CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

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«Chiesa e società sportive sono alleate»

Le parole di Monsignor Giuseppe Como al Big Bang

Nel settembre 2024 uscivano dal grandissimo evento di Piazza Duomo con la storica consegna dell’Editto dell’Arcivescovo Mario Delpini al Centro Sportivo Italiano; cinque punti in cui al CSI veniva chiesto di fare la differenza nel sistema sportivo, per uno sport «per tutti, che fa bene a tutti, che va dappertutto, ma che non è tutto». Da lì in avanti, il cammino tra sport e Chiesa di Milano, partito tempo addietro, si è fatto, se possibile, ancora più stretto e simbiotico. Quest’anno la FOM ci ha dedicato i lavori dell’assemblea degli oratori e ci ha costruito attorno un evento enorme, proprio con la Diocesi, a corollario delle Olimpiadi, For Each Others (leggi qui).

Per questo non poteva mancare la presenza della Chiesa milanese al Big Bang dello Sport 2026. In apertura di lavori è stato Don Stefano Guidi, presidente della FOM e consulente ecclesiastico del CSI Milano, a ricordare a tutti i presenti come sia fondamentale non perdersi occasioni di confronto e di scambio su ciò che si è chiamati a vivere nell’ordinario, facendo sì che le motivazioni che spingono i volontari siano la leva per superare complessità e problemi.

In rappresentanza della Curia è salito sul palco dell’Enjoy Center di Cernusco Monsignor Giuseppe Como, Vicario episcopale per l'educazione e la celebrazione della fede, e presidente della FOM, che ha aperto il suo intervento ribadendo ai 250 presenti la consapevolezza di questa alleanza vincente:  «Se dico che la Chiesa in generale, e ancora di più la Chiesa di Milano in particolare, ha a cuore lo sport, la pratica sportiva come luogo di educazione, di formazione integrale della persona, credo di fare un’affermazione supportata e non contraddetta da una lunga storia di alleanza tra sport e Chiesa, più specificamente tra sport e oratorio».

Il termine “alleanza” è forse il più bello e preciso per indicare un’azione comune che è intrapresa con una missione precisa: il bene dei ragazzi, l’educazione dei giovani, il servizio alle comunità attraverso lo sport. Monsignor Como ha ricordato bene un altro momento da segnare sul calendario di questo lungo cammino di intenti comuni: la pubblicazione del documento “Sport, vita cristiana e missione” (leggilo qui), preparato dal Consiglio Pastorale Diocesano: «Devo dire che questa assemblea, quasi tutta composta da adulti, è passata nei due giorni di fine novembre a Seveso dalla perplessità alla sorpresa, allo stupore. -ha raccontato il Vicario- Perplessità, perché molti che non conoscevano la realtà dello sport, in particolare negli oratori, si sono chiesti, vedendosi recapitare la convocazione, di che cosa si dovesse parlare, se fosse il caso di mettere a tema lo sport in un organismo ecclesiale così ampio e rappresentativo. Sorpresa, stupore, perché la diocesi ha potuto toccare con mano quanto rilevante e significativa, in termini numerici ma non solo, sia la presenza negli ambiti oratoriani degli atleti, delle società sportive, dei tecnici, dei dirigenti: per molti, ripeto, è stato come aprire gli occhi su un mondo per gran parte poco e mal conosciuto, una “ricchezza insospettata” si è detto. E non è tutto: da questa sorpresa è nato anche il desiderio del Consiglio Pastorale Diocesano di consegnare alle comunità cristiane un documento, non scritto a tavolino da qualche esperto, ma realizzato a partire dal confronto nei gruppi di lavoro, discusso, limato, soppesato parola per parola in assemblea, e che anche voi oggi potete apprezzare».

La testimonianza di Monsignor Giuseppe Como si è fatta poi appello diretto alle società sportive, chiedendo ancora nuove alleanze e patti educativi: «La Chiesa è impegnata a portare avanti l’idea di una “formazione integrale della persona”: questo significa che si aspetta che le società sportive si dedichino non solamente all’allenamento, alla preparazione fisica, tecnica e tattica ma educhino al rispetto, alla lealtà, all’osservanza delle regole; ma significa anche che la Chiesa stessa ha dovuto recuperare, e di questo ringrazia anche il mondo dello sport, il senso del valore della dimensione del corpo, del valore della corporeità». In queste parole si ritrova un’eco di quanto affermato dall’Arcivescovo Delpini durante la messa del 29 gennaio nella Basilica di San Babila in occasione dell’arrivo della Croce degli sportivi. Quella sera anche Delpini parlò della corporeità e del corpo degli atleti con un bellissimo passaggio (leggilo qui).

«Se la prospettiva è quella educativa (non solo ludica, non solo competitiva, non solo economica) -ha proseguito il Monsignore- allora la Chiesa cerca alleanza, cerca alleati, dice a dirigenti, allenatori, genitori: siamo tutti educatori, siamo della stessa pasta, portiamo nel cuore la stessa passione, in particolare noi preti non pretendiamo di avere il monopolio dell’educazione, nemmeno dell’educazione alla fede, non accampiamo nessuna esclusiva, riconosciamo che siamo simili, che ci stanno a cuore i ragazzi, la piena espansione della loro personalità, la ricchezza della loro umanità, la desiderabilità del futuro che hanno davanti, non come una minaccia, non semplicemente come un’incognita».

Il cuore dei presenti ha di certo sobbalzato quando il Vicario ha centrato il cuore di uno dei grandi problemi tra società sportiva e oratorio: «Ogni alleanza, si fonda anzitutto sul dialogo, sulla comunicazione: la relazione tra società sportive e comunità cristiana da questo punto di vista ha bisogno di fare molti passi avanti. Non solo non dobbiamo sovrapporre orari e iniziative in oratori, ma non possiamo nemmeno accontentarci di metterci d’accordo sugli orari degli allenamenti e delle partite e delle celebrazioni religiose, dobbiamo osare di più, dobbiamo cercare un dialogo che punti più in alto, che vada più in là», ha spiegato citando anche l’esperienza dello sportello pastorale (qui).

«La Chiesa pensa che il modello della semplice “ospitalità”, che vede le società sportive sfruttare semplicemente l’impiantistica presente in oratorio, senza alcuna partnership, senza coinvolgimento sul piano educativo, sia insufficiente, sia un’occasione sprecata. -ha proseguito toccando un altro tasto delicato dello sport in oratorio- Se una comunità cristiana, un prete, dovessero accontentarsi di affittare gli impianti sportivi dell’oratorio ricavandone un discreto guadagno, e se le società sportive dovessero limitarsi a prendere in uso le strutture oratoriane spuntando un buon prezzo, entrambe le parti avrebbero buttato via qualcosa di prezioso».

Una testimonianza accorata e chirurgica per i temi trattati e la centralità che rivestono nella quotidianità delle nostre realtà sportive. Un intervento che Monsignor Giuseppe Como ha chiuso con una domanda: «Che tipo di uomo, di donna diventerà questo ragazzo, questa ragazza anche a partire da quello che io gli/le sto insegnando?» a cui ha dato questa risposta: «Forse davvero come comunità cristiana siamo chiamati – per restare alle immagini offerte dal Vangelo di Giovanni – a mietere quello che Dio stesso, attraverso attenti dirigenti, appassionati allenatori, intelligenti genitori ha seminato».

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