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Testimonianze da Oralimpics

Abbiamo incontrato molti protagonisti: ecco le loro impressioni

AMBRA ORFEI E LA SCUOLA DI CIRCO

Aspettando che si alzi il sipario sulla seconda edizione di Oralimpics, mentre arrivano le note delle prove, a tavola le ragazze della Scuola di circo con Ambra Orfei finiscono di cenare, ben riconoscibili dalla loro tenuta. Ambra sottolinea che "questi ragazzi non lavorano in un circo ma hanno scelto di praticare questa disciplina al posto di un'altra ". Determinati e con le idee chiare. Come Giulia Golia, 12 anni. "da 4 anni frequento la scuola a Roma, è il mio sogno da quando ne avevo 3. Canto canzoni Disney durante le esibizioni. Sono di Cassino. È la quinta volta che mi esibisco ma questa è la più bella perché sto con Ambra". Sofia Lagomarsini di anni ne ha 20, è di Vigevano e ha scelto la scuola di circo perché "praticavo danza ma ad un certo punto ho avuto qualche problema e questa è stata la migliore alternativa che mi potese capitare". Le sue discipline sono acrobatica aerea, danza e pole dance. Pronte, con lo chignon tirato sono felici di partecipare a Oralimpics. Per loro è un debutto!

 

ALESSANDRO GUELI INDOSSA LA MEDAGLIA OLIMPICA DI ANTONIO ROSSI

Alessandro Gueli, di Baranzate (MI), oratorio san Giovanni Bosco, 13 anni. A lui l'onore di indossare la medaglia d'oro vinta dal campione olimpico di kajak Antonio Rossi con Daniele Scarpa ad Atlanta nella specialità k2 e che Rossi lascerà nell'area Expo per i 3 giorni di Oralimpics. È Massimo Achini, presidente del Csi Milano che, davanti a questa sorpresa, invita un ragazzo degli oratori a salire sul palco e a indossarla. Spinto dagli amici Alessandro sale sul palco. "È la prima volta che partecipo a Oralimpics". Cosa hai provato a indossarla? "È stata una cosa normale. Un filo di emozione non la nascondo. Mi sono vergognato un po' a morderla perché non è mia. Non pesa molto". La semplicità non ha bisogno di aggiungere altro.


PREADOLESCENTI, PRETI, EDUCATORI ORATORIANI, DIRIGENTI SPORTIVI E ARBITRI
RACCONTANO LA LORO PARTECIPAZIONE AD ORALIMPICS

Alice ha 17 anni e viene da Nova Milanese (MB), indossa la divisa da arbitro del Csi e cerca l’ingresso per partecipare alla sua prima Oralimpics. Il papà l’ha accompagnata in questa caldissima mattina di sabato 30 giugno. “Devo arbitrare 8 partite di pallavolo. Ho il tesserino da dicembre, qui ci sono già i miei compagni e ora mi coordinerò con loro”. Uno è Giacomo, 17 anni anche lui, di Milano. “Sono qui dalle 8 e ho già arbitrato 6 partite di ragazzi tra i 12 e i 15 anni”. Cosa ti aspettavi venendo qui? “Esattamente questo. Quando mi ricapita di arbitrare ad Expo! E’ un’esperienza che ripeterei e che consiglio di condividere”. Alice sorride e si capisce che non vede l’ora di iniziare.

Arriva odore di pasta col pesto dalla mensa gestita dagli alpini. I ragazzi cercano posto nei tavoli apparecchiati. Le penne nere si coordinano. “Ancora 8 piatti a questo tavolo”. In mezzo ai suoi ragazzi spicca don Alessio Mauri di Cinisello Balsamo (MI), oratorio san Domenico Savio. E’ qui con 9 ragazzi per la seconda Oralimpics, quasi il doppio rispetto allo scorso anno. L’esperienza positiva ha convinto altri giovani a unirsi. “I ragazzi hanno vivo il ricordo dello scorso anno, hanno tra gli 11-14 anni. Il caldo ha influito un po’ sulle prestazioni. I nuovi si devono ambientare e sono sorpresi per le tante attività. Si sono iscritti alla scuola calcio, pallavolo e calcio balilla”. Che differenze ci sono rispetto alla passata edizione? “E’ migliorata l’organizzazione. Sono davvero delle belle giornate per le tante cose da vedere e a cui assistere, come fare il tifo per altri ragazzi quando non si gioca”.

