca nel torneo Play More e queste uscite per loro sono fondamentali in termini di motivazione”. 

Il progetto al carcere minorile Beccaria, sino ad ora gestito da Giulia Stefanelli e ora passato a Lucia Teormino, fa storia a sé con gli allenamenti del venerdì costanti e alcune partite amichevoli organizzate nell’istituto insieme a società sportive del CSI o a realtà particolari; ne è esempio il match in programma contro la squadra di calcetto di non vedenti, esperienza che di sicuro andrà oltre lo sport per tutti gli atleti e i giovani coinvolti. 

Tra i 26 trainer coinvolti, ragazze e ragazzi, spunta anche il nome di Alessandro Raimondi, Consigliere Provinciale del CSI Milano non più ventenne, che porta la sua esperienza di una vita nell’ambito della pallavolo nel carcere di San Vittore. Con il suo coinvolgimento si afferma l’importanza di un progetto che vuole essere rete a maglie strette tra più componenti del comitato di Milano, per sostenere in sinergia i percorsi rieducativi dei detenuti, giovani, minori, e adulti. 


Una sfida sui campi di Play More

 

 

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