CSI - Centro Sportivo Italiano - Comitato di Milano

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"Gioco anche io": un clinic a pieni voti

Un corso che ha insegnato a rendere lo sport strumento di inclusione

Si è svolto presso il Centro Sportivo Vismara, all’interno degli spazi della Fondazione Don Gnocchi, il clinic di aggiornamento in tema di sport e disabilità  "Gioco Anche io: Sport con tutti e per tutti". Conduttore dell’incontro, Claudio Minervino, di Special Olympics, che ha tolto ogni dubbio ai presenti in aula in merito alla concreta possibilità di rendere lo sport sempre più inclusivo.

In che modo? “Semplicemente” tenendo ben presenti le 4 parole chiave che dovrebbero essere incise sulle bacheche di ogni società sportiva, senza le quali non si può raggiungere alcun obiettivo di inclusione: NORMALITA’ – ADATTAMENTO – RELAZIONE – AMORE.

E ce ne ha spiegato il significato.

Normalità: è un concetto difficile da definire ma sta alla base dell’integrazione; di norma poggia su un modello di riferimento considerato normale, che tende ad uniformare gli altri e a farli assomigliare. Quindi, ciò che è diverso, deve tendere al modello. Minervino punta invece all’inclusione, un processo permanente, a differenza dell’integrazione, che considera tutti in egual modo portatori di valori, di risorse e possibilità, ognuno con le proprie caratteristiche.

Adattamento: chi si occupa di promozione o educazione sportiva, deve essere in grado di adattarsi agli interlocutori, in modo costante, in base al gruppo, a prescindere che comprenda ragazzi, persone, con disabilità.

Relazione: è necessario creare un rapporto con il gruppo seguito, con il singolo ragazzo e con tutti gli adulti che interagiscono nell'attività. E’ prioritario intessere relazioni con le altre agenzie educative come la scuola, i servizi sociali, le famiglie.

Amore: per poter realizzare ciò che le tre parole precedenti ci chiedono, ciascuno di noi deve essere sensibile al tema e avere dentro di sè quell’amore che riduce le fatiche e che mantiene sempre alta l’attenzione verso l’obiettivo finale.

Il dibattito sul tema è stato interessante e ha fatto emergere la voglia delle società sportive di avere strumenti adeguati per poter sempre di più includere ragazzi con disabilità all’interno dell’attività sportiva proposta. Special Olympics è disponibile ad incontri, a gemellaggi e a supportare ogni società sportiva che abbia a cuore questo tema e che voglia invertire risorse e cuore.
Il clinic è proseguito con un piccolo tour, guidato dagli educatori di Special Olympics, tra le attività sportive in corso, come la danza creativa, il rowing indoor e il calcio. Siamo stati spettatori di attività intense e vissute col sorriso da educatori e ragazzi. Non sono trascorsi molti minuti prima che alcuni allenatori vengano invitati dai bambini e dal loro allenatore di calcio ad entrare in campo per una partita. Venti minuti intensi di gioco nei quali gli adulti scoprono quante risorse abbiano i bambini, che vincono per 4-3, conquistandosi la partita e il ghiacciolo scommesso.

Tutto è avvenuto con una semplicità e naturalezza che solo lo sport riesce ad avere e creare.

Lo sport per tutti e con tutti è davvero possibile e sabato 14 aprile i bambini in campo ce lo hanno dimostrato.


Daniela Roverselli

 

 

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