Nel tavolo accanto il gruppo della Comunità pastorale di Gaggiano (MI). Alla prima Oralimpics. Sono 7 atleti, 2 educatori, Gabriele e Francesco, e don Francesco “I genitori sono tutti contenti per questa esperienza, nessuna preoccupazione nel vederli stare fuori di casa da venerdì a domenica”. Gli educatori sono qui per sostenere i ragazzi, “aiutarli a capire il vero spirito sportivo, il gioco di squadra – spiega Gabriele. Mettere al centro la persona”. E anche per dare il cambio al don perché “devo fare avanti e indietro per celebrare le messe”. Intanto mette giù la mela e finisce un piatto di pasta al pesto che uno dei suoi ragazzi non ha terminato di mangiare. “Hanno vinto il primo girone di dodgeball. E ora aspettano di sapere cosa faranno nel pomeriggio”. Un’esperienza da ripetere. Anche per Tommaso che invece fa tiro con l’arco perché si è infortunato a calcio e ha una distorsione al ginocchio. Lo ha accompagnato il padre. “Lo aiutano anche i compagni”. La sedia a rotelle e le stampelle sono a capotavola. Oralimpics per lui non ha ostacoli.

Le ringhiere degli alloggi sono colorate dagli asciugamani e gli accappatoi dei ragazzi. Alcuni sono seduti fuori a giocare a carte: disciplina non prevista nell’elenco di questa Oralimpics. Sono particolarmente creativi: hanno formato una barriera per arginare l’acqua “Che esce dal bagno delle femmine, si è intasato. Forte!”. Intanto risuona Jovanotti che canta “Sono un ragazzo fortunato!”.

Nel decumano sfilano 2 volontari: Andrea di Milano, 24 anni, e Carlo di Vigevano (PV), 22 anni. Per Andrea è la prima Oralimpics “Però ho partecipato come volontario a tanti grandi eventi. Sono voluto tornare a Expo”. Intanto lo chiama la mamma per sapere cosa ha mangiato. Carlo racconta la sua esperienza “Anche per me è la prima Oralimpics ma vengo da 8 anni di volontariato a Special Olympics. Ho scelto Oralimpics perché avevo voglia di novità. Tante iniziative fanno la differenza. E’ un’esperienza che ripeterò. Spero che a Vigevano pensino di entrare a far parte del Csi”.

Il decumano si svuota. Sul palco si esibisce lo youtuber MikeShowSha, che parla del benessere digitale. I ragazzi fanno la fila per una foto, un selfie, un autografo sulla maglietta, la visiera o il pass. La raccomandazione di Sara che coordina i ragazzi è “Cellulare già pronto per la fotografia!”. Sotto il palco ci sono Gabriele e Nicolò, entrambi 13 anni, di Busto Arsizio (VA), Oratorio Beata Giuliana/San Giuseppe. Alla loro seconda Oralimpics. Ma perché vi piace Mike? “Perché è molto disponibile per le domande e le foto”, afferma Gabriele. Gli fa eco Nicolò “Ha una grande autostima, è simpatico. Sono divertenti gli scherzi che fa alla ragazza. E poi mi piace come gioca come i video game”.

Sono appena scese dal palco, dopo una foto e l’autografo, Veronica e Michela dell’Oratorio Resurrezione di Milano, anche loro 13 anni. Veronica: “Lo seguo da più di 2 anni. È sempre divertente”. E Michela “Mi fa morire dal ridere con i suoi scherzi. E poi accoglie bene i ragazzi. Lo seguo tutti i giorni”.
 

WHEELCHAIR HOCKEY: GLI SHARKS DI MONZA

Arriva la squadra degli Sharks Monza, hockey in carrozzina elettrica. Tra loro c’è Simone Bettineschi. Pratica questo sport da circa 14 anni grazie a un educatore. “E’ stato anche il portiere della Nazionale – afferma la mamma -. Per 2 anni sono arrivati secondi al campionato italiano”. Il capitano della squadra e della Nazionale è Mattia Muratori, 33 anni. “Pratico questo sport da 20 anni. L’ho scoperto per caso durante una raccolta fondi”. In 20 anni cosa è cambiato? “Erano davvero altri tempi, questo sport era quasi sconosciuto. Ora ha un’altra visibilità. Ma c’è ancora molto da lavorare. All’inizio non esisteva neanche la Federazione, eravamo solo all’interno del Csi. Ora siamo riconosciuti dal Cip”. La squadra è qui per una partita dimostrativa. Cosa vi dà questo sport? “Le emozioni in campo, la possibilità di viaggiare, anche all’estero. Di conoscere nuove persone. A Lignano Sabbiadoro a fine settembre ci saranno i Mondiali”. Che caratteristiche ha questa disciplina? “Non ci sono limiti di età e di categoria, le squadre sono miste, uomini e donne. A Monza abbiamo 2 squadre: Serie A1 e Serie A2. Infatti Matteo, che è un po’ scarso, gioca in Serie A2”. Matteo Clamer ribatte “Ho 21 anni e devo fare esperienza, pratico solo da un anno. Un giorno gli ruberò il posto in Nazionale”. Consiglio per Mattia: allenati a fare il supporter.


IL PRESIDENTE DEL CONI LOMBARDIA, ORESTE PERRI

Giulia 11 anni, suo fratello Nicolas di 8 e Ginevra di 6 fanno da colonna sonora alle parole di Massimo Achini che riassume questa giornata di Oralimpics e brinda insieme a Oreste Perri, presidente del Coni Lombardia. All’inizio Giulia è titubante ma poi la mamma, che sul cellulare ha la base della canzone Il cerchio della vita di Ivana Spagna, la convince. L’entusiasmo è contagioso. Dopo il brindisi, con Ambra Orfei accanto, a Giulia si uniscono Nicolas e Ginevra che cantano Felicità di Al Bano e Romina mentre Oreste Perri li ascolta soddisfatto e sorridente. “La differenza tra l’allenamento e la performance sportiva passa proprio per quella paura, quella tensione prima della gara che ti fa dare più di quello che dai in allenamento – ribadisce il Presidente Perri -. La consapevolezza dell’allenamento dà sicurezza e la giusta preparazione. Questi bambini lo hanno dimostrato. Teniamo anche conto della loro età. Molti ragazzi hanno il timore, la vergogna di non fare bella figura e sono restii in pubblico. In genere risultano migliori di quello che sembrano essere e bisogna sostenerli nelle sfide. È il modo per scoprire chi sono davvero. La sfida ti può portare all’insuccesso e la vita è fatta di questo. Se hai paura dell’insuccesso e non provi, non la supererai mai. La tensione, nella gara, non manca mai”.


SACERDOTI A ORALIMPICS

Mons. Franco Agnesi, Vicario generale dell’Arcidiocesi di Milano, si prepara per la consegna dei premi e la Santa messa con cui si è conclusa questa seconda Oralimpics. “E’ straordinario il clima, la contentezza degli sportivi che hanno apprezzato questa esperienza gratuita. La gioia della Fom e del Csi per aver creato un contesto educativo. Vittoria e sconfitta non precludono l’amicizia e la volontà di realizzare dei progetti insieme. Se ci si allea per i più piccoli si fanno cose grandi e si dà speranza”.
Poco dopo consegna la coppa all’oratorio di Laveno (VA), vincitore di questa seconda edizione. Ma batte il 5 con quasi tutti i ragazzi dei primi 3 oratori classificati. Poi tutti in posa per la foto di gruppo e l’inno nazionale. Come si conviene alla fine di ogni Oralimpics. Mano sul cuore per Daniele Cassioli, impeccabile il presidente del Coni Lombardia Oreste Perri.
Durante l’omelia mons. Agnesi, basandosi sulla lettura del giorno dal libro dell’Esodo (3,1-15), sottolinea come il roveto ardente che non si consuma, attraverso cui Dio si rivolge a Mosè, simboleggia “l’amore che accende, ma non si consuma mai. Ora tocca a noi mantenere questo calore che è lo stare insieme. Le parole dette a Mosè sono anche regole di comportamento. Queste parole vengono consegnate a voi ragazzi. Dio stesso detta delle regole di comportamento, regole che servono nella vita”. Dalla lettura del Vangelo di Matteo (11,27-30) emerge come “Dio è quello che si accorge della fatica, e Lui, nella fatica, c’è sempre”.

In attesa di concelebrare c’è don Matteo Whalen, di origine olandese, a cui chiedo qualche battuta su questa esperienza. “In che senso vuole qualche battuta? Una barzelletta da parte mia su Oralimpics?”. Scherza il parroco dei Santi Martiri Nazaro e Celso a Milano, quartiere di Quarto Oggiaro, oratorio Pio XI. “Sono qui con 18 ragazzi, è la mia prima Oralimpics. Una bella esperienza per i ragazzi e per la realtà degli oratori. Devo dire che è molto impegnativo e stancante gestire i ragazzi e passare molto tempo con loro. Ma è importante: portiamo a casa un’esperienza divertente, bella e di condivisione. Ci servirà durante l’anno”.

Don Stefano Guidi, direttore del Fom e consulente ecclesiastico del Csi Milano: “Oralimpics è una grande emozione e un impegno notevole. Quello che ripaga sono i ragazzi e il clima familiare tra organizzatori e volontari. Questa vuole essere una festa diocesana: amici che tornano e si arricchiscono con lo sport che unisce. Abbiamo voluto ricordare anche ricordare un amico che ci ha lasciato come Emiliano Mondonico inaugurando la sua Fondazione”.

Francesco è uno degli animatori e ha bisogno di un po’ di riposo dopo questa esperienza, si vede dalla faccia “Non si tratta della solita vita in oratorio, né Oralimpics è la variante di un campeggio. È un’esperienza di vita e i ragazzi degli oratori sono fortunati a farla. Anche per noi animatori è importante. Ma non semplice! Con i ragazzi bisogna fare a gara di creatività per raggiungere l’obiettivo che è la vera crescita, aggiungere un mattone fondante nella loro vita”.


Interviste a cura di Alessandra Gaetani

